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LO VUOLE L’EUROPA

IL DESERTO CHIAMATO EUROPA

 

Stanno realizzando il deserto economico e post democratico, il massacro dell’individuo, l’allienazione delle singole dignità di ognuno di noi, e l’hanno chiamato “Europa”.

È la schiavitù postmoderna, la globalizzazione della miseria, il neocolonialismo dei ricchi, pochi soggetti privati ma molto potenti, i banksters e le lobbies delle multinazionali, che giocano con la sorte dei popoli e la vita delle persone. È un vero e proprio piano di schiavitù dichiarato, che si sta realizzando grazie al consenso dei cittadini italiani, e non solo, le riforme volute dall’Ocse, che devono procurare suggestioni comportamentali, le istruzioni di condotta formulate in maniera assolutamente esplicita:

1) Tu comune cittadino devi aggiornarti e cambiare mentalità, te lo chiede l’Europa!

2) Sappi che l’istruzione diventerà privata, quindi sarà molto più costosa, aggiornati!

3) Sappi anche che la sanità pubblica diventerà privata, lo vuole lo zio Sam ed anche lo zio Tom che governa l’Europa.

4) Sappi pure che le assunzioni a tempo indeterminato non esistono più, neppure nello stato, tu cosa credevi, di vivere a sbaffo. . . ?

5) Tu comune cittadino dovrai lavorare molto di più e guadagnare sempre di meno, è la globalizzazione bellezza, lo vogliono le banche Europee.

6) Tu comune cittadino alla pensione ci penserai domani, anzi c’è molto tempo, e sappi che se smetti di lavorare, la pensione non ti farà vivere a lungo, morirai di stenti in miseria.

Gli infamoni eurocrati procedono indisturbati nel loro piano criminale, sostenendo con ogni mezzo disponibile la solita guerra contro tutto ciò che è pubblico: scuola, sanità, spesa statale, pensioni, welfare state, lo fanno con l’aiuto dei militari di ogni arma, e le mafie a loro affini.

Il “capitalismo da casinò” ci sta saccheggiando come le slot machines, interi paesi che l’hanno adottato, costringendoli sotto ricatto a cedere sovranità , come d’altronde gli strozzini ed i mafiosi lo fanno, ai loro polli, riducendoli fin sull’orlo di un default, oggi è toccato alla Grecia, domani toccherà all’Italia, il cui Sud ha un Pil ancora peggiore, e poi agli altri Piigs, dli sporchi e luridi maiali democratici che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, cioè con qualche diritto a vivere, ed ora osano piangere lacrime di coccodrillo.

Non l’ha detto apertamente il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, il famoso Kapò detto dall’ormai famoso cavaliere, forse era migliore il nazismo nazionalsocialismo, il comunismo di Stalin, il fascismo socialista, che ha creato case popolari, scuole, asili per l’infanzia, le pensioni sono una riforma fascista, fino a quanto spetterà ai nostri figli, ereditare da noi quest’infamia.

L’ha fatto intendere, durante un’intervista rilasciata ai giornalisti del gruppo Lena (Repubblica).

Juncker avrebbe detto a proposito della Grecia, con il proprio falso buonismo: “Sì perché abbiamo evitato il peggio”. Ma su questo punto, come sull’immigrazione, ho constatato una rottura di fatto, che fino a quel momento era virtuale, quando si parla dei legami di solidarietà in Europa, basti pensare che nell’Europa delle Banche, le stesse non si fidano fra loro, figuriamoci gli stati governati da banche. E dunque esco da questa esperienza contento del tentativo di fare l’Europa, ma non felice per il risultato ottenuto. Ne esco quindi molto preoccupato per il futuro dei nostri figli e nipoti, defraudati dai banditi Europei che rubano la nostra e la loro dignità. Non parlo solo della Grecia, c’è un insieme di elementi che ci fanno preoccupare molto si profila una dittatura molto feroce, che appoggiata da forze armate delle mafie strano connubbio potrebbe diventare sanguinaria. Ad ogni modo l’accordo dicono che sia buono perché esiste ma non si percepisce la forma ed i contenuti. Nella vita di una coppia ci sono momenti difficili dove ci sono dubbi e ci interroghiamo sul nostro futuro insieme. Poi però torniamo in noi per paura del futuro. A un certo punto avevo detto che il nuovo governo greco si stava per suicidare per paura di morire. Abbiamo evitato la morte e “abbiamo fatto di tutto per evitare il suicidio” ma a vantaggio di chi?.

Ma Juncker, nel momento in cui pronunciava queste gravi parole, non ha tenuto conto di alcune incongruenze ipocrite che emergevano dalla sua affermazione:

1) Il concetto di solidarietà europea, in che cosa consiste, si prestano soldi sotto ricatto, a vantaggio ovviamente del più forte, si chiama solidarietà?

2) Se non si parla solo della Grecia, quali altre preoccupazioni ci sono, che fine faranno gli altri stati con bisogno di aiutini?

3) Quale paura esiste per il futuro dell’Unione dei bankers, chi sono i nostri antagonisti, gli stati con valuta propria non ricattabili?

4) L’accordo con la Grecia è “buono” solo perché “esiste”?

5) Il governo greco, se fosse uscito dall’Eurozona, si sarebbe suicidato o salvato?

6) Con l’accordo greco si è evitata la morte dell’Eurozona?, chi ne ha avuto profitto.

Insomma Juncker, il famoso “coniglio ebbro”, non si è accorto di aver detto alcune enormità illogiche, perché ha parlato della mancanza di solidarietà tra gli stati di un Unione che assomiglia sempre di più ad un vero e proprio lager, che sta smantellando i diritti democratici dei cittadini. Egli parla di fallimento dello Stato come di cosa normale, e non si accorge dell’assurdità giurisdizionale, perché le categorie del diritto pubblico sostengono che lo “stato sovrano” non è un contraente come tutti gli altri, e dunque se per caso incorre in crisi finanziarie che lo mettono in difficoltà, ha diversi modi per onorare i propri debiti, magari non solo con l’austerity, come’è avvenuto appunto nel lager dell’Eurozona strozzando un’intera nazione.

Uno stato democratico avrebbe più strade da percorrere senza strozzare i propri sudditi.

Aumentare il prelievo fiscale, ma non in maniera eccessiva, per non deprimere la domanda interna, può ridurre il proprio debito attraverso un haircut, può stampare carta moneta, perché la zecca e la sovranità monetaria sono organi vitali dello stato moderno.

Infatti fù fondamentale per la nascita dello Stato Moderno, fu l’istituzionalizzazione del diritto di coniare moneta e la conseguente affermazione di un’economia monetaria. Le retribuzioni professionali cominciarono ad avvenire tramite salari pagati in valuta corrente e non più in natura, come invece accadeva nel sistema feudale.

In particolare lo Stato si afferma in Europa intorno al XV secolo, in seguito ad un progressivo accentramento del potere e della propria territorialità. Scompare infatti la frammentazione verticistica del sistema feudale , a vantaggio di potere centrale che governa su di un determinato territorio, che subordina anche la Chiesa al potere dello Stato. Questo processo è rafforzato dall’emergere della borghesia e dalla sua esigenza di solidità economica e protezione del proprio patrimonio.

Le prime avvisaglie della nascita della nuova classe sociale borghese si ritrovano in molti testi anche anteriori, per esempio in molte novelle del “Decameron” di Giovanni Boccaccio (1348-53). La splendida novella di Federigo degli Alberighi, termina con una frase molto significativa. ” Li fratelli, udendo l’animo di lei e conoscendo Federigo da molto, quantunque povero fosse, sì come ella volle, lei con tutte le sue ricchezze gli donarono. Il quale così fatta donna e cui egli cotanto amata avea per moglie vedendosi, e oltre a ciò ricchissima, in letizia con lei, miglior massaio fatto, terminò gli anni suoi.” Tutti ricorderanno la novella in cui Federigo, della nobile famiglia degli Alberighi, sperpera tutte le proprie ricchezze per catturare l’amore di monna Giovanna, ed arriva addirittura a sacrificare il suo “buon falcone” per amore di lei, offrendoglielo arrostito come piatto prelibato, non avendo più alcuna possibilità di dedicarle un pranzo convenientemente sontuoso. Insomma alla fine della novella, quando monna Giovanna decide di sposarlo e di renderlo quindi di nuovo ricco, grazie alle enormi ricchezze da lei ereditate, il Boccaccio dice una cosa molto curiosa, appunto che Federigo da quel momento in poi divenne “miglior massaio”. La novella dunque attesta la morte dell’aristocrazia, divenuta ormai una classe sociale improduttiva e parassitaria in quel dato momento storico e certifica la nascita della borghesia, che mirava appunto ad essere una “buona massaia” della modernità, cioè attenta alla solidità economica e preoccupata della tutela del proprio patrimonio.

Un’altra delle dinamiche fondanti degli stati moderni sono state anche le guerre di religione del ‘500, prodotte dalla perdita di centralità della cristianità medievale, e nate dalla Riforma Protestante. Il risultato di questo processo fu l’affermazione tecnica e secolare della sovranità dello stato, che inizia ad utilizzare un apparato amministrativo professionale per l’esercizio concreto del potere, secondo procedure sempre più organizzate.

Questa nuova forma di potere, sostenuta espressamente dalla borghesia, rappresenterà la garanzia di una maggiore stabilità del potere politico, sempre più svincolato dalla religione, attraverso quel tipico processo di secolarizzazione che permetterà la nascita dei valori democratici, sorti durante l’Illuminismo, e affermatesi nell’unica dimensione storicamente possibile: lo Stato Nazione.

«Questa è l’origine del grande “Leviatano” – dirà Thomas Hobbes – o meglio, per parlare con più riverenza, di quel “Dio mortale(Mortal God) al quale noi dobbiamo, al di sotto del “Dio immortale”, la nostra pace e la nostra difesa. Infatti con l’autorità concessagli da ogni singolo individuo dello Stato, egli possiede tanto potere e tanta forza, che è in condizione di ridurre tutte le volontà alla pace comune in patria e al reciproco aiuto contro nemici esterni. Proprio in ciò consiste l’essenza dello Stato; esso è, per volerlo definire, una persona dei cui atti una grande moltitudine, in base a dei patti reciproci, si è considerata essa stessa l’autrice, affinché tale persona possa usare la forza e i mezzi di tutti, nel modo che riterrà più utile, per la loro pace e la comune difesa.» (Th. Hobbes, Leviathan)

Un “dio in terra” dunque, un “dio mortale”, però le ragioni della sua eventuale morte erano tutte di diritto pubblico, conflitti intestini o sconfitte in guerra, e non erano certo ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.

Se invece oggi il nostro padrone ed aguzzino, Mr Juncker può affermare, senza ombra di imbarazzo, che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale, cioè la propria sovranità gli è stata defraudata. Contro di lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può addirittura ricattare e distruggere.

Lo Stato sovrano dunque perde, fallisce, muore di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori privati, lo stato di proprietà dei bankers.

E dove muore lo stato, muore pure la democrazia, ci hanno ingannati tutti, questo è il peggior incubo in cui ci siamo cacciati.

Però … non ditelo troppo in giro … il popolo è troppo ignorante, pure quello laureato, non sa leggere e scrivere, figuriamoci pensare è troppo difficile, non vi crederanno !!

 

IL CAPITALISMO SARA’ LA NOSTRA FINE

ECCO PERCHE’ IL CAPITALISMO SARA’ LA NOSTRA FINE     ( piccola riflessione )

Parliamo della salute del cittadino:  Non ci rendiamo conto, perchè è ormai uso comune usare i medicinali, usare i vaccini, per ogni cosa subito troviamo rimedio in una pasticca, è nnormale essere psicodipendenti dai farmaci?

I batteri resistenti agli antibiotici – i “superbatteri” – se non verranno messi sotto controllo,potrebbero causare più di 10 milioni di morti l’anno entro il 2050.  Sono disperatamente necessari dei nuovi farmaci per combattere i super batteri.       Ma un gruppo di consulenti, lo scorso settembre, ha informato il Presidente Obama che “non esiste ancora nessuna linea di nuovi farmaci che dimostri di essere tanto robusta da poter sostituire i vecchi farmaci, resi inefficaci dai super-batteri resistenti agli antibiotici”.    

Il problema, a quanto pare, è che,…“gli antibiotici, quelli in uso da parecchi anni, ormai generano una redditività troppo bassa sugli investimenti effettuati e, quindi, non costituiscono più una area di intervento abbastanza attrattiva per ricerca e sviluppo degli investitori privati).”
“Bassi ritorni sugli investimenti!” Ci guadagnano troppo poco,  quale altra osservazione potrebbe essere più semplice da capire?

Ma questo non è che uno di quei concetti per cui, veramente, vale la pena di ammazzare qualcuno o di farsi ammazzare?      Ci stanno dicendo che anche se milioni di persone sono morte nel 20° secolo per colpa del tabacco, del piombo e dell’amianto – scarti radioattivi, diossina , falde acquifere inquinate, per poi aggiungere i veleni nei cibi e bevande che causano malattie nel medio periodo etc……………  non si è trovata soluzione perchè poco redditizia?   Visto che le società di ricerca e sviluppo potrebbero non ottimizzare i loro profitti, allora non vale la pena non proteggere la popolazione da questi pericoli, lasciamo pure che si ammalino, consumino la giusta dose di farmaci , per poi finire quando non ce la fanno più, per rendere soddisfacente gli investimenti, questo perlomeno è quanto ho capito.
Le aziende sono programmate per ottimizzare i loro profitti, senza nessun rispetto per la società in cui operano, più o meno allo stesso modo in cui le cellule tumorali sono programmate per proliferare senza riguardo per la salute del corpo che le ospita, soccombendo insieme.

Se continuiamo a produrre antibiotici per promuovere la crescita degli animali, per poi nutrirci della loro carne qualche “squilibrio” lo creiamo,

Poi ci sono cibi industriali  “illogici”  per il profitto, perchè mettere troppo zucchero bianco in una bevanda gasata,  tanto da mettere poi acido fosforico come antiacido?………  

Perche usare i grassi transgenici nei cibi?…………..e poi curarci del colesterolo etc

Magari aumenta pure il diabete due?…………..

E via cosi……………….viva i soldi! Finalmente arriva il profitto sulla pelle della gente, questo è il capitalismo?

Il senso si tutto ciò è:   nasci, consuma tutta la robaccia che produciamo, facciamo profitto…… ammalati per tutta quella robaccia che hai consumato, ti curiamo, altro profitto ed infine crepa… 

 

RIFLESSIONI DI UN CRISTIANO

Essendo ahimè nato cristiano, il Natale per me, è diventato un vero strazio.

Dies Natalis Solis Invicti:il giorno di nascita del dio Sole invincibile, questo al massimo significa la natività di Gesù per un “onesto cristiano” (così definiva in una lettera Friedrich Nietzsche, e con quell’onesto, intendeva dire che non adorava Giove o Saturno, ma ne provava una cosciente nostalgia).

Però, siccome tocca fare gli auguri ogni due per tre, a tutti amici, parenti conoscenti, etc…… in questi giorni di Saturnalia, allora mi permetterete una piccola vendetta. Ecco cos’è il Natale per uno spirito né natalizio, né anti-natalizio, ma semplicemente anti-ipocrita natalizio.

Per cominciare, il Natale non fa tutti più buoni: non è vero,…..c’è chi pensa alla guerra, a noi sopraffatti dal consumismo, fa tutti più vuoti. Il cristiano che fa shopping di regali e strenne rappresenta un caso di sdoppiamento della personalità, molto ipocrita da un lato, ed in buona fede dall’altro , ognuno di noi crede che Gesù nacque figlio di Dio a Betlemme, segnando in una stalla lo spartiacque decisivo della storia umana; Ma al tempo stesso sa benissimo che tale evento non condiziona più la sua vita reale, che procede disincantata e secolarizzata, cioé scristianizzata. Siccome l’economia tende a inglobare ogni forma umana, qui in Occidente, quegli appuntamenti che nonostante tutto mantengono viva una debole fiammella di fede ultraterrena, da simbolo di umiltà si trasformano in orge di bancomat e scontrini. Insieme a Gesù è nato subito Babbo Natale e l’albero dei doni, perverse americanizzazioni di antichi miti europei, che vincono sul Bambinello e sulla Vergine, perché più adatti a innescare la corsa agli acquisti commerciali, al consumismo, egoismo, vanità con la corsa chi è più ricco, la cristianità è defunta, dimenticata messa all’angolo dall’Americanizziazione dell’Occidente.

Questo, il devoto che va alla messa del 25 dicembre, lo accetta non di buon grado, fa a schiaffi con la nascita del messia. Per quieto vivere, o ormai per abitudine, perché così fan tutti. Ma soprattutto perché, dopo due secoli di propaganda sistematica, ed estirpazione del sacro, non si riesce più a percepire il divino. E lo si sostituisce malamente con una fedeltà a riti pagani di massa che non sono morti solo perché associati ad una parvenza di tradizione serve solamente ad appagare il bisogno innato di trascendenza e di comunità. 

E’ la sensazione di una notte, dietro l’angolo in agguato per il resto c’è la carta di credito.

Eppure quel bisogno in ognuno di noi preme, non si dà pace,ed è insoddisfatto non è umanamente sostenibile una religiosità circoscritta a qualche giornata di contrizione ipocrita, o alla particola domenicale quando accade.

E’ nelle difficoltà quotidiane che all’ateo che c’è in noi travestito da cristiano credente manca la forza rigenerante del divino. L’aura sacra che un tempo avvolgeva ogni momento della nostra esistenza terrena, che dio ci aiuti, si è eclissata, scacciata con ignominia dalla spasmodica ricerca di ritrovare in tutto una causa dimostrabile, sia stramaledetto lo scientismo, pura perversione della scienza di dover dimostrare tutto.

La morte di Gesù, l’uomo dritto non corruttibile, onesto benevolo e pronto al sacrificio per il suo prossimo, ci ha lasciati da soli, è morto due tre cento volte, SI siamo noi i suoi carnefici, lo tradiamo quotidianamente mortificandolo, Siamo noi che con un’Economia che va per conto suo, incontrollata e senz’anima, Americanizzata mercificata rubando la libertà di cambiare il corso della storia. Siamo noi, rimasti soli col vile denaro, rendendo Lui il vero nostro Signore. 

Dice bene Sergio Sermonti, scienziato anti-scientista: «Come insegnava Goethe, non dovremmo chiederci il perché ma, il come accadono le cose. 

Nel chiedere il perché c’è un tacito presupposto che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, un proposito (appunto, un “perché”) e quindi che ogni cosa sia scomposta o scomponibile in fini e strumenti, o mezzi di produzione, come un’azienda umana. 

Sotto tutto questo c’è una sottile mentalità ottimistica, economicistica, produttivistica. Nò non è così. Il mondo opera su un’altra dimensione, galleggia nell’eterno, è sospeso nell’infinito, ed è per l’appunto questo spostarci nelle sue dimensioni incantate il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza, e non, al contrario, quello di rovesciare il mondo ai nostri piedi»

Per recuperare il divino, il Cenone cristiano serve a poco, anzì serve il contrario. E’ oramai troppo compromesso con la modernizzazione, da cui troppe volte si è lasciato modificare ed usare come puntello e bandiera. Le Chiese sopravvivono accettando ormai tutto, lo stile di vita radicalmente anticristiano dell’uomo consumato dai consumi. 

Il cristiano ha ormai dimenticato il pauperismo di San Francesco d’Assisi, ha rinnegato l’umanesimo dei pontefici rinascimentali, ha sepolto l’anti modernismo del Sillabo, con Lutero e Calvino è stato all’origine stessa dell’etica capitalistica. Si è adattato al materialismo con il Concilio Vaticano II e allo show business con Woityla, e oggi ha Bergoglio, una specie di rock star, col nome di Francesco sul Soglio di Pietro: che rinunciando alla lotta contro il mondo, non si costituisce nessuna minaccia per il Mac Mondo, anzi: gli fa da angolo cottura spirituale, queste due realtà invece debbono scontrarsi e poi  riprendere ognuna di loro la propria identità.

Oggi la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive concentrata come formiche in centri urbani sovraffollati, dove il verde è rinchiuso in minuscole riserve talmente artificiose che la regola più ossessiva è di non calpestare le aiuole. I bambini non fanno più conoscenza con la terra perché non ne hanno più sotto casa, non s’incuriosiscono scoprendo insetti e animali perché abitano circondati dal cemento e non si sporcano nemmeno più, perché passano il tempo ipnotizzati davanti a computer, televisione e videogiochi.

Nei week end o in vacanza le famigliole si recano diligentemente al mare o in montagna, ma a parte qualche bagno o escursione, inquadrati in ferie organizzate a puntino con tutti i comfort, il contatto con le forze naturali è minimo, povero, addomesticato. Sempre insufficiente a resuscitare una risonanza interiore fra l’io individuale e il cosmo, fra il sentimento della propria limitatezza personale e il sentimento di appartenere al tutto, all’organismo  della vita. E’ in questa corrispondenza che si può provare la percezione che in un orizzonte, in un albero, in un filo d’erba, in un soffio di vento, in ogni singolo nostro respiro, in me stesso, esista un dio. 

Ma se non si sperimenta in sé questa immediatezza, anche il discorso più ispirato resta lettera morta, una pia intenzione consumistica un po’ romantica.

cco, siamo stressati dai discorsi: un sovraccarico di costruzioni mediate, calcolate, pesate, soppesate, interessate, ragionate, mirate. Il nostro bosco profondo è desertificato da questa irragionevole e malata razionalità: abbiamo perso il lume della Ragione per eccesso di razionalismo. E così il gregge si rifugia dai pastori di una fede debole, svuotata, ipocrita, insufficiente e senza più l’orgoglio di disprezzare la carne. Per forza: di carne e sangue è rimasto ben poco, siamo più macchine che uomini, ormai. 

Tenetevi dunque questo Natale, non mi appartiene, risparmiatemi la mielosità evangelica ipocrita e corrotta, voglio viverlo per quello che è stato realmente 2014 anni fa.

BUON NATALE A TUTTI VOI

Il valore dei soldi

Il valore dei soldi

1-Le tasse

2-Poste e ferrovie

3-Il debito pubblico

4-I pagamenti dello Stato

 

Ogni mattina, quando ci rechiamo all’edicola a comprare il giornale, si verifica un

piccolo miracolo: in cambio di un pezzo di carta o di dischetti metallici di dubbio

gusto l’edicolante ci consegna un giornale fresco di stampa. Che cosa fa in modo che

i soldi abbiano valore e che li possiamo usare per comprare (quasi) qualsiasi cosa?

Una volta il valore dei soldi era legato all’oro: le banconote avevano un corrispettivo

in oro e in teoria potevano essere “cambiate” con un quantitativo di quel metallo. Ci

si può ovviamente chiedere che cosa ci facesse anche allora la gente con l’oro, ma ad ogni modo

questa visione è ampiamente superata e le monete a corso legale non hanno più un corrispettivo in oro

(1). Che cosa dà loro valore, allora? Secondo la teoria fondata dall’economista tedesco Georg Friedrich

Knapp nel 1895 (“cartalismo”), a dare valore al denaro a corso legale sono le tasse.

 

Le tasse

Le tasse si devono pagare con moneta a corso legale, ed in questo modo se ne genera la domanda.

Naturalmente, poi, sarà comodo usare questa moneta anche per ogni altra transazione, e la sua

circolazione diventerà universale.

Secondo il cartalismo, la cui “versione moderna” ha nome MMT (Modern Monetary Theory) ed ha in

Italia alcuni fautori molto aggressivi (2), la moneta è una “creatura dello Stato” e quindi uno Stato può

spendere per i suoi fini senza bisogno di avere entrate corrispondenti. La spesa pubblica orientata

all’aumento della produzione, sempre secondo i seguaci di questa teoria (tra cui James Kenneth

Galbraith), permette allo Stato di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile

pericolo di inflazione sin quando non si arriva al pieno impiego. L’idea di base è che se la disponibilità

di denaro aumenta nella stessa misura in cui aumenta la ricchezza della nazione, la moneta non si

deprezza.

 

Poste e ferrovie

Troppo bello? Ovviamente ci sono delle controindicazioni, altrimenti non ci troveremmo nell’attuale

situazione di crisi. Il problema è che quando lo Stato vuole “creare” dei posti di lavoro spesso crea

soltanto del lavoro inutile. In Italia in qualche modo si è già realizzata questa politica negli anni

sessanta – settanta, assumendo lavoratori non necessari in ambiente statale o parastatale. Le Ferrovie

dello Stato ne sono state un esempio: il numero di addetti era enormemente maggiore di quanto

sarebbe stato necessario. L’obbiettivo delle Ferrovie non era trasportare merci e persone, ma dare

lavoro al maggior numero possibile di persone. Lo stesso discorso si potrebbe fare per le Poste

Italiane, per molte altre aziende parastatali, per le strutture centrali di molti ministeri. Se si aumenta il

denaro a disposizione senza aumentare la ricchezza sottostante, inevitabilmente si genera inflazione,

non a caso arrivata a superare il 20% alla fine degli anni settanta.

Il debito pubblico

Secondo la MMT, poiché uno Stato può emettere moneta per le sue necessità, non avrebbe bisogno di

chiedere denaro a prestito. In effetti, è improprio dire che si stia “prestando” denaro allo Stato quando

si acquista un titolo pubblico: lo Stato potrebbe stampare il denaro. L’acquisto di un titolo di Stato può

essere visto in modo del tutto equivalente come un impegno a non utilizzare quel denaro fino alla

scadenza del titolo. L’emissione di titoli pubblici serve a diminuire la quantità di denaro in circolazione

e quindi a controllare l’inflazione.

Il sistema dei titoli di Stato, peraltro, è una gigantesca fortuna per chi ha dei soldi da parte, che

aumentano a svantaggio di tutti gli altri. L’enorme debito pubblico italiano è dovuto in buona parte agli

interessi composti. Ci sono ancora in circolazione titoli trentennali emessi nel 1993 che fruttano il 9%

di interesse lordo annuo (approssimativamente l’8% netto). L’inflazione cumulata dal 1993 è del 56%

(per comprare quanto si comprava nel 1993 con 100 lire adesso ne servono 156 – nella nuova moneta

circa 80€). Reinvestendo ogni volta gli interessi, 100 lire investite nel 1993 in questo titolo si sono

trasformate in 466; il capitale si è triplicato al netto dell’inflazione (il calcolo è approssimato perché gli

acquisti successivi devono essere fatti alla quotazione del momento, ma dà un’idea di massima).

Da dove arrivano tutti questi soldi? Da tutti gli italiani, che lavorano per pagare le tasse. Se per le

esigenze del bilancio statale anziché emettere moneta si emettono titoli di Stato si dovrebbe usare

estrema cautela, in particolare in caso di titoli a lunga scadenza. Oggi invece questo viene fatto in

modo molto disinvolto, addirittura considerando una fatto positivo l’acquisto di titoli da parte di

stranieri – il che implica che i soldi degli interessi non resteranno in Italia ma andranno all’estero.

 

I pagamenti dello Stato

Nel momento in cui scrivo è un argomento molto sentito in Italia è il mancato pagamento

da parte dello Stato dei suoi enormi debiti ai propri fornitori, valutati in 95 miliardi di euro (3). A causa

di questi mancati pagamenti molte aziende sono fallite, o hanno dovuto chiedere soldi alle banche –

che quindi, incidentalmente, ci guadagnano da questa situazione, doppiamente anche perché attualmente si stanno trasformando in ulteriore debito finanziato ancora dalle stesse.

Un privato può non avere soldi e non riuscire a pagare i suoi debiti, ma come è possibile che uno

Stato, che può stampare i soldi, non paghi quanto dovuto? Come può trincerarsi dietro il “non ci sono

soldi”, se li può creare lui stesso? Se lo fa, ovviamente, è perché vuole controllare la quantità di soldi

in circolazione per evitare l’inflazione, ma questo controllo dovrebbe essere fatto prima, all’atto della

richiesta di beni o servizi.

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