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IL CAPITALISMO SARA’ LA NOSTRA FINE

ECCO PERCHE’ IL CAPITALISMO SARA’ LA NOSTRA FINE     ( piccola riflessione )

Parliamo della salute del cittadino:  Non ci rendiamo conto, perchè è ormai uso comune usare i medicinali, usare i vaccini, per ogni cosa subito troviamo rimedio in una pasticca, è nnormale essere psicodipendenti dai farmaci?

I batteri resistenti agli antibiotici – i “superbatteri” – se non verranno messi sotto controllo,potrebbero causare più di 10 milioni di morti l’anno entro il 2050.  Sono disperatamente necessari dei nuovi farmaci per combattere i super batteri.       Ma un gruppo di consulenti, lo scorso settembre, ha informato il Presidente Obama che “non esiste ancora nessuna linea di nuovi farmaci che dimostri di essere tanto robusta da poter sostituire i vecchi farmaci, resi inefficaci dai super-batteri resistenti agli antibiotici”.    

Il problema, a quanto pare, è che,…“gli antibiotici, quelli in uso da parecchi anni, ormai generano una redditività troppo bassa sugli investimenti effettuati e, quindi, non costituiscono più una area di intervento abbastanza attrattiva per ricerca e sviluppo degli investitori privati).”
“Bassi ritorni sugli investimenti!” Ci guadagnano troppo poco,  quale altra osservazione potrebbe essere più semplice da capire?

Ma questo non è che uno di quei concetti per cui, veramente, vale la pena di ammazzare qualcuno o di farsi ammazzare?      Ci stanno dicendo che anche se milioni di persone sono morte nel 20° secolo per colpa del tabacco, del piombo e dell’amianto – scarti radioattivi, diossina , falde acquifere inquinate, per poi aggiungere i veleni nei cibi e bevande che causano malattie nel medio periodo etc……………  non si è trovata soluzione perchè poco redditizia?   Visto che le società di ricerca e sviluppo potrebbero non ottimizzare i loro profitti, allora non vale la pena non proteggere la popolazione da questi pericoli, lasciamo pure che si ammalino, consumino la giusta dose di farmaci , per poi finire quando non ce la fanno più, per rendere soddisfacente gli investimenti, questo perlomeno è quanto ho capito.
Le aziende sono programmate per ottimizzare i loro profitti, senza nessun rispetto per la società in cui operano, più o meno allo stesso modo in cui le cellule tumorali sono programmate per proliferare senza riguardo per la salute del corpo che le ospita, soccombendo insieme.

Se continuiamo a produrre antibiotici per promuovere la crescita degli animali, per poi nutrirci della loro carne qualche “squilibrio” lo creiamo,

Poi ci sono cibi industriali  “illogici”  per il profitto, perchè mettere troppo zucchero bianco in una bevanda gasata,  tanto da mettere poi acido fosforico come antiacido?………  

Perche usare i grassi transgenici nei cibi?…………..e poi curarci del colesterolo etc

Magari aumenta pure il diabete due?…………..

E via cosi……………….viva i soldi! Finalmente arriva il profitto sulla pelle della gente, questo è il capitalismo?

Il senso si tutto ciò è:   nasci, consuma tutta la robaccia che produciamo, facciamo profitto…… ammalati per tutta quella robaccia che hai consumato, ti curiamo, altro profitto ed infine crepa… 

 

RIFLESSIONI DI UN CRISTIANO

Essendo ahimè nato cristiano, il Natale per me, è diventato un vero strazio.

Dies Natalis Solis Invicti:il giorno di nascita del dio Sole invincibile, questo al massimo significa la natività di Gesù per un “onesto cristiano” (così definiva in una lettera Friedrich Nietzsche, e con quell’onesto, intendeva dire che non adorava Giove o Saturno, ma ne provava una cosciente nostalgia).

Però, siccome tocca fare gli auguri ogni due per tre, a tutti amici, parenti conoscenti, etc…… in questi giorni di Saturnalia, allora mi permetterete una piccola vendetta. Ecco cos’è il Natale per uno spirito né natalizio, né anti-natalizio, ma semplicemente anti-ipocrita natalizio.

Per cominciare, il Natale non fa tutti più buoni: non è vero,…..c’è chi pensa alla guerra, a noi sopraffatti dal consumismo, fa tutti più vuoti. Il cristiano che fa shopping di regali e strenne rappresenta un caso di sdoppiamento della personalità, molto ipocrita da un lato, ed in buona fede dall’altro , ognuno di noi crede che Gesù nacque figlio di Dio a Betlemme, segnando in una stalla lo spartiacque decisivo della storia umana; Ma al tempo stesso sa benissimo che tale evento non condiziona più la sua vita reale, che procede disincantata e secolarizzata, cioé scristianizzata. Siccome l’economia tende a inglobare ogni forma umana, qui in Occidente, quegli appuntamenti che nonostante tutto mantengono viva una debole fiammella di fede ultraterrena, da simbolo di umiltà si trasformano in orge di bancomat e scontrini. Insieme a Gesù è nato subito Babbo Natale e l’albero dei doni, perverse americanizzazioni di antichi miti europei, che vincono sul Bambinello e sulla Vergine, perché più adatti a innescare la corsa agli acquisti commerciali, al consumismo, egoismo, vanità con la corsa chi è più ricco, la cristianità è defunta, dimenticata messa all’angolo dall’Americanizziazione dell’Occidente.

Questo, il devoto che va alla messa del 25 dicembre, lo accetta non di buon grado, fa a schiaffi con la nascita del messia. Per quieto vivere, o ormai per abitudine, perché così fan tutti. Ma soprattutto perché, dopo due secoli di propaganda sistematica, ed estirpazione del sacro, non si riesce più a percepire il divino. E lo si sostituisce malamente con una fedeltà a riti pagani di massa che non sono morti solo perché associati ad una parvenza di tradizione serve solamente ad appagare il bisogno innato di trascendenza e di comunità. 

E’ la sensazione di una notte, dietro l’angolo in agguato per il resto c’è la carta di credito.

Eppure quel bisogno in ognuno di noi preme, non si dà pace,ed è insoddisfatto non è umanamente sostenibile una religiosità circoscritta a qualche giornata di contrizione ipocrita, o alla particola domenicale quando accade.

E’ nelle difficoltà quotidiane che all’ateo che c’è in noi travestito da cristiano credente manca la forza rigenerante del divino. L’aura sacra che un tempo avvolgeva ogni momento della nostra esistenza terrena, che dio ci aiuti, si è eclissata, scacciata con ignominia dalla spasmodica ricerca di ritrovare in tutto una causa dimostrabile, sia stramaledetto lo scientismo, pura perversione della scienza di dover dimostrare tutto.

La morte di Gesù, l’uomo dritto non corruttibile, onesto benevolo e pronto al sacrificio per il suo prossimo, ci ha lasciati da soli, è morto due tre cento volte, SI siamo noi i suoi carnefici, lo tradiamo quotidianamente mortificandolo, Siamo noi che con un’Economia che va per conto suo, incontrollata e senz’anima, Americanizzata mercificata rubando la libertà di cambiare il corso della storia. Siamo noi, rimasti soli col vile denaro, rendendo Lui il vero nostro Signore. 

Dice bene Sergio Sermonti, scienziato anti-scientista: «Come insegnava Goethe, non dovremmo chiederci il perché ma, il come accadono le cose. 

Nel chiedere il perché c’è un tacito presupposto che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, un proposito (appunto, un “perché”) e quindi che ogni cosa sia scomposta o scomponibile in fini e strumenti, o mezzi di produzione, come un’azienda umana. 

Sotto tutto questo c’è una sottile mentalità ottimistica, economicistica, produttivistica. Nò non è così. Il mondo opera su un’altra dimensione, galleggia nell’eterno, è sospeso nell’infinito, ed è per l’appunto questo spostarci nelle sue dimensioni incantate il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza, e non, al contrario, quello di rovesciare il mondo ai nostri piedi»

Per recuperare il divino, il Cenone cristiano serve a poco, anzì serve il contrario. E’ oramai troppo compromesso con la modernizzazione, da cui troppe volte si è lasciato modificare ed usare come puntello e bandiera. Le Chiese sopravvivono accettando ormai tutto, lo stile di vita radicalmente anticristiano dell’uomo consumato dai consumi. 

Il cristiano ha ormai dimenticato il pauperismo di San Francesco d’Assisi, ha rinnegato l’umanesimo dei pontefici rinascimentali, ha sepolto l’anti modernismo del Sillabo, con Lutero e Calvino è stato all’origine stessa dell’etica capitalistica. Si è adattato al materialismo con il Concilio Vaticano II e allo show business con Woityla, e oggi ha Bergoglio, una specie di rock star, col nome di Francesco sul Soglio di Pietro: che rinunciando alla lotta contro il mondo, non si costituisce nessuna minaccia per il Mac Mondo, anzi: gli fa da angolo cottura spirituale, queste due realtà invece debbono scontrarsi e poi  riprendere ognuna di loro la propria identità.

Oggi la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive concentrata come formiche in centri urbani sovraffollati, dove il verde è rinchiuso in minuscole riserve talmente artificiose che la regola più ossessiva è di non calpestare le aiuole. I bambini non fanno più conoscenza con la terra perché non ne hanno più sotto casa, non s’incuriosiscono scoprendo insetti e animali perché abitano circondati dal cemento e non si sporcano nemmeno più, perché passano il tempo ipnotizzati davanti a computer, televisione e videogiochi.

Nei week end o in vacanza le famigliole si recano diligentemente al mare o in montagna, ma a parte qualche bagno o escursione, inquadrati in ferie organizzate a puntino con tutti i comfort, il contatto con le forze naturali è minimo, povero, addomesticato. Sempre insufficiente a resuscitare una risonanza interiore fra l’io individuale e il cosmo, fra il sentimento della propria limitatezza personale e il sentimento di appartenere al tutto, all’organismo  della vita. E’ in questa corrispondenza che si può provare la percezione che in un orizzonte, in un albero, in un filo d’erba, in un soffio di vento, in ogni singolo nostro respiro, in me stesso, esista un dio. 

Ma se non si sperimenta in sé questa immediatezza, anche il discorso più ispirato resta lettera morta, una pia intenzione consumistica un po’ romantica.

cco, siamo stressati dai discorsi: un sovraccarico di costruzioni mediate, calcolate, pesate, soppesate, interessate, ragionate, mirate. Il nostro bosco profondo è desertificato da questa irragionevole e malata razionalità: abbiamo perso il lume della Ragione per eccesso di razionalismo. E così il gregge si rifugia dai pastori di una fede debole, svuotata, ipocrita, insufficiente e senza più l’orgoglio di disprezzare la carne. Per forza: di carne e sangue è rimasto ben poco, siamo più macchine che uomini, ormai. 

Tenetevi dunque questo Natale, non mi appartiene, risparmiatemi la mielosità evangelica ipocrita e corrotta, voglio viverlo per quello che è stato realmente 2014 anni fa.

BUON NATALE A TUTTI VOI

Il valore dei soldi

Il valore dei soldi

1-Le tasse

2-Poste e ferrovie

3-Il debito pubblico

4-I pagamenti dello Stato

 

Ogni mattina, quando ci rechiamo all’edicola a comprare il giornale, si verifica un

piccolo miracolo: in cambio di un pezzo di carta o di dischetti metallici di dubbio

gusto l’edicolante ci consegna un giornale fresco di stampa. Che cosa fa in modo che

i soldi abbiano valore e che li possiamo usare per comprare (quasi) qualsiasi cosa?

Una volta il valore dei soldi era legato all’oro: le banconote avevano un corrispettivo

in oro e in teoria potevano essere “cambiate” con un quantitativo di quel metallo. Ci

si può ovviamente chiedere che cosa ci facesse anche allora la gente con l’oro, ma ad ogni modo

questa visione è ampiamente superata e le monete a corso legale non hanno più un corrispettivo in oro

(1). Che cosa dà loro valore, allora? Secondo la teoria fondata dall’economista tedesco Georg Friedrich

Knapp nel 1895 (“cartalismo”), a dare valore al denaro a corso legale sono le tasse.

 

Le tasse

Le tasse si devono pagare con moneta a corso legale, ed in questo modo se ne genera la domanda.

Naturalmente, poi, sarà comodo usare questa moneta anche per ogni altra transazione, e la sua

circolazione diventerà universale.

Secondo il cartalismo, la cui “versione moderna” ha nome MMT (Modern Monetary Theory) ed ha in

Italia alcuni fautori molto aggressivi (2), la moneta è una “creatura dello Stato” e quindi uno Stato può

spendere per i suoi fini senza bisogno di avere entrate corrispondenti. La spesa pubblica orientata

all’aumento della produzione, sempre secondo i seguaci di questa teoria (tra cui James Kenneth

Galbraith), permette allo Stato di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile

pericolo di inflazione sin quando non si arriva al pieno impiego. L’idea di base è che se la disponibilità

di denaro aumenta nella stessa misura in cui aumenta la ricchezza della nazione, la moneta non si

deprezza.

 

Poste e ferrovie

Troppo bello? Ovviamente ci sono delle controindicazioni, altrimenti non ci troveremmo nell’attuale

situazione di crisi. Il problema è che quando lo Stato vuole “creare” dei posti di lavoro spesso crea

soltanto del lavoro inutile. In Italia in qualche modo si è già realizzata questa politica negli anni

sessanta – settanta, assumendo lavoratori non necessari in ambiente statale o parastatale. Le Ferrovie

dello Stato ne sono state un esempio: il numero di addetti era enormemente maggiore di quanto

sarebbe stato necessario. L’obbiettivo delle Ferrovie non era trasportare merci e persone, ma dare

lavoro al maggior numero possibile di persone. Lo stesso discorso si potrebbe fare per le Poste

Italiane, per molte altre aziende parastatali, per le strutture centrali di molti ministeri. Se si aumenta il

denaro a disposizione senza aumentare la ricchezza sottostante, inevitabilmente si genera inflazione,

non a caso arrivata a superare il 20% alla fine degli anni settanta.

Il debito pubblico

Secondo la MMT, poiché uno Stato può emettere moneta per le sue necessità, non avrebbe bisogno di

chiedere denaro a prestito. In effetti, è improprio dire che si stia “prestando” denaro allo Stato quando

si acquista un titolo pubblico: lo Stato potrebbe stampare il denaro. L’acquisto di un titolo di Stato può

essere visto in modo del tutto equivalente come un impegno a non utilizzare quel denaro fino alla

scadenza del titolo. L’emissione di titoli pubblici serve a diminuire la quantità di denaro in circolazione

e quindi a controllare l’inflazione.

Il sistema dei titoli di Stato, peraltro, è una gigantesca fortuna per chi ha dei soldi da parte, che

aumentano a svantaggio di tutti gli altri. L’enorme debito pubblico italiano è dovuto in buona parte agli

interessi composti. Ci sono ancora in circolazione titoli trentennali emessi nel 1993 che fruttano il 9%

di interesse lordo annuo (approssimativamente l’8% netto). L’inflazione cumulata dal 1993 è del 56%

(per comprare quanto si comprava nel 1993 con 100 lire adesso ne servono 156 – nella nuova moneta

circa 80€). Reinvestendo ogni volta gli interessi, 100 lire investite nel 1993 in questo titolo si sono

trasformate in 466; il capitale si è triplicato al netto dell’inflazione (il calcolo è approssimato perché gli

acquisti successivi devono essere fatti alla quotazione del momento, ma dà un’idea di massima).

Da dove arrivano tutti questi soldi? Da tutti gli italiani, che lavorano per pagare le tasse. Se per le

esigenze del bilancio statale anziché emettere moneta si emettono titoli di Stato si dovrebbe usare

estrema cautela, in particolare in caso di titoli a lunga scadenza. Oggi invece questo viene fatto in

modo molto disinvolto, addirittura considerando una fatto positivo l’acquisto di titoli da parte di

stranieri – il che implica che i soldi degli interessi non resteranno in Italia ma andranno all’estero.

 

I pagamenti dello Stato

Nel momento in cui scrivo è un argomento molto sentito in Italia è il mancato pagamento

da parte dello Stato dei suoi enormi debiti ai propri fornitori, valutati in 95 miliardi di euro (3). A causa

di questi mancati pagamenti molte aziende sono fallite, o hanno dovuto chiedere soldi alle banche –

che quindi, incidentalmente, ci guadagnano da questa situazione, doppiamente anche perché attualmente si stanno trasformando in ulteriore debito finanziato ancora dalle stesse.

Un privato può non avere soldi e non riuscire a pagare i suoi debiti, ma come è possibile che uno

Stato, che può stampare i soldi, non paghi quanto dovuto? Come può trincerarsi dietro il “non ci sono

soldi”, se li può creare lui stesso? Se lo fa, ovviamente, è perché vuole controllare la quantità di soldi

in circolazione per evitare l’inflazione, ma questo controllo dovrebbe essere fatto prima, all’atto della

richiesta di beni o servizi.

IL SUICIDIO DEI M5S

Alla luce degli ultimi fatti, mi si stanno dipannando tutti i dubbi, che peraltro avevo espresso un anno fà nel mio blog, ditelavostradicolamia.myblog.it alla luce dei nuovi fatti e comportamenti, ho chiaro che il M5S è nato per uno scopo ben preciso, che oggi si è esaurito, non ha più ragione di esistere, mi spiego meglio, il movimento è stato creato in uno studio del famoso spin doctor Casaleggio e associati, che operano nel settore della politica, e opera per conto di politici. (A questo punto mi viene spontaneo chiedere da chi e con quali soldi,sarebbe stato procacciato, è molto importante capire, anche quale sarà il suo scopo o fine politico del movimento.) non conoscendo il finanziatore, che è occulto, andiamo avanti, si crea un movimento, si propone sul palco un personaggio immagine, un contestatore di sempre, e critico del sistema politico lobbistico, il classico rivoluzionario ( il moderno Chè Guevara ), ciò serve per aggredire meglio il mercato dei votanti, il popolo che ormai è stanco, deluso, (Le pecorelle smarrite e vaganti ) e raccogliere con un colpo da maestro la contestazione, molto sentita sopratutto in quel momento, ( Avevamo, me incluso, le pelotas belle piene e gonfie della politica e le loro ruberie quotidiane ) quindi, accalappiare tutti voti persi dai partiti sopratutto quelli della destra in caduta libera in quel momento, questi voti dovevano essere tutti recuperati, ed utilizzati per delle finalità al momento occulte al popolo. ( si chiariranno con i fatti più avanti )

E’ stato ad arte creato per farne un terzo incomodo, ovvero il compare o palo la sponda, quello che corregge e devia quel che il popolo vorrebbe, ma però non deve far nulla ma Gattopardescamente affinchè nulla cambi, solamente obbligare gli altri, ( la politica) a scegliere l’unica alternativa, mandare al governo i perdenti, ( compito svolto egregiamente ) e fintanto che serviva, il movimento lo ha fatto, adesso però non serve più, ( il momento è passato le pecorelle raccolte, anche a manganellate dove occorre, il popolo è affamato, e si piega meglio, è prono) toccherà ora a Salvini di raccogliere lo scontento, ed il M5S può eclissarsi, ed andare nell’oblio, il suo servizio lo hà fatto,può espellere i dissidenti e liberi pensatori, e poi penso che andrà esattamente così, passata la paura i politici, cambiano pelle ma stessa faccia di …..e stesso pelo del lupo, possono continuare nei loro affari, con stessi stipendi e benefit di ieri etcetera.

Se poi gli espulsi votano col governo attuale, pensando che due anni fà erano 163 adesso sono 143, magari sperando ognuno di loro che qualcuno li ricandidi, si può pure sputtanarli come i nuovi Razzi e Scilipoti, le preferenze non ci sono, si potrebbero riparare ovunque, e con chiunque gradisca avere voti.

Ma il primo colpevole è chi li ha espulsi, gettandoli fra le braccia di Renzi, che oggi è contestato dall’interno del suo partito, e gli servono quei voti la destra deve far finta di contestarlo per raccogliere le loro sempre famose pecorelle smarrite. Il quale Renzi ringrazia con degli avversari così, può campare di rendita altri cent’anni, tanto il conto lo paga il popolo.

ATTENZIONE Pane, pasta, integrali

La maggior parte degli elementi venduti come integrali, in realtà non lo sono ! Non sono salutari come dovrebbero.

Da anni la legge permette a questi prodotti ( ingannevoli nella dicitura ) la libera circolazione, sono più costosi,ma non apportano i benefici a chi li acquista.

Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono ad occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una farina ad alto tasso di estrazione (circa 80%) sarà meno chiara in quanto contiene anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco (strato aleuronico); in relazione al contenuto in ceneri (minerali) possono essere essere denominate farina tipo 0, tipo 1 o tipo 2. Quando la percentuale di estrazione giunge al 100% si ottiene la cosiddetta farina integrale, cioè uno sfarinato comprensivo del germe ma anche di crusca

 

Perché la farina 00 “ è veleno della nostra alimentazione” ?

La farina bianca 0″- 00″ è stata privata di 2 parti fondamentali del germe del grano all’interno, vitamina E,  e la crusca all’esterno viatamina B, ed altri minerali.

Una dieta basata principalmente su prodotti realizzati con farina 0-00″ è la causa principale della malnutrizione, costipazione, stanchezza e nonchè di numerose malattie croniche.

Più prodotti raffinati una persona mangia più insulina deve essere prodotta dal suo organismo per trasformarli . L’insulina favorisce il deposito di grasso intorno all’addome, si ingrassa nel tempo, il pancreas diventa così carico di lavoro che la produzione di insulina si blocca, e ipoglicemia o diabete vengono a galla, ci siamo ammalati senza ritorno.

La farina usata per fare il pane bianco è sbiancata chimicamente, proprio come quando usi la candeggina per sbiancare i tuoi vestiti. Così, quando mangi il pane bianco, o altri prodotti confezionati con la farina 00″ mangi anche i residui chimici degli sbiancanti contenuti.

 

 

RICORDIAMOCI CHE LA STORIA E’ CICLICA

L’economia mondiale ha da sempre avuto un cuore cinese,  con grande sorpresa per tutti noi, pieni e ciechi di come va il mondo, il cerchio sta per chiudersi nuovamente…..

Dall’anno mille che il baricentro economico e politico di conseguenza, andava costantemente spostandosi verso ovest….

Si è preoprio così, nell’anno mille due terzi della capacità produttiva del nostro globo erano concentrati fra India e Cina, sì perchè tutto incominciò proprio ad Est, sono proprio loro le due superpotenze dell’Epoca,  l’Europa è una piccola periferia impoverita e frantumata in mille piccoli regni, perlopiù in continua guerra fra loro, e fanno fatica a mantenersi a galla;     Il periodo dell’antica Roma con il suo Impero è andato in mille pezzi, l’America non esiste ancora è in età precolombiana, la sua capacità economica è pari a zero.

Bisogna arrivare nel XIV –  XVII secolo per vedere l’inizio del consolidamento dei grandi stati Europei grazie  alle nuove tecnologie navali, Spagna Portogallo ed Olanda gettano le basi al nuovo commercio mondiale, l’America c’è esiste ma non ha ancora peso sull’economia mondiale, la Cina e l’India sono in lieve declino Amsterdam nel 1609 apre la prima borsa al mondo, l’economia si sposta verso ovest.

 

 

Tutte le guerre sono guerre di banche

 

L’ex amministratore delegato di Goldman Sachs, – e capo del gruppo di analisti internazionali presso la Bear & Stearns a Londra.

FONTE: WASHINGTONBLOG.COM

Nomi Prins,  sostiene che “Per tutto il secolo che ho esaminato,  e che ha avuto inizio con il Panico del 1907 …,

quello che ho rilevato, accedendo agli archivi di ogni presidenza, è che nel corso di numerosi eventi e periodi particolari i banchieri sono sempre stati in costante comunicazione con la Casa Bianca – e non solo nel riguardo a temi finanziari e di politica economica, e quindi di politica commerciale, ma anche al riguardo ad argomenti strettamente legati alla I Guerra Mondiale, alla II Guerra Mondiale e poi alla Guerra Fredda, tutto ciò in termini di piani e progetti di espansione politica dell’America, intesa come superpotenza assoluta del mondo, alimentata dalla sua espansione finanziaria e monetaria,  attraverso lo sviluppo della propria comunità bancaria.”

***

All’inizio della I Guerra Mondiale, Woodrow Wilson, aveva adottato una politica di neutralità, ma quelli della Banca Morgan, la più potente banca del tempo, che durante la I Guerra Mondiale aveva raccolto oltre il 75% dei finanziamenti per le forze alleate, indussero Wilson fuori dalla sua posizione di neutralità prima di quanto avesse voluto fare,  dato il loro forte desiderio di essere in qualche modo coinvolti nella guerra. Ora, dall’altro lato di quella guerra, c’era, ad esempio, la National City Bank, che, anche se lavorava a fianco della Morgan nel finanziamento ai francesi e agli inglesi, non si faceva problemi a lavorare anche per finanziare alcune cose sul fronte tedesco, come anche fece la Chase…

Quando Eisenhower divenne presidente, gli Stati Uniti stavano vivendo quest’espansione, fornendo, sotto la sua guida, aiuti e sostegni militari a quei paesi sotto la cosiddetta “minaccia” di essere sopraffatti dal comunismo … Quello che fecero i banchieri fu l’insediamento di presidi in zone come Cuba e Beirut in Libano per stabilire delle roccaforti statunitensi nella Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.  E fu così che finanza e politica estera iniziarono a essere molto ben allineate.

Poi, negli anni ’70, divennero un po’ meno allineate, poiché mentre l’America continuava la sua politica estera di espansione, i banchieri trovarono il petrolio e fecero uno sforzo immane per attivare delle nuove relazioni in Medio Oriente, relazioni che poi il Governo Americano finì con il seguire. Ad esempio, in Arabia Saudita ed altri luoghi simili, ottennero l’accesso ai petrodollari per poi riciclarli in debiti dell’America Latina e altre forme di prestiti nel resto del mondo.   Questo faceva in quegli anni il Governo Americano.

La JP Morgan, inoltre, aveva acquisito il controllo dei 25 principali quotidiani americani, allo scopo di propagandare l’opinione pubblica statunitense pilotandola in favore dell’entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale.

E possiamo dirlo:  molte grandi banche hanno realmente finanziato I Nazisti.

Nel 1998 la BBC riportò che La Barclays Bank ha accettato di pagare $ 3.6 milioni a favore degli ebrei i cui beni erano stati sequestrati dai rami francesi della banca britannica durante la seconda guerra mondiale”.

***

La Chase Manhattan Bank ha ammesso di aver sequestrato, durante la Seconda Guerra Mondiale, circa 100 conti intestati ad ebrei nella sua filiale di Parigi…. “Recenti rapporti non classificati dal Tesoro degli Stati Uniti sulle attività di Chase a Parigi nel 1940 indicano che la branch locale ha lavorato in stretta collaborazione con le autorità tedesche per bloccare i beni degli ebrei”.

Il New York Daily News riportò, lo stesso anno: “I rapporti tra la Chase ed i nazisti, a quanto pare, erano piuttosto amichevoli, talmente che Carlos Niedermann, capo della filiale Chase di Parigi,  scrisse al suo supervisore di Manhattan che la ‘banca godeva di molta stima presso i funzionari tedeschi’ e vantava ‘una rapida crescita dei depositi’ (Newsweek).”

La lettera di Niedermann fu scritta nel maggio del 1942, ovvero cinque mesi dopo che i giapponesi avevano bombardato Pearl Harbor e che gli Stati Uniti erano entrati in guerra contro la Germania.

Nel 1999 la BBC riportò che: “Una commissione governativa francese, indagando sul sequestro dei conti bancari ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale,  riferì che erano coinvolte cinque banche americane: Chase Manhattan, JP Morgan, Guaranty Trust Co. di New York, la Banca della città di New York e American Express.  Emerse inoltre che le loro branch di Parigi consegnarono agli occupanti nazisti circa un centinaio di questi conti”.

Uno dei principali quotidiani britannici – il Guardian – riportò nel 2004 che: “Il nonno di George Bush, (padre di George H.W., padre di Bush), il compianto senatore degli Stati Uniti Prescott Bush,  era amministratore e socio in società che trassero largo profitto dal loro coinvolgimento nel finanziare la Germania nazista”.

The Guardian ha ottenuto la conferma, da documenti dell’Archivio Nazionale degli Stati Uniti recentemente scoperti, che la società di cui Prescott Bush era amministratore fu direttamente coinvolta con gli architetti finanziari del Nazismo.
I suoi rapporti di affari…continuarono fino a che il patrimonio della società fu sequestrato nel 1942 nell’ambito del Trading with Enemy Act (legge che sequestrava i beni di chi aveva fatto affari con il nemico in tempo di guerra n.d.t.).

***

Alcuni documenti rivelarono che la ditta per cui Prescott Bush, la Brown Brothers Harriman (BBH), agì come base statunitense per  l’industriale tedesco Fritz Thyssen, che contribuì a finanziare Hitler nel 1930 prima di cadere con lui alla fine del decennio. The Guardian ha materialmente visto la prova che dimostra che Bush è stato il direttore della UnionBanking Corporation  di New York (UBC), che rappresentava gli interessi di Thyssen negli Stati Uniti, e continuò a lavorare per la banca anche dopo che l’America entrasse in guerra.

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Bush fu uno dei membri fondatori della banca (UBC).  … La banca era stata fondata da Harriman e dal suocero di Bush per mettere una banca statunitense al servizio dei Thyssen, la più potente famiglia di industriali della Germania.

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Alla fine del 1930, la Brown Brothers Harriman, che si considerava la più grande banca privata d’investimento del mondo, e la UBC, avevano acquisito e trasferito milioni di dollari in oro, petrolio, acciaio, carbone e buoni del tesoro USA alla Germania,  alimentando e finanziando l’ascesa di Hitler fino alla guerra.

Tra il 1931 e il 1933 la UBC acquisì più di 8 milioni di dollari in oro, di cui 3 milioni inviati all’estero. Secondo i documenti visti dal Guardian, dopo la sua istituzione, la UBC trasferì $ 2 milioni di dollari a conti BBH e tra il 1924 e il 1940 il suo giro di affari sfiorò in media i 3 milioni di dollari, scendendo solo saltuariamente a 1 milione.

***

La UBC fu colta in flagrante a gestire una società di comodo americana per la famiglia Thyssen otto mesi dopo che l’America era entrata in guerra, e si scoprì che era questa la banca che aveva finanziato in parte l’ascesa di Hitler al potere.

In verità, la banche spesso finanziano entrambi i lati di una guerra:

(Il San Francisco Chronicle documentò che anche Rockefeller, Carnegie e Harriman finanziarono i programmi eugenetici nazisti ma di questo parliamo un’altra volta…).

Anche la Federal Reserve ed altre banche centrali hanno contribuito ad iniziare delle guerre finanziandole.

Il militare Americano più decorato nella storia ha dichiarato che la guerra è un racket, e ha aggiunto: “Non dimentichiamoci dei banchieri che hanno finanziato la grande guerra. Se c’e’ qualcuno che ne ha tratto profitto, quelli sono stati i banchieri.”

Le grandi banche hanno anche riciclato denaro sporco per i terroristi.  Quell’ impiegato di una grande banca che ha fatto la soffiata sulle  operazioni di riciclaggio di denaro per i terroristi ed i cartelli della droga, ci dice: che la grande banca sta ancora aiutando i terroristi: “La gente deve sapere che il denaro è tuttora convogliato attraverso la HSBC direttamente verso chi compra le armi ed i proiettili che uccidono i nostri soldati…Le banche che finanziano i terroristi è un fatto che riguarda tutti gli Americani, nessuno escluso.”

Ha anche detto“E’ una cosa tremendamente disgustosa che le nostre banche, il 9 settembre del 2013, STIANO ANCORA finanziando i terroristi”.

Leggete qui: Secondo la BBC ed altre fonti, Prescott Bush, JP Morgan e altri investitori importanti, hanno anche finanziato un colpo di stato contro il presidente Franklin Roosevelt, nel tentativo – fondamentalmente – di attuare un regime fascista negli Stati Uniti. Leggere quiqui,qui e qui.

Kevin Zeese scrive“Gli americani stanno imparando a riconoscere il legame tra il comparto militare/industriale e gli oligarchi di Wall Street, una connessione che risale agli inizi dell’impero americano moderno. Le banche hanno sempre tratto profitto dalla guerra perché il debito creato dalle banche si traduce in un grasso bottino di guerra per la grande finanza; e perché sono state utilizzate per aprire i paesi esteri agli interessi corporativi e bancari degli Stati Uniti”.

Il Segretario di Stato William Jennings Bryan, ha scritto: “C’erano grandi interessi bancari legati alla guerra mondiale poiché grandi erano le opportunità di profitto”.

Ora molti storici riconoscono che un motivo nascosto alle origini dell’entrata in guerra degli Stati Uniti era quello di tutelare gli interessi degli investitori statunitensi. Grandi interessi commerciali statunitensi avevano fortemente investito negli alleati europei prima della guerra: “Nel 1915, la neutralità degli Americani fu oggetto di critica, mentre banchieri e commercianti iniziarono a prestare denaro e a offrire prestiti alle parti interessate dal conflitto, anche se le Grandi Potenze ne ricevettero di meno. Tra il 1915 e il 1917, gli Alleati ricevettero 85 volte l’importo prestato alla Germania”.  Il totale dei dollari prestati a tutti i mutuatari alleati in questo periodo fu di 2.581,3 milioni di dollari.

I banchieri ritennero che, se la Germania avesse vinto la guerra, i loro prestiti agli alleati europei non sarebbero stati rimborsati. Il più grande banchiere statunitense dell’epoca,  J.P. Morgan ed i suoi associati, fecero di tutto pur di trascinare gli Stati Uniti in guerra a fianco dell’Inghilterra e della Francia.  Morgan disse: “Abbiamo convenuto che dobbiamo fare tutto ciò che è legittimamente in nostro potere per aiutare gli alleati a vincere la guerra il più presto possibile”.  Il Presidente Wilson, che in campagna elettorale disse che avrebbe tenuto gli Stati Uniti fuori dalla guerra, alla fine vi entrò allo scopo di proteggere gli investimenti delle banche americane in Europa.

Il Marine più decorato nella storia, Smedley Butler, ci ha parlato delle sue guerra combattute per le “banche americane”. Ci ha detto: “Ho alle spalle 33 anni e 4 mesi di servizio militare attivo e ho trascorso la gran parte di questo tempo a fare il supersoldato per quelli del Big Business, per Wall Street e per tutti i grandi banchieri.  In poche parole, sono stato un camorrista, un gangster del capitalismo. Nel 1914 ho aiutato a mettere in sicurezza il Messico e soprattutto Tampico per gli interessi petroliferi degli Stati Uniti. Ho contribuito a rendere Haiti e Cuba dei luoghi decenti per i “ragazzi” della National City Bank;  per aiutarli ad arricchirsi ho contribuito allo stupro di una mezza dozzina di repubbliche dell’America Centrale, a beneficio di Wall Street.   Dal 1902 al 1912 ho aiutato a “purificare” il Nicaragua per la International Banking House degli Brown Brothers. Nel 1916 ho portato alla luce la Repubblica Dominicana per gli interessi americani dello zucchero. Ho aiutato a rendere l’ Honduras un posto adeguato per le compagnie frutticole americane nel 1903. In Cina, nel 1927, ho fatto in modo che la Standard Oil passasse indisturbata.  Guardando indietro, avrei potuto dare dei buoni suggerimenti ad Al Capone. Il massimo che è riuscito a fare è stato imporre il suo racket in tre distretti: io l’ho fatto su tre continenti.”

In “Confessioni di un Sicario Economico”, John Perkins descrive in che modo i prestiti della Banca Mondiale e del FMI sono utilizzati per generare profitti per le imprese statunitensi e debiti enormi per i paesi in difficoltà, consentendo così agli Stati Uniti di poterli facilmente controllare. Non è una sorpresa che ex-ufficiali militari come Robert McNamara e Paul Wolfowitz  abbiano continuato a dirigere la Banca Mondiale.  Il debito di questi paesi verso le banche internazionali assicura agli Stati Uniti il loro controllo, forzandoli in un certo senso ad entrare nella “coalizione dei volenterosi”, quella che ha contribuito attivamente all’invasione dell’Iraq, o ad acconsentire all’insediamento nel loro territorio di basi militari statunitensi.  Se i paesi si rifiutassero di “onorare” i loro debiti, la CIA o il Dipartimento di Difesa farebbero in modo da fargli rispettare la volontà politica degli Stati Uniti, provocando colpi di stato o compiendo azioni militari.

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Sono sempre più numerose le persone coscienti della stretta connessione tra il mondo bancario ed il mondo bellico…

l’Italia abbia più rispetto della sua civiltà

 

 

«Ciò di cui ha più bisogno il popolo italiano, di questi tempi, è il rispetto di se stesso». 

La piaga generalizzata della corruzione pubblica: della stagione di Mani Pulite «non rimane nulla, non è andata  a fondo nelle coscienze sia dei cittadini, che nelle istituzioni»,

Sarà perché, come recita un vecchio adagio,   « i paesi spesso hanno i governi che si meritano » ?   

« C’è una malattia interna al popolo italiano, che lo corrompe e lo divora è la classe politica che come una piovra si insinua dappertutto, occupa tutti gli spazi », come sia stato possibile che « si sia  potuto aggiungere alla corruzione precedente un nuovo tipo dicorruzione», assicurando impunità allargando le maglie della giustizia , riferendosi alle leggi ad personam «che non servono ad altro che ad una classe politica  de ai suoi complici ». La domanda spontanea è: alle prossime elezioni cosa succederà?                                                        l’Italia  in questo  modo sta negando a se stessa  la sua stessa storia, la sua stessa cultura quella che l’ha fatta grande, ed oggi la umilia.

L’Italia, quella che  ha suscitato vere e proprie passioni nella gente: com’è che si è lasciata «cadere così in basso»? Non molto tempo fa, L’Italia è stata un esempio per l’Europa, con Garibaldi, con Verdi». Letteratura, arti, filosofia. Com’è accaduto che è caduta, gli Italiani hanno ceduto alle tentazioni,   Io credo, per quel motivo che fa cadere i popoli: le tentazioni della  corruzione che veleggia e trasporta verso la disfatta di una civiltà.».

ARRIVA LA DEFLAZIONE NEL 2014 ?

 

 

Intervista esclusiva al Columnist economico del Telegraph Ambrose Evans Pritchard:

PRITCHARD: “L’ITALIA RISCHIA IL COLLASSO NEL 2014”

DEFLAZIONE– Dalle colonne del Telegraph, Lei ha scritto spesso come i paesi dell’Europa del sud dovrebbero formare un cartello e parlare con un’unica voce nel board della Bce e nei vari summit per forzare quel cambiamento di politica necessario a rilanciare le loro economie. Ritiene che il sistema euro possa ancora salvarsi o giudica migliore per un paese come l’Italia scegliere il ritorno alla propria valuta nazionale?

Quello che serve in Europa oggi è uno shock economico sul modello dell’Abenomics. Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, insieme alla Francia devono smettere di fare finta di non avere un interesse in comune da tutelare.

Questi paesi hanno i voti necessari per forzare un cambiamento. La Bce oggi non sta rispettando gli obblighi previsti dai trattati e non solo per il target del 2%, dato che nei trattati non si parla solo d’inflazione, ma anche di crescita e di occupazione. Il dato dello 0,8% di ottobre è un autentico disastro per l’andamento della traiettoria di lungo periodo del debito. Senza un cambio di strategia forte, l’Italia sarà al collasso nel 2014. Il paese ha un avanzo primario del 2.5% del PIL e ciononostante il suo debito continua ad aumentare. Il dramma dell’Italia non è morale, ma dipende dalla crisi deflattiva cui è costretta per la sua partecipazione alla zona euro.
MONTI,DEFLAZIONELa politica è fatta di scelte e di coraggio. Fino ad oggi non si è agito per impedire che si dissolvesse il consenso politico dell’euro in Germania. Ma oggi c’è una minaccia più grande e se Berlino non dovesse accettare le nuove politiche, può anche uscire dal sistema. Il ritorno di Spagna, Italia e Francia ad una valuta debole è proprio quello di cui i paesi latini hanno bisogno. Del resto, la minaccia tedesca è un bluff ed i paesi dell’Europa meridionale devono smascherarlo. L’ora del confronto è arrivato.

– Il problema è che i governi attuali dell’Europa meridionale sembrano ipnotizzati dall’incantesimo del “più Europa” e non prendono in considerazione altre soluzioni. Da cosa dipende?

Recentemente ho avuto modo di incontrare a Londra il primo ministro italiano Enrico Letta ed abbiamo parlato proprio di questo. Alla mia domanda sul perché non si facesse promotore di un cartello con gli altri paesi dell’Europa in difficoltà per forzare questo cambiamento, il premier italiano mi ha risposto che secondo lui sarà Angela Merkel a mutare atteggiamento nel prossimo mandato e venire incontro alle esigenze del sud. Si tratta di un approccio assolutamente deludente. Enrico Letta, come anche Hollande in Francia, è un fervente credente del progetto di integrazione europea e non riesce ad accettare che l’attuale situazione sia un completo disastro. Questo atteggiamento non gli permette di comprendere le ragioni per cui l’euro sia divenuto così disfunzionale per i paesi membri.

– Coloro che sostengono che i paesi dell’Europa meridionale non possono tornare alle loro monete nazionali utilizzano due motivazioni in particolare: l’enorme inflazione conseguente all’inevitabile svalutazione ed il fatto di non poter poi reggere la concorrenza di colossi commerciali come la Cina. Le giudica corrette? 

DEFLAZIONNE IN DISCESASi tratta, in entrambi casi, del contrario esatto della realtà. L’euro è un’autentica maledizione per le esportazioni, che dipendono dai prezzi e dal tasso di cambio. I paesi europei sopravvalutati a causa della moneta unica hanno perso una quota importante del loro mercato globale a disacapito della Cina. Con Pechino che tiene lo yaun sottovalutato e con una moneta enormemente sopravvalutata, molte aree dove l’industria italiana eccelle sono inevitabilmente in crisi. Una crisi che dipende dal tasso di cambio.
Per quel che riguarda l’inflazione, qualora l’Italia dovesse procedere ad un collasso disordinato e caotico dell’euro, il paese potrebbe perdere nella prima fase il controllo dei prezzi. Ma oggi quest’ultimi sono già fuori controllo. Nei paesi dell’Europa meridionale è in corso una grave crisi di deflazione che rischia di riproporre il “decennio perso” del Giappone con contorni inquietanti per quel riguarda l’andamento debito/Pil. In Italia è passato dal 120% al 133% in due anni: si tratta di una trappola che sta portando il paese al collasso. Il problema da combattere oggi è la deflazione e non l’inflazione. 
L’esperienza attuale dell’Italia e degli altri paesi della zona euro è molto nota in Gran Bretagna. Nel nostro paese ci sono stati due esempi similari di crisi di deflazione e svalutazione interna: agli inizi degli anni ’30 con il sistema del Gold Standard e nella crisi dello SME del 1991-1992. In entrambi i casi, il Regno Unito ha determinato la rottura del sistema e restaurato il controllo totale della propria valuta nel momento in cui gli interessi del paese erano messi a rischio. I critici al tempo utilizzavano la stessa argomentazione dell’inflazione, ma nel 1931 all’uscita del Gold Standard, in una situazione di deflazione interna, non vi è stato alcun aumento incontrollato dei prezzi, con lo stimolo monetario e la svalutazione che sono stati la premessa per la ripresa dalla Grande Depressione. La stessa identica esperienza l’abbiamo vissuta nel 1992 con la crisi dello Sme.
Spesso si tende ad avere un approccio superficiale alle questioni economiche e questo non aiuta il dibattito politico. Se dovesse lasciare l’euro, l’Italia dovrebbe optare per un grande stimolo monetario da parte della Banca d’Italia, una svalutazione ed una politica fiscale sotto controllo. Questa combinazione garantirebbe al paese una transizione tranquilla e nessuna crisi fuori controllo.   

– Molto spesso coloro che reputano insostenibile il ritorno alle monete nazionali paventano anche l’insostenibilità di poter sopportare le inevitabili ritorsioni economiche della Germania. Si tratta di una minaccia credibile? 

PENTOLONENon c’è nulla di più falso. E’ negli interessi della Germania gestire l’eventuale uscita di un paese membro nel modo più lineare, regolare e tranquillo possibile. Nel caso di un deprezzamento fuori controllo della Lira, ad esempio, il più grande sconfitto sarebbe Berlino: le banche ed assicurazioni tedesche che hanno enormi investimenti in Italia sarebbero a rischio fallimento; ed inoltre, le industrie tedesche non potrebbero più competere con quelle italiane sui mercati globali. Sarebbe interesse primordiale della Bundesbank acquisire sui mercati valutari internazionali le lire, i franchi, pesos o dracme per impedirne un crollo. Si tratta di un punto molto importante da comprendere: nel caso in cui uno dei paesi meridionali dovesse decidere di lasciare il sistema in modo isolato, è nell’interesse dei paesi economici del nord Europa, in primis la Germania, impedire che la sua valuta sia fuori controllo e garantire una transizione lineare. Tutte le storie di terrore su eventuali disastri che leggiamo non hanno alcuna base economica.

– In diversi suoi articoli recenti, Lei dichiara come la spinta al cambiamento arriverà dalla Francia. Quale sarà l’elemento che lo determinerà in concreto?

Con la disoccupazione che cresce a livelli non più controllabili, Hollande, che ha posto come suo obiettivo primario della sua presidenza quello dell’occupazione, ha perso ogni credibilità e sta arrivando al limite di sopportazione con l’Europa. 

Quello che sta accadendo oggi alla Francia è l’esatta riproposizione delle dinamiche economiche che il paese ha vissuto dal 1934 al 1936, quando con il Gold Standard il paese si trovava in una situazione di deflazione, disoccupazione di massa e non aveva gli strumenti per ripartire. I dati sono arrivati ad un livello insostenibile nella presidenza Laval nel 1935 ed ha determinato un cambiamento politico rivoluzionari nel 1936: la vittoria del Fronte Popolare. La Francia di oggi è in una situazione simile al 1935, con i dati economici che continuano a peggiorare di mese in mese, ed una svolta come quella del 1936 si avvicina. Basta vedere la tensione dei protestanti in Bretagna o i risultati crescenti del Fronte Nazionale per comprenderlo.  

– Sarà Le Pen ad imprimere questo cambiamento?

governi ostili.jpgL’ascesa del Fronte Nazionale è incredibile, ma non penso che prenderà mai il potere. Quello che accadrà sarà però altrettanto rivoluzionario, in quanto costringerà gli alri partiti, soprattutto i gaullisti, a modificare la loro politica. Il programma di Le Pen è chiaro: uscita immediata dall’euro – con il Tesoro francese che proporrà un accordo con i creditori tedeschi, se questi non l’acceteranno la Francia tornerà lo stesso al franco e le perdite principali saranno per la Germania – e poi referendum sull’Ue sul modello inglese. Sono argomenti che incontrano la simpatia di un numero crescente di persone in modo trasversale e gli altri partiti non possono più ignorarli. Il Fronte Nazionale sta forzando gli altri partiti a cambiare la loro agenda e realizzare che non possono semplicemente avere la stessa opinione di Berlino e Bruxelles.

– In molti paesi stiamo assistendo alla fusione dei partiti conservatori e socialisti a difesa dell’austerità di Bruxelles e contro le intenzioni di voto degli elettori. Il voto dei Parlamenti nazionali sulle leggi di stabilità ormai non conta più ed i governi aspettano solo l’approvazione della Commissione. Infine, i paesi si stanno indebitando per finanziare organizzazioni inter-governative come il Mes, che prenderà decisioni fondamentali per la vita delle popolazioni nei prossimi anni e non ha all’interno meccamismi di trasparenza e di controllo democratico. Ma cosa sta diventando l’Unione Europea?  

obbedienza cieca.jpgLa difficoltà oggi è quella di comprendere il perché la creazione dei vari strumenti di coesione federale decisi dall’Ue abbiano creato un sistema così disfunzionale. Il problema fondamentale è la mancanza del controllo delle imposte e della spesa da parte di un Parlamento eletto democraticamente. Non è un caso che la guerra civile inglese sia iniziata nel 1640 quando il re ha cercato di togliere questi poteri al Parlamento o che la rivoluzione americana sia scoppiata quando questo potere è stato tolto da Londra a stati come Virginia o il Massachusetts, che lo esercitavano da tempo. Sono esempi anglosassoni, ma ce ne sono tanti altri di come le fondamenta della democrazia risiedono nel controllo del budget e delle imposte da parte di organi eletti dal popolo. Quello che sta accadendo all’Ue è, al contrario, il tentativo di darne la gestione a strumenti e strutture sovranazionali, che non hanno alcun fondamento con nessun Parlamento. E’ estremamente pericoloso e chiaramente anti-democratico.  L’argomento che viene usato spesso in sua difesa è che si tratta di un primo passo antidemocratico si, ma che serve per completare la federazione sul modello statunitense. Il sistema americano sarebbe il modello logico da imitare, ma non è realizzabile: non c’è il consenso politico nei cittadini europei e per gli Usa vi erano sistemi, istituzioni e tradizioni completamente differenti. François Heisbourg  nel suo utlimo libro centra alla perfezione questo punto: non si può creare un’Unione politica con l’obiettivo di salvare l’euro. E’ ridicolo. La federazione deve essere subordinata ad i grandi ideali che plasmano una società e non per salvare una moneta. I paesi devono tornare alla realtà sociale al più presto e non devono pensare a strumenti di ingegneria finanziaria per far funzionare qualcosa che non può funzionare.

– Il referendum voluto da Cameron per la rinegoziazione della partecipazione del Regno Unito all’Ue trova il favore di un numero crescente di paesi, soprattutto nel nord Europa. Cosa si attende dal voto inglese?

balle bolle.jpg  La prima reazione in Europa quando Cameron ha lanciato il referendum è stata quella di definire gli inglesi “stupidi suicidi”. L’argomento era quello che Londra avrebbe perso mercato e si sarebbe rassegnata al declino economico. Si tratta di argomentazioni ridicole. Le persone che hanno ancora ben compreso come funziona l’Unione Europea, come quelle con cui mi sono confrontato alla Conferenza Ambrosetti a Como in settembre, sanno che l’uscita del Regno Unito sarebbe si un disastro, ma non per Londra, per l’Ue. Il progetto europeo si basa su tre gambe, una delle quali è la Gran Bretagna, l’Olanda ed i paesi scandinavi. E senza una di queste, l’Ue è finita, perché la chimica interna cambierebbe e sarebbe particolarmente difficile soprattutto per la Francia mantenere i sottili equilibri con la Germania. La decisione inglese è un enorme avviso a Bruxelles: l’integrazione è andata troppo oltre il volere popolare e le popolazioni vogliono indietro alcuni poteri. La Costituzione europea è stata rigettata da un referendum in Francia ed Olanda. I trattati recenti non sono stati posti al giudizio del popolo, tranne che in Irlanda, ma costringendola a votare fino all’accettazione. Questa fase in cui si procede senza consultare i cittadini è finita. Questo tipo di arroganza è finito. 

– Nel maggio del prossimo anno ci saranno le elezioni per il Parlamento europeo, un test fondamentale per i partiti e movimenti scettici verso Bruxelles. L’Ue non sarà più la stessa  

Da studioso dell’economia mi trovo in difficoltà a rispondere. Posso dire che oggi il pericolo maggiore per i paesi dell’Europa meridionale si chiama crisi deflattiva, che potrebbe presto trasformarsi in una depressione economica in grado di rendere fuori controllo la traiettoria debito/Pil. E’ un potenziale disastro. In questo contesto, la politica si deve porre l’obiettivo del ritorno di una serie di poteri sovrani delegati a Bruxelles e le elezioni europee del prossimo maggio saranno un evento potenzialmente epocale: i partiti scettici dell’attuale architettura istituzionale potrebbero essere i primi in diversi paesi – l’Ukip in Gran Bretagna, il Fronte Nazionale in Francia, il Movimento cinque Stelle in Italia, Syriza in Grecia ed in altri paesi – e sarà la possibilità per le persone di esprimere la loro irritazione e frustrazione contro le scelte da Bruxelles. Un blocco politico importante potrà distruggere questo “mito artificiale” che si è costruito: l’Ue non sarà più la stessa e sarà costretta ad essere meno ambiziosa e comprendere che molte delle sue prerogative devono tornare agli stati nazionali. I governi di Italia, Spagna, Francia devono riprendere il pieno controllo delle vite dei loro cittadini e non pensare all’allargamento all’Ucraina o alla Turchia. Si tratta dell’ultima battaglia.

 

lavoro.jpgOPINIONI E DISCUSSIONI :

 

La permanenza dell’Italia nell’euro ha dato vantaggi enormi a una ristretta fascia sociale.

 Il suo progressivo arricchimento, cui non intende più rinunciare, è avvenuto a discapito di tutte le altre classi, che dopo dieci anni di moneta unica si ritrovano fortemente impoverite, a causa di governi a loro favorevoli.

 Ma soprattutto, questa classe sociale, è stata  privata dei mezzi necessari non solo al recupero di condizioni accettabili ma alla stessa sussistenza, ciò a causa della deflazione salariale e del forte aumento della disoccupazione, le leggi sull’imigrazione, volutamente schiaviste,  che sono solo alcuni tra gli effetti collaterali della moneta unica.

 La sua tremenda efficacia quale mezzo di drenaggio e di spostamento della ricchezza dal basso verso l’alto si è dimostrata appieno nel “piccolo” dei patrimoni individuali, come nel grande dell’industria e ancor più nella dimensione degli stati.

In tale ambito, infatti, vediamo che i paesi già in partenza più ricchi hanno accresciuto fortemente il loro vantaggio nei confronti degli altri.

 Di sicuro dal punto di vista economico e mercantile, ma più che mai da quello inerente il predominio politico.

 Il che, non solo permette loro di guidare l’azione comunitaria nell’ulteriore perseguimento dei loro interessi, ma dimostra la modalità strumentale con la quale osservano lo stesso istituto comunitario.

 Inteso non in termini di cooperazione e armonizzazione,  quali mezzi di sviluppo finalizzato all’ottenimento di un benessere ragionevolmente condiviso a fini di pace tra i popoli d’Europa, ma esclusivamente quale sistema atto a favorire la spoliazione dei più forti nei confronti dei più deboli. Malgrado tale filosofia inqualificabile, gli stati predoni alla perenne ricerca di un rafforzamento della loro egemonia, i loro politici e il loro apparato massmediatico pretendono addirittura di additare le vittime della loro azione di rapina a esempi da condannare, in quanto pigri, scialacquatori e parassiti.

 

Lo scopo è evidente: si cerca in tal modo di dare non solo una giustificazione a quel comportamento ladronesco, ma addirittura di dissimularlo, nascondendolo per l’appunto dietro alle pretese malefatte di coloro per i quali è stata appositamente coniata la definizione sprezzante di PIIGS. A livello nazionale, trascurando sfumature inessenziali, il potere politico rappresentato dai partiti tradizionali, con il supporto mediatico da essi controllato, si impegna nel sostenere le tesi politiche prevalenti in sede comunitaria. Mentre riguardo agli equilibri interni e’ totalmente schierato nella difesa a oltranza degli interessi della minoranza che dalla moneta unica ha avuto di più. Al fine di spingere questo scenario fino alle conseguenze estreme, politici e media persistono nel negare la valenza violentemente redistributiva e discriminante della moneta unica, nonché la sua funzione devastatrice dei valori umani, ormai uniformati alla totale e definitiva mercificazione dell’individuo. Eseguita, oltretutto, secondo gli stessi identici criteri deflazionistici che hanno giustificato l’abbattimento dei salari e del potere d’acquisto delle classi subalterne. Continuano inoltre a voler imporre la raffigurazione di una realtà del tutto inesistente che vorrebbero sostanziare con la politica degli annunci a getto continuo, nella speranza si avverino i loro contenuti di ottimismo farneticante che inneggia a una ripresa annunciata fin dal 2008 ma sempre posticipata all’anno venturo. Cosa del tutto impossibile se prima non si eliminano le cause che hanno portato alla situazione attuale, ma soprattutto costantemente smentita dai dati degli istituti nazionali di statistica, che rispondono comunque alle medesime necessità del potere politico, da quelli delle società private di revisione e da quelle di sondaggio. Credo sia questa la chiave di lettura per le risposte che Letta ha dato ad Ambrose Pritchard Evans, columnist economico del Telegraph, da lui riportate nell’intervista linkata. Nel merito del suo tenore e dei suoi contenuti, salta agli occhi l’enorme, incolmabile differenziale nei confronti delle scialbe minestrine ammannite dal giornalismo italiano, a ulteriore dimostrazione di quali siano il ruolo, i compiti e la sudditanza al volere del più forte da parte dei nostri tanto stimati Signorini Grandi Firme.

OSSIESONE DELLA CRESCITA IMPOSSIBILE

OSSESSIONE CRESCITA OBBLIGATORIA   

 

L’ossessione della crescita ha travolto il nostro interesse per la sostenibilità, la giustizia e la dignità umana. Ma le persone non sono merci da usare e gettare,  il valore della vita si trova fuori dallo sviluppo economico all’infinito,  ed PIL, crescita,inquinamentoè pura utopia pensarlo

La crescita illimitata è la pura fantasia di economisti, imprese e politici, è tecnicamente e preticamente impossibile.  Attualmente a questo andamento nel 2020 ci occorre un mondo e mezzo, per soddisfare le richieste di energia acqua ed aria respirabile. Gli economisti la vedono come una misura del progresso, altri scienziati la ritengono una corsa verso la morte.  Non è attuabile come risultato, che il prodotto interno lordo (PIL), che dovrebbe misurare la ricchezza delle nazioni, è diventato sia il numero più potente che il concetto dominante del nostro tempo. Tuttavia, la crescita economica e di ricchezza individuale,  nasconde la povertà creata attraverso la distruzione della natura, la quale a sua volta porta a comunità incapaci di provvedere più a se stesse. 

Durante la seconda guerra mondiale, mentre l’industria bellica è in piena attività, e subito dopo, il concetto di crescita fu presentato come una misura per la movimentazione delle risorse.   Il PIL si basa sulla creazione di un confine artificiale e fittizio, il quale parte dal presupposto che se produci ciò che consumi, non produci. In effetti, la “crescita”, misura la trasformazione della natura in denaro e dei beni comuni in merci, al disopra del fabbisogno interno es produco 20 consumo 10. 

PIL, crescita,inquinamentoCosì i magnifici cicli naturali di rinnovamento dell’acqua e delle sostanze nutritive sono qualificati non produttivi. I contadini di tutto il mondo, che forniscono il 72% del cibo, non producono PIL; le donne che coltivano o fanno la maggior parte dei lavori domestici, non producono PIL,  non rispettano questo paradigma di crescita.    Una foresta vivente che produce l’ossigeno per farci vivere, non contribuisce alla crescita, ma quando gli alberi vengono tagliati e venduti come legname, abbiamo la crescita, anche se moriamo tutti asfissiati.    Le società e le comunità sane ed in buona salute,  non contribuiscono alla crescita,   ma la malattia crea crescita attraverso, ad esempio, la vendita di medicine brevettate, la droga crea PIL, ammazziamoci tutti.

L’acqua disponibile come bene comune, che contribuisce alla nostra salute,  condiviso liberamente e protetto da tutti noi cittadini,  viene fornita a tutti indistintamente, essa è la vita.  Tuttavia, essa non crea crescita o PIL.    Ma però quando la Coca-Cola la consuma a dismisura, estrae l’acqua e con essa riempie le bottiglie di plastica, l’economia cresce.       Ma questa crescita é basata sulla creazione di povertà, la distruzione del pianeta,  sia per la natura che si degrada,  sia per le comunità locali, per l’acqua estratta al di là della capacità della natura di rigenerarsi, si crea una carestia d’acqua.

PIL, crescita,inquinamentoNella stessa ottica, l’evoluzione ci ha regalato il seme. Gli agricoltori lo hanno selezionato, allevato e lo hanno diversificato,  esso è la base della produzione alimentare. Un semplice seme che si riproduce  e si moltiplica, produce semi sufficienti per la prossima stagione, è vita così come il cibo. Tuttavia, il contadino bravo e previdente che salva i semi di anno in anno, è contro lo sviluppo,  non contribuisce  alla crescita, non produce PIL .

Ciò che crea e rinnova la vita, ma non porta a profitti.

La crescita inizia quando i semi vengono modificati, brevettati e geneticamente resi sterili, portando gli agricoltori ad essere costretti a comprare di più ogni stagione, questo è il PIL. 

La natura si impoverisce, la biodiversità é erosa danneggiata, ed è così che  una risorsa aperta a tutti, si trasforma in una merce brevettata a vantaggio di pochi.

L’acquisto di semi ogni anno, é una ricetta per l’indebitamento dei poveri contadini dell’India. E da quando é stato istituito il monopolio dei semi, l’indebitamento degli agricoltori é aumentato. Dal 1995, oltre 270.000 agricoltori in India sono stati presi nella trappola del debito e si sono suicidati. 

La povertà è anche ulteriore spreco, quando i sistemi pubblici vengono privatizzati. (svenduti )

La privatizzazione di acqua, elettricità, sanità e istruzione, genera sì crescita attraverso i profitti.

Ma genera anche povertà, costringendo la gente a spendere grandi quantità di denaro per ciò che era prima disponibile a costi accessibili,  come bene di tutti e comune.

Quando ogni aspetto della vita é commercializzato e mercificato, vivere diventa difficile, e molto  più costoso, e la gente diventa sempre più povera. 

Sia l’ecologia che l’economia sono nate dalla stessa radice – “oikos”, la parola greca per casa.

Fino a quando l’economia è stata incentrata sulla famiglia, essa riconosceva e rispettava le sue basi nelle risorse naturali e i limiti del rinnovamento ecologico.

Essa era focalizzata a provvedere ai bisogni umani di base all’interno di questi limiti.

L’economia era basata sulla famiglia, ed era anche incentrata sulle donne ed i loro limiti.

Oggi l’economia è separata sia dai processi ecologici, cosa serve al pianeta, che dai bisogni fondamentali della popolazione planetaria, e si oppone ad ambedue.

Mentre la distruzione della natura veniva motivata da ragioni di creazione della crescita, la povertà e l’espropriazione aumentavano. Oltre ad essere insostenibile, ricordiamoci sempre che con questo andamento di crescita ed inquinamento, nel 2020, ci occorre un pianeta e mezzo per soddisfarci e non morire, moriranno in tanti a vantaggio di pochi, cosa che  è anche economicamente ingiusta. 

PIL, crescita,inquinamentoIl modello dominante di sviluppo economico é infatti diventato contrario alla vita. Quando le economie sono misurate solo in termini di flusso di denaro, i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri e finiranno per morir. E i ricchi possono essere ricchi in termini monetari – ma anche loro sono poveri e di stenti come avviene regolarmente oggi,  nel contesto più ampio di ciò che significa essere umani.

Nel frattempo, le richieste del modello attuale dell’economia stanno portando a guerre per le risorse come quelle per il petrolio, guerre per l’acqua, guerre alimentari. Ci sono tre livelli di violenza implicati nello sviluppo non sostenibile. Il primo é la violenza contro la terra, che si esprime come crisi ecologica. Il secondo é la violenza contro l’uomo, che si esprime come povertà, miseria e migrazioni. Il terzo é la violenza della guerra e del conflitto, come potente caccia alle risorse che si trovano in altre comunità e paesi per i propri appetiti illimitati. 

L’aumento del flusso di denaro attraverso il PIL, a questo punto  si è dissociato dal valore reale, ma coloro che accumulano risorse finanziarie possono poi reclamare pretese sulle risorse reali delle persone, la loro terra e l’acqua, le foreste e i semi. Questa sete conduce essi all’ultima goccia d’acqua e all’ultimo centimetro di terra del pianeta, ne occorre più di uno.

Questa non è la fine della povertà. É la fine dei diritti umani e della giustizia.

Gli economisti e premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen, hanno riconosciuto che il PIL non coglie la condizione umana e hanno sollecitato la creazione di altri strumenti per misurare il benessere delle nazioni.

 

Questo é il motivo per cui paesi come Bhutan hanno adottato la felicità nazionale lorda al posto del prodotto interno lordo per calcolare il progresso. Abbiamo bisogno di creare misure che vadano oltre il PIL, ed economie che vadano al di là del supermercato globale, per ringiovanire la ricchezza reale. Dobbiamo tener presente che la vera valuta della vita é la vita stessa.