MONARCHIA MONETARIA

Il riscatto della sovranità monetaria:

dal denaro-debito, al denaro-credito

di Andrea Cavalleri e Oscarrafffone

Il primo punto del programma di Io amo l’Italia, è il recupero della propria sovranità monetaria.

Abbattiamo la Monarchia monetaria, molti non sanno neppure cosa sia, per questo ora lo spiegheremo.

La moneta è una questione centrale per regolare l’economia, di ogni stato e tra stati singoli, ed anche per avere la libertà di realizzare le proprie scelte interne agli stati. Se i politici che eleggiamo dipendono dalle decisioni altrui di concedere più  o meno i soldi, significa che non governano veramente (chi governa fa, il politico attuale invece dice: “Farei, ma non ho i soldi”, oppure: “Devo prendere brutti provvedimenti, per un problema di soldi”) e quindi viviamo in una finta democrazia, perché non sono le persone elette a prendere le decisioni che contano, ma le banche private che decidono sugli stati.

Sovranità monetaria significa dunque in primo luogo che lo Stato recupera la possibilità di avere soldi propri, (battendo propria moneta) e non solo in prestito come avviene adesso, per giunta in maniera macchinosa, ed a dir poco truffaldina, quella attuale  è una MONARCHIA DELLE BANCHE PRIVATE che governano sugli stati.

Ma significa anche contrapporre due visioni del denaro. Una illogica, ingiusta e aritmeticamente fallimentare, che chiamiamo denaro-debito (che è quella vigente) e un’altra, compatibile col buon senso e la realtà, che chiamiamo denaro-credito, che è stata alla base della prosperità di alcune nazioni e di alcuni casi di veri e propri boom economici nella storia (attualmente la Svizzera e la Norvegia adottano un regime molto prossimo al denaro-credito). Il paragone tra questi due modelli chiarirà il problema del perché  della sovranità monetaria.

1) Denaro – debito

 

Allora vediamo di illustrare senza troppi tecnicismi come funziona il nostro sistema monetario (“nostro” in quasi tutto il mondo tranne alcune eccezioni molto significative). Noi stiamo praticando un’economia basata sul debito, perché a ogni banconota che maneggiamo, ed a ogni transazione bancaria, anche attiva, ad ogni acquisto o vendita corrisponde un debito, ( c’è chi si prende una quota in interessi ) in quanto il denaro stesso che adoperiamo esiste in forma di debito. Questo sistema, inaugurato alla fine del 1600 in Inghilterra,( in forma diversa, forse migliore. ) una MONARCHIA, ed è stato via via,  perfezionato sino alla forma attuale, una estorsione continuativa sui popoli.

 

Punto primo: esiste un ente preposto all’emissione del denaro e questo ente si chiama banca centrale. Se il denaro è emesso dalla banca centrale è legale, se è emesso da altri enti, questi sono considerati falsari,   la Banca dovrebbe essere di stato. ( oggi non sempre è così )

Punto secondo, la banca centrale presta questo denaro a chi lo chiede, in cambio di garanzie. Queste garanzie, normalmente titoli obbligazionari, costituiscono il debito che è di due tipi: il debito pubblico e il debito privato. Il debito pubblico è quello che contrae lo stesso Stato che lo ha stampato, attraverso i buoni del tesoro, cioè le cambiali che emette per ricevere il proprio denaro in prestito, il debito privato è quello che emettono i singoli o le imprese per avere credito, ad esempio le ipoteche dei mutui, le obbligazioni delle società o altro ancora, però in Europa ci sono in mezzo le banche private, che rastrellano altri interessi, oltre quelli sul debito pubblico..

Punto terzo, questo denaro viene prestato a interesse. Si potrebbe pensare che questo fatto sia di poco conto, cioè che un interesse del 3 o del 4 per cento non influisca troppo sull’economia. Questo perché si pensa di pagare gli interessi solo quando si contrae un prestito personalmente, ma le cose non stanno così. Lo Stato per primo si indebita e recupera i soldi tramite le tasse. Ma anche gli imprenditori si indebitano per finanziare le proprie imprese. Il costo degli interessi che si sommano sui costi produttivi si amplificano, viene semplicemente scaricato sul prezzo dei beni di consumo. Negli anni ’80 in Germania è stato fatto un conto di quanto incidono gli interessi sui prezzi di vendita dei beni di uso comune. E’ risultato che pesano per il 45% del costo. Ci sono molte buone ragioni di credere che oggi le cose vadano ancora peggio.

Come avviene la contabilizzazione? La banca crea il denaro dal nulla (la copertura aurea è stata abolita dagli anni ’70) prestandolo lo iscrive nella lista dei passivi, scrive negli attivi i titoli che pareggiano il prestito e l’interesse corrisponde all’utile della banca. In realtà in Europa, in base al trattato di Maastricht, il giro è un po’ più complicato perché la banca centrale presta i soldi alle banche commerciali ed esse li prestano allo Stato ed ad ogni altro soggetto. Le banche commerciali restituiscono il prestito con gli interessi alla banca centrale in denaro, ma anche in titoli. Ovviamente l’interesse con cui la banca centrale presta alle banche commerciali viene ricaricato di un interesse superiore, perché le banche commerciali “devono pur guadagnarci”. Le banche commerciali hanno un altro strumento di guadagno attraverso l’espansione del credito: è il meccanismo della riserva frazionaria, che costituisce l’eccezione alla regola che la banca centrale sia l’unico emettitore di denaro. La banca commerciale, se ha un capitale di due può prestare fino a cento e riscuotere gli interessi su cento, in base al calcolo che i clienti della banca non ritireranno simultaneamente i depositi e quindi presta virtualmente anche ciò che non ha. In realtà la riserva frazionaria non funziona come emissione di denaro, ma come moltiplicatore di quello che esiste, quindi consente alla banca di guadagnare moltissimi interessi sul capitale, anche quello che non ha, ( autorizzando un falsario per legge )ma impone alla stessa banca di rientrare precipitosamente dei crediti in caso diminuisca il capitale. Ovvero con 20.000 la banca può prestare un milione, ma se un cliente ritira 20.000 in banconote la banca deve rientrare di un milione prestato.

Come funziona tutto il meccanismo? Innanzitutto notiamo, a livello di numeri, che il sistema funziona in negativo, cioè il denaro che deve ritornare all’organismo di emissione è maggiore di quello emesso, perché gravato degli interessi. Ovvero se chiamiamo 100 il totale del denaro emesso, come fanno i debitori a restituirne 104 (capitale più 4% interesse) se il totale esistente sul territorio è 100? La risposta è che non possono e quindi devono chiedere altro denaro in prestito per pagare gli interessi. Questo meccanismo impone di aumentare inesorabilmente il debito. Se localmente un operatore economico può andare in attivo, è perché lo fa a discapito di altri, in quanto, a livello globale, la massa monetaria totale è controllata dalla banca centrale che la gestisce come debito.

In secondo luogo bisogna notare che lo Stato deve imporre tasse per pagare gli interessi sul debito (è bene sapere che per l’Italia questi interessi ammontano a oltre il 20% degli introiti fiscali totali). Se il prestito di capitale viene rinnovato con altri titoli di debito (cioè quando scadono i Bot vengono emessi nuovi Bot per ripagarli, con uno “schema Ponzi”) gli interessi (l’utile della banca) vanno pagati forzosamente. Quindi la banca centrale riscuote una tangente su tutti gli atti economici per il solo fatto che le transazioni avvengono in denaro.

In terzo luogo questa contabilizzazione difficilmente rispecchia la realtà. Infatti in realtà esiste un credito di base che è la natura: il sole scalda, la terra accoglie i semi, le piante crescono le mucche fanno il latte, nel sottosuolo c’è il petrolio e così via. Il lavoro dell’uomo aumenta e perfeziona questi beni e i soldi dovrebbero essere un simbolo per scambiarsi beni e servizi. Col denaro-debito invece si lavora per dovere di pagare un debito astratto e per avere il diritto di scambiare solo una parte dei frutti del proprio lavoro perché oltre la metà sono ipotecati all’origine. (In realtà tra tasse dirette e indirette la pressione fiscale è ben più alta del 50% e tocca il 70%. Gli oneri finanziari di questo 70%, cioè la quota che va alla banca senza il ritorno di nessun bene o servizio, supera il 20%).

Per concludere  questo sistema impone l’utopia della crescita continua (se bisogna pagare gli interessi, per non accrescere il debito occorre produrre un guadagno pari all’interesse. Ragionamento che ha valore locale, ma non globale, come già detto). Questa è la ragione per cui vi dicono che l’economia va male se non cresce (in un sistema logico anche un’economia stabile andrebbe bene). E bisogna notare che viene dichiarato sacro il debito e relativa la persona umana, in quanto si impongono gravi limitazioni alle persone in nome di un debito puramente numerico da rifondere.

Perché è stato scelto questo sistema? Tutto ruota attorno al fatto che le banche centrali sono di proprietà privata. Esse sono delle Spa a scopo di lucro e gli azionisti (cioè i proprietari) sono le banche commerciali. Quindi gli azionisti di riferimento delle banche (cioè i padroni delle banche) incassano le tasse dello Stato (dall’Italia nella misura superiore al 20%). E’ chiaro che attorno a questo sistema ruotano degli interessi enormi, non solo di denaro, ma anche di potere, dato che le banche centrali scrivono le leggi bancarie, determinano l’espansione e la restrizione del credito e, in definitiva, regolano tutta la libertà economica (e, indirettamente non solo quella economica).

La ragione che viene addotta per sostenere la privatezza della banca centrale, è che se lo Stato emettesse direttamente il denaro, non resisterebbe alla tentazione di emetterne troppo, causando un’inflazione disastrosa. Per correttezza bisogna rammentare che, se è vero che si sono verificati alcuni rari episodi di questo tipo, non si rammentano mai i numerosi episodi contrari, clamorosamente virtuosi.

Questa ragione inoltre è molto pretestuosa, in quanto, a fronte di un rischio di mala amministrazione politica, si pratica un conflitto di interessi bancario presente ed effettivo (non un rischio) con uno strangolamento dell’economia reale, tosata alla radice dalla finanza (esempio, i 17.000  miliardi della Fed stampati di nascosto nel 2008).

2) Denaro-credito

Come possiamo descrivere il denaro-credito? E’ innanzitutto un denaro di proprietà dello stato che lo produce, che circola senza essere gravato di interesse, non solo ma deve essere di proprietà del portatore, non dell’emettitore, in parole povere e semplici, le banconote che avete in tasca oggi, non sono soldi, ma bensì cambiali, rappresentano il debito da restituire, più gli interessi dovuti.

Il motivo di queste caratteristiche va ricercato nella natura del denaro stesso e nella radice del suo valore. Noi, in un sistema economico maturo, siamo soliti identificare il denaro con i beni da esso acquistabili, anzi valutiamo il denaro più dei beni stessi come si nota dal fatto che quando si vende un oggetto si prende meno di ciò che si spende per acquistarlo. In realtà la moneta è solo un simbolo che adoperiamo come mezzo di scambio per i beni e servizi che produciamo col nostro lavoro.

Questo simbolo (il denaro) vale per convenzione e il valore lo conferisce chi lo accetta. Ovvero il panettiere accetta un soldo in cambio di un chilo di pane, perché si fida di poter spendere quel soldo e acquistare mezzo litro di vino. Il valore del denaro dunque non è materiale ma è spirituale e consiste nella ragionevole certezza che spendendo il mio denaro otterrò i beni e servizi che mi necessitano. Il tutto è basato sulla fiducia reciproca che tutti intendono scambiare i frutti del proprio lavoro, perché così la vita funzionerà meglio per tutti, e per farlo adottano un’unità di misura del valore economico, una scritta su una cartaccia, che è il denaro. Dunque l’ente che emette la cartaccia non può essere padrone del lavoro dei cittadini e della loro fiducia. Da qui segue che il denaro deve essere del portatore. Ovviamente il supporto del denaro (la cartaccia) ha un costo, per altro irrisorio, che va pagato, ma il lavoro e la fiducia sono di chi li mette, non di chi fornisce la carta per registrarli. Quindi niente interesse.

Come potrebbe avvenire l’emissione di denaro-credito? Il denaro è una faccenda importante perché molte scelte concrete passano proprio per la decisione di come spenderlo. Dunque l’ente adatto a emettere il denaro-credito è quello che rappresenta meglio e più largamente la comunità che lo adopera, cioè lo stato. L’emissione sarebbe la cosa più semplice di questo mondo: in base alle decisioni e alle necessità della comunità civile, si stamperebbe il denaro in abbondanti quantità (se eccessive possono sempre essere ritirate con le tasse) e il debito pubblico non esisterebbe. Ciò significherebbe, ad esempio in Italia adesso, di poter eliminare almeno un quarto delle tasse vigenti, con migliori condizioni per le aziende che potrebbero investire senza interessi, assumere personale, aumentando così l’occupazione,e  con essa la spesa, e con essa il lavoro delle aziende, e con esso ulteriore impiego, l’ingranaggio verrebbe ben lubrificato senza costi aggiunti.

Anche le politiche sociali, quali lo stipendio alle casalinghe, gli sgravi per i figli, la sanità e l’istruzione gratuite per tutti, non costerebbero nulla. Le ricadute del denaro-credito sull’intero sistema economico sarebbero estremamente benefiche.

Come si stabilirebbe il valore del denaro credito? Esiste un meccanismo naturale che porta ad adeguare il potere d’acquisto del denaro con i beni effettivamente disponibili sul mercato: è la cosiddetta inflazione. Cioè se esistono 100 kg di pane al costo base di 1 soldo/kg e si offrono 110 soldi per comprarli, il pane aumenterà di prezzo da 1 soldo al kg a 1,1 e verrà venduto tutto il pane esaurendo tutto il denaro.

Il rischio di inflazione dannosa lo si ha solo quando i prezzi crescono così vertiginosamente da incrinare la fiducia reciproca (che corrisponde, come abbiamo visto sopra, al valore del denaro).

Ma una moderata inflazione è la garanzia che tutti i beni reali, quelli che contano, sono stati distribuiti. L’inflazione non piace a chi vive di rendita, perché diminuisce il valore dei risparmi o delle rendite, la banca infatti sventola sempre il rischio di inflazione, tuttavia molti si dimenticano di rispondere che, in compenso, l’inflazione premia chi lavora e premia l’economia reale rispetto a quella virtuale. Basta considerare il caso

 

opposto, detto deflazione, per cui se esistono i soliti 100 kg di pane a 1 soldo al kg e vengono offerti 80 soldi, resteranno 20 kg invenduti, su cui il panettiere andrà in perdita. La volta successiva il fornaio farà 20 kg in meno, licenziando il garzone perché ha meno lavoro, il garzone non avrà più i soldi per comprare il pane e la richiesta di pane diminuirà ancora. Come si vede, a causa della mancanza della cartaccia con su scritti i numeri (il denaro) tutto il ciclo economico si deprime. Non solo, ci dobbiamo interrogare sulla moralità di un sistema che in presenza del pane disponibile e simultaneamente dell’affamato, condanna l’affamato a morire di fame, non perché manchi il pane, ma perché manca un pezzetto di cartaccia con su scritti dei numeri.

Per chi ha valore il denaro-credito? Anche se non lo sembra, questa è una domanda molto importante. Dire che vale per tutte le persone della comunità che ha deciso di accettarlo, ad esempio lo Stato italiano, è ovvio, ma vediamo cosa significa questo. Il denaro gratuito viene emesso come corrispettivo dei beni e servizi prodotti col lavoro della nazione, li rappresenta. Però se bisogna acquistare all’estero non se ne può stampare in più, (come fa il dollaro) perché andrebbe a rappresentare qualcosa di altri. Pertanto gli scambi internazionali dovrebbero essere regolati dallo Stato sotto forma di baratti (esempi vari, Cina, 3 reich etc etc) o accordi di cooperazione, oppure gestiti in denaro dai privati, senza emissione di nuova moneta. La seconda conseguenza è che il denaro-credito vale per quelle comunità che riescono a soddisfare in modo sostanzialmente autosufficiente i bisogni primari (mangiare, vestire, abitare). In caso contrario, la dipendenza dall’estero per i bisogni essenziali minerebbe il valore e la stabilità della moneta. Tornando all’esempio del panettiere, se l’Italia comprasse tutto il pane dall’estero e il suo fabbisogno fosse di 100 kg, finché gli altri Stati inviano il pane questo costerà 1 soldo al kg, ma se per problemi di trasporto, di raffreddore del contadino straniero, o di bisticcio con l’altro Stato, questo ci inviasse solo 10 kg di pane, non solo il prezzo decuplicherebbe in un sol giorno, ma si avrebbero gravi ripercussioni sociali. Si ribadisce che l’autosufficienza necessaria è quella relativa ai bisogni primari. Se infatti si avesse un problema analogo col fabbisogno di playstation, in caso di scarso approvvigionamento non accadrebbe nulla di irreparabile, anzi qualche bambino leggerebbe un libro in più, il che non sarebbe neppure male. (In questo senso la globalizzazione non è stata un frutto dell’attuale sistema finanziario, ma uno strumento per imporlo e sottoporre a ricatto chi optasse per sistemi alternativi).

Come funziona tutto il meccanismo?  Se nel caso del denaro-debito bisogna lavorare per avere i soldi (oppure morire di fame) nel caso del denaro-credito i soldi sono disponibili. Quale problema sorge dunque? Che occorre lavorare per dare significato ai soldi stessi. Tornando all’esempio del fornaio, se lo Stato istituisse un reddito di cittadinanza (perfettamente fattibile) il panettiere potrebbe dire: “Oggi non lavoro, tanto ho i soldi”, va a spasso, non fa il pane e quando vuole comprare da mangiare il pane non c’è, cosicché deve provare con scarsa soddisfazione a mangiarsi i soldi, che dunque non valgono più niente. Quindi, se nel caso del denaro-debito si lavora per ricatto e affannosa necessità, nel caso del denaro-credito si lavorerebbe per necessaria assunzione di responsabilità. Questa responsabilità potrebbe essere assunta collettivamente, tramite opportuna legislazione che premiasse il merito (magari non in denaro, dato che ce l’hanno tutti) imponesse degli impegni minimi e reprimesse  i fannulloni. Tra l’altro, l’assenza di costo del denaro potrebbe promuovere facilmente la piena occupazione e portare, una volta raggiunte le quote produttive desiderate, a diminuire gli orari di lavoro. In questo meccanismo si nota una grande assente: la finanza! Infatti se i soldi si fanno a volontà a costo zero, non ha senso lavorare per fare più soldi, o fare soldi coi soldi (veramente non ha molto senso neppure col denaro-debito ed è una forma parassitaria resa possibile dalla rarità del denaro) il senso ritornerebbe dove c’è: nella realtà. La finanza sarebbe dunque sostituita da comitati esecutivi che decidono dove allocare le risorse (reali, non cartacee) e avrebbe larghi spazi di democrazia potendo ricorrere, per i progetti strategici, a sottoscrizioni o referendum.

Piccolo paragone tra i due modelli.  Lo Stato deve costruire un ponte che costa 100 soldi. Con il denaro-debito attuale deve mettere in vendita buoni del tesoro per 100 soldi, trovare chi li compra e, se gli acquirenti scarseggiano, alzare i tassi di interesse per invogliarli a comprare. Quando racimola il denaro costruisce il ponte e si ritrova con un debito di 100 su cui paga gli interessi. Con il denaro-credito lo Stato stampa 100 soldi, costruisce il ponte e tutto è finito lì, in perfetto pareggio di bilancio.

Tutte le incombenze che ora i privati addossano allo Stato, come il sostegno ai disabili, agli anziani, a tutte le categorie improduttive e che ne aumentano il debito, i cui interessi fungono da moltiplicatore (del debito pubblico e dunque delle tasse) possono essere provvedute grazie al denaro-credito senza aggravio di debito.

Lo Stato ha le risorse per affiancarsi ai privati come imprenditore, colmando i vuoti strategici dell’economia (ad es mancano i calzolai, lo stato apre una calzoleria) e portando alla piena occupazione.

Infine esiste un addentellato importante che riguarda la sede del potere. Con il denaro-debito, la banca centrale emette tutto il denaro (con cui si possono comprare tutti i beni e servizi dello Stato, ad esempio la Bce emette tutti gli euro con cui si può comprare tutta l’Europa). Poiché emettendo il denaro lo presta, lo emette come proprietaria, dunque la banca centrale appare proprietaria dello Stato (ad esempio la Bce si atteggia a proprietaria di tutti i beni e servizi d’Europa, in pratica, proprietaria dell’Europa e si comporta di conseguenza, vedi lettera-diktat di Trichet e Draghi al governo italiano, nonché le leggi per togliere decisionalità ai governi non “in regola” con i conti).

A questo punto la politica diventa subordinata alla finanza, con un grosso deficit democratico e di legittimità: la finanza, un’attività privata i cui dirigenti non sono eletti da nessuno ma ricercano il lucro di pochi azionisti, al pari di un Monarca con i suoi cortigiani, impartiscono ordini alla politica i cui rappresentanti, al contrario eletti dal popolo in vista del bene comune, non possono decidere quasi niente.

Il denaro-credito, per funzionare bene, esige invece una politica dirigista (economia politica dunque e non “mercato” che è alla mercé del più forte, del più scaltro o di quello con meno scrupoli) che, prevedendo la creazione della moneta da parte dello Stato, gli fornisce anche il mezzo concreto per attuarla.

Abbattiamo la DEBITOCRAZIA. Non paghiamo un “Euro” per responsabilità che non sono nostre!

 

MONARCHIA MONETARIAultima modifica: 2018-07-27T16:18:42+02:00da oscarrafffone
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento