E’ Bruxells che ha ucciso a Genova ?

è Bruxelles che ha ucciso a Genova ?

 

Perché il ponte Morandi era in mano ai Benetton?

 

Tratto da: comedonchisciotte.org

 

Il 7 febbraio 1992, veniva firmato il Trattato di Maastricht, che entrerà in vigore l’anno successivo, nel 1993. Il ’93 è l’anno in cui il governo Ciampi istituisce il Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni;

Sempre in quell’anno gli accordi del ministro dell’industria Paolo Savona* con il Commissario europeo alla concorrenza Karel Van Miert e quelli del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta con Van Miert, impegnano l’Italia a fare la messa in piega alle aziende di Stato perché divengano appetibili per gli investitori privati”.

A partire dal governo Ciampi del ‘93, come si è detto, le tappe furono serrate: 1) i già citati accordi Italia-Van Miert, che stipulavano la ricapitalizzazione della siderurgia italiana a patto che la si privatizzasse, e l’azzeramento del debito delle aziende di Stato per lo stesso fine, cioè la svendita ai privati. 2) 1997-2000, il grande salto nella svendita dei beni pubblici col centrosinistra, che stabilisce il record europeo delle privatizzazioni (ENI, S. Paolo Torino, Banco di Napoli, SEAT, Telecom, INA, IMI, IRI con SME, Alitalia, ENEL, Comit, Autostrade ecc.)”.

L’Italia doveva farsi la messa in piega, svendersi cioè ai capitali privati, pena l’esclusione dall’euro, come stipulato nero su bianco dagli accordi del Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni di Ciampi e celebrato poi dal Libro Bianco delle privatizzazioni di Vincenzo Visco”.

E’ così che il ponte Morandi finì poi nelle mani di uno scherano speculatore privato e con termini di concessione scandalosi ma pienamente approvati da Bruxelles nel suo furore d’imporre le privatizzazioni all’Italia che ambiva ad entrare nell’Eurozona.

 

Da allora:

Lo Stato italiano perse ogni possibilità di tutelare l’Interesse Pubblico nella maggioranza degli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini.

E qui trovate i veri colpevoli di questa strage, perché…… è compito dello Stato vigilare in prima istanza, e CON SPESA SOVRANA, sui propri figli e se esso abdica a queste prerogative, la prima colpa di catastrofi come questa è sua, e in particolare della forza sovranazionale che gli impose quella ignobile abdicazione.

Infatti…… i Benetton sono entità speculative private, e quando gli speculatori sono lasciati liberi di agire da uno Stato evirato, non puoi né devi aspettarti alcun riguardo per le vite umane.

Gli speculatori privati sono bestie da millenni, e tali rimarranno in eterno.

Gli Stati moderni nacquero proprio per controllarli, ma per farlo devono rimanere SOVRANI. Noi fummo evirati quel 7 febbraio 1992.

Quindi ripeto con forza…se lo Stato mette nelle mani di speculatori privati gli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini – come la Sanità o le Infrastrutture essenziali – ma sa di non aver più i mezzi sovrani per COSTRINGERLI all’INTERESSE PUBBLICO esso è scientemente complice della loro immoralità da profitto, e quindi è il primo colpevole dei conseguenti drammi.

Ma… … lo è ancor più lo strapotere a Bruxelles che ve lo costrinse. E allora chi ha uno straccio di morale non si nasconda dietro ai cavilli di certa stampa: la responsabilità materiale e morale per i (tantissimi) morti che sono seguiti a quella CRIMINALE ESAUTORAZIONE di uno Stato sovrano sono solo di chi la volle in Europa, e dei ‘padri’ italiani dell’euro. E’ una Monarchia che governa sugli Stati, per depredarli di tutto.

 

 

 

 

 

 

Tratto dal fatto quotidiano:

C’è qualcosa di osceno nella protervia con cui Autostrade per l’Italia, davanti ai cadaveri, cita contratti e penali. L’idea che una società, miracolata da una concessione statale priva di senso economico e sociale, ricordi che in base ai documenti firmati avrebbe diritto a 20 miliardi di euro anche se venisse provata la sua responsabilità per i morti di Genova è un fatto che scuote le coscienze. Un accordo del genere (oltretutto in parte coperto da segreto di Stato) è un contratto capestro. Chiunque coltivi ancora in sé un minimo senso di giustizia può facilmente capire quale sia la truffa di quella concessione ultra decennale prolungata in tutta fretta.

Secondo il contratto anche in caso di accordo rescisso per colpa grave alla società controllata dalla famiglia Benetton spettano per anni versamenti miliardari. Non abbiamo idea del perché politici di diverso colore nel tempo abbiano accettato tutto questo. Sappiamo però che un accordo del genere autorizza le ipotesi peggiori. Che esulano dalla semplice incapacità e inettitudine di tanti governanti protagonisti dell’affare. Più volte in passato noi e altri giornalisti, a partire dai colleghi di Report, abbiamo denunciato e raccontato lo scandalo di queste concessioni. Ma quelle storie e notizie scomparivano presto dai media. Troppo potenti e ricchi i concessionari dello Stato, troppo importanti gli investimenti pubblicitari dei Benetton, perché editori e direttori ricordassero quale era il loro dovere.

Ora, dopo ridicoli tentativi di occultare la verità prendendosela con i No gronda (contrari a un’opera che quando sarà ultimata non porterà alla chiusura del ponte), la morte e la distruzione si occupano purtroppo di rimettere a posto le cose. Dal 2015 chi lavorava sotto il ponte era costretto a ripararsi dalla caduta di pezzi di ferro con delle reti. Le segnalazioni ad Autostrade erano rimaste senza seguito. E solo pochi mesi fa, con procedura d’urgenza, era stata indetta una gara per le riparazioni di piloni e tiranti. Questo basta per far comprendere che a Genova chi poteva e doveva intervenire non ha voluto farlo per tempo.

Ma non è tutto. Perché, mentre si scava ancora tra le macerie, Autostrade e i suoi azionisti comunicano che in 5 mesi sono in grado di rifare il ponte. Dimostrando che dietro alle loro passate scelte c’era solo la volontà di moltiplicare utili già scandalosamente alti.

Noi non sappiamo come finirà questa storia. Sappiamo però che se vogliono avere ancora diritto di cittadinanza in questo Paese ex ministri, ex premier, ex sottosegretari protagonisti dell’affare e la famiglia Benetton devono presentarsi agli italiani per chiedere con umiltà perdono. Spetta invece al Parlamento il compito di trovare la strada legislativa e di diritto per annullare quella clausola sui soldi da versare ad Autostrade, in tutta evidenza vessatoria per i contribuenti. Sperando che questa volta i servi dei concessionari di Stato presenti in gran numero alla Camera e al Senato trovino la dignità di tacere. E che invece la stampa italiana ancora oggi impegnata in surreali acrobazie per non mettere nei titoli il cognome Benetton, trovi finalmente il coraggio di parlare.

E’ mia opinione che:

La Monarchia delle Banche, dell’Europa, e delle sue lobbies miliardarie, ci sta fregando in pieno ancora una volta, quanto durerà questa lenta ma progressiva agonia.

 

PRIVILEGI CHE L’EUROPA CONCEDE ALLA GERMANIA

QUEI PRIVILEGI CHE L’EUROPA CONCEDE ALLA GERMANIA

Da:  MILANO FINANZA 7 AGOSTO 2018

 

L’eventuale salvataggio di Alitalia con denaro pubblico apre un’aspra discussione sul merito o meno dell’iniziativa e sulle più generali possibilità di intervento dello Stato nell’economia.               A noi interessa tuttavia partire da un dato di fatto.

L’Italia non ha mai fatto i suoi interessi, e neppure si è accorta, che fin dall’inizio dell’avventura europea veniva permesso ad altri di godere di privilegi e prerogative grottescamente rifiutati ogni qualvolta si trattava invece di salvaguardare l’interesse del proprio Paese.

La Germania è riuscita ad inserire negli articoli del Trattato di Maastricht del 1992 specifiche deroghe agli aiuti di Stato per i territori della ex DDR, mentre a noi è mancato altrettanto coraggio per salvaguardare il nostro Mezzogiorno.

Infatti già dalla prima stesura del Trattato Istitutivo dell’Unione Europea (TUE-Maastricht) e come successivamente ribadito nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE-Lisbona), furono inseriti specifici articoli che vietavano i cosiddetti “aiuti di Stato”.  Venivano però contemporaneamente previste specifiche deroghe per i territori dell’ex Germania Est. La materia è trattata specificatamente negli articoli 87, 88 e 89 del TUE (divenuti poi 107, 108 e 109 col TFUE). Viene prima data la definizione di “aiuto di Stato” e quindi successivamente specificato quelle che sono alcune espresse deroghe.

Ricordiamo intanto i requisiti affinché una misura sia qualificata come aiuto di Stato:

1) origine statale dell’aiuto (ovvero risorse del bilancio pubblico);

2) presenza di un vantaggio selettivo (si aiuta qualcuno o una specifica categoria di soggetti e non l’intera platea dei possibili aventi diritto);

3) si incide sulla concorrenza (aiutando qualcuno a discapito di altri competitor);

4) si incide sugli scambi tra gli Stati membri e quindi sui rispettivi saldi import-export.

Mancando uno solo di questi quattro requisiti la qualifica di aiuto di stato decade.

Sono però da considerarsi “ compatibili ” con la normativa UE, e pertanto vere e proprie deroghe gli aiuti:

  1. Gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori a condizione che siano accordati senza discriminazioni determinate dall’origine dei prodotti;
  2. Gli aiuti quelli destinati ai danni arrecati da calamità naturali o altri eventi eccezionali,
  3. Gli aiuti quelli concessi all’economia di determinate regioni della Repubblica Federale di Germania che risentano della divisione della Germania, nella misura in cui sono necessari a compensare gli svantaggi economici provocati da tale divisione.

Possono inoltre “considerarsi compatibili” anche gli aiuti destinati a:

  1. Volti a favorire lo sviluppo economico  delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso (grave sottoccupazione);
  2. Volti a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro;
  3. Volti ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse;
  4. Volti a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, quando non alterino le condizioni degli scambi e della concorrenza nella Comunità in misura contraria all’interesse comune;

Vi è infine la possibilità da parte del Consiglio UE di stabilire ulteriori deroghe purché approvate a maggioranza qualificata.

I nostri  “ distratti “ delegati alle complesse trattative per la stesura dei trattati non si sono premurati d’inserire delle clausole a favore, ad esempio, del Mezzogiorno d’Italia mentre invece la Germania si preoccupava delle aree ex DDR. Nonostante questa imperdonabile dimenticanza, le deroghe “generiche” consentono però di poter accedere a strumenti ed investimenti importanti purché si sia in grado di motivarne la necessità (grave crisi; tenore di vita anormalmente basso, forte sottooccupazione etc.).

Vi sono quindi interventi che potrebbero essere richiesti anche per il Mezzogiorno senza che siano qualificabili come aiuti di stato.

Iniziative in passato sistematicamente ignorate a differenza della Germania che non solo si era dimostrata capace di attivarle ma addirittura di inserirle nei trattati stessi. Ma ciò che lascia più perplessi è che tale “ favore ” riservato esclusivamente agli ex territori DDR poteva trovare un fondamento ai tempi della firma istitutiva dell’Unione Europea (avvenuta dopo appena 27 mesi dalla caduta del Muro di Berlino). Però, accade poi che nella stesura del trattato di Lisbona (la cui approvazione è avvenuta nel 2009 e cioè 16 anni dopo Maastricht) si sia modificato l’art.87 (divenuto 107) aggiungendo alla stessa lettera c): “ Cioè cinque anni dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare una decisione che abroga la presente lettera ( da aiuti trasformati a rendite di posizione) ”.

 

Pertanto dal 2014 sarebbe stato possibile abrogare tale privilegio, ma nessuno si è preoccupato di sollevare il problema probabilmente per interessi o per non suscitare “dispiacere” alla Germania!

 

L’Unione Europea è stata quindi creata e concepita per favorire certi paesi a discapito di altri ad iniziare dal nostro?

I politici italiani che ci hanno rappresentato dovevano fare gli interessi dei tedeschi, dei francesi, della gran bretagna, oppure i nostri o erano semplicemente o volutamente   “ distratti ”?

Rimane il fatto che un Governo che intende seriamente e concretamente rimettere al centro della propria azione l’interesse nazionale, cioè del popolo Italiano, ha ancora molti strumenti da attivare nonostante i danni arrecati dai “ semplicemente o volutamente distratti “ che lo hanno preceduto.

Se esiste che batta pure un colpo!

Credo fermamente che gli italiani non siano stupidì e meritino finalmente chiarezza perché hanno già abbondantemente “dato”!

A riguardo desidero riproporre una mia opinione, dove auspicavo il ritorno alla CEE, cioè alla vecchia Comunità Economica Europea, andata in pensione con l’istituzione dell’Unione Europea sottoscritta a Maastricht il 7 febbraio 1992, cioè l’istituzione di una Monarchia finanziari e/o bancaria sugli stati. 

            Oscarrafffone

MA QUANTO CI COSTA QUESTA MONARCHIA?

Il ministro per gli Affari Europei Paolo Savona, accusato da più parti di avere un “piano B” per uscire dall’euro, ha invece un piano A.

Lo ha espresso in un’intervista al quotidiano La Verità, presto rimbalzata sulla stampa internazionale, compreso il New York Times.

Vale la pena citarne alcuni brani, nella speranza che alle parole il governo giallo blu (noi preferiremmo poterlo definire sovranista) faccia seguire i fatti, la prima grande novità è la constatazione che “l’Italia vive al di sotto delle proprie risorse, come testimonia un avanzo di parte corrente della bilancia estera”.

Colpiti e affondati, la menzogna che inquina la vita italiana è smontata, poiché da ben 27 anni realizziamo ingenti avanzi primari, usati esclusivamente per pagare interessi, delle banche dei nostri Monarchi, per arricchirli e renderli più arroganti.

L’economista sardo va oltre e pronuncia finalmente frasi che avremmo voluto ascoltare da molto tempo.

“Tale avanzo non può essere attivato, cioè non possiamo spendere per l’incontro tra i vincoli di bilancio. L’avanzo di quest’anno è al 2,7 per cento del PIL, per un valore di 50 miliardi: esattamente ciò che manca alla domanda interna”. Repetita iuvant: i vincoli del cosiddetto fiscal compact, l’imposizione costituzionale del pareggio di bilancio sono costruzioni ideologiche del neo liberismo dogmatico dell’Unione Europea, la corte dei nostri Monarchi, vuole arraffarli. Inoltre, finalmente qualcuno parla di domanda…

La zavorra è una politica di lungo periodo tutta dal lato dell’offerta, perdente per la schiacciante maggioranza della popolazione. Ne è una prova l’obbligo del rapporto del 3 per cento tra il Prodotto Interno Lordo (PIL) e il deficit pubblico. Un limite cervellotico, per alcuni versi astratto, un rapporto tra uno stock (il debito) e un flusso (il PIL), due unità di misura diverse, porre in rapporto le quali è un esercizio da cui non si possono trarre conclusioni vincolanti. “Se la l’UE accetta (il piano)”, continua il ministro, “la crescita del PIL nominale che ne risulterebbe può consentire un gettito fiscale capace di coprire la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di flat tax, salario di cittadinanza e riforma della legge Fornero”.

Lasciamo agli esperti i calcoli aritmetici, concentrandoci sulla difficile premessa, ovvero sull’accettazione da parte degli organi comunitari della proposta italiana. La prima constatazione riguarda il fatto che se l’Italia avesse conservato la sovranità economica, potrebbe svolgere qualunque politica decisa dal governo, cioè dal legittimo rappresentante del popolo italiano. Così non è, le probabilità di accoglienza del ragionevole piano Savona di sapore keynesiano non sono molte, tanto da affermare, a proposito dell’asse franco tedesco, custode dell’immobilismo burocratico e del dogmatismo rigorista dell’Unione, dal quale anche loro ne traggono vantaggio a spese del popolo Italiano, questa Monarchia delle banche  si è trasformata in un organo repressivo della Monarchia Monetaria interno all’Europa, interessato unicamente a contrastare il vituperato “populismo”, ovvero le tendenze sovraniste dei paesi subalterni, che non debbono assolutamente ribellarsi, il più importante dei quali è l’Italia, che deve essere schiava a vita.

Il fallimento dell’ultimo vertice europeo dimostra quanto il frusto direttorio Parigi-Berlino sia inadeguato ad affrontare la drammatica questione dei flussi migratori, ma anche la crisi del sistema bancario, le ulteriori difficoltà economiche determinate dalla svolta protezionistica impressa dagli Usa, la sostenibilità del debito degli Stati, l’insufficienza della BCE, chiusa nel ruolo anacronistico di guardiana della “stabilità” prescritta per l’eternità dal Trattato di Maastricht. La debolezza europea è strutturale, ma l’attuale quadro internazionale, sfavorevole agli interessi mercantilistici della Germania, può consentire qualche spazio alle legittime richieste italiane. La politica del rigore fine a se stesso ha impoverito tutti, fuorché i piani alti del potere finanziario e i colossi industriali e tecnologici. Va dunque cambiata. Le resistenze saranno enormi, ma fa benissimo Paolo Savona ad agitare le acque con una proposta sostenibile e concreta, in grado di risollevare l’Italia, ma nel contempo restituire protagonismo ad un’UE liberata dai fantasmi neo liberisti, in grado di definire un futuro proprio, autonomo dall’ormai obsoleta, ambigua categoria di Occidente, che gli stessi Usa stanno abbandonando.

MONARCHIA MONETARIA

Il riscatto della sovranità monetaria:

dal denaro-debito, al denaro-credito

di Andrea Cavalleri e Oscarrafffone

Il primo punto del programma di Io amo l’Italia, è il recupero della propria sovranità monetaria.

Abbattiamo la Monarchia monetaria, molti non sanno neppure cosa sia, per questo ora lo spiegheremo.

La moneta è una questione centrale per regolare l’economia, di ogni stato e tra stati singoli, ed anche per avere la libertà di realizzare le proprie scelte interne agli stati. Se i politici che eleggiamo dipendono dalle decisioni altrui di concedere più  o meno i soldi, significa che non governano veramente (chi governa fa, il politico attuale invece dice: “Farei, ma non ho i soldi”, oppure: “Devo prendere brutti provvedimenti, per un problema di soldi”) e quindi viviamo in una finta democrazia, perché non sono le persone elette a prendere le decisioni che contano, ma le banche private che decidono sugli stati.

Sovranità monetaria significa dunque in primo luogo che lo Stato recupera la possibilità di avere soldi propri, (battendo propria moneta) e non solo in prestito come avviene adesso, per giunta in maniera macchinosa, ed a dir poco truffaldina, quella attuale  è una MONARCHIA DELLE BANCHE PRIVATE che governano sugli stati.

Ma significa anche contrapporre due visioni del denaro. Una illogica, ingiusta e aritmeticamente fallimentare, che chiamiamo denaro-debito (che è quella vigente) e un’altra, compatibile col buon senso e la realtà, che chiamiamo denaro-credito, che è stata alla base della prosperità di alcune nazioni e di alcuni casi di veri e propri boom economici nella storia (attualmente la Svizzera e la Norvegia adottano un regime molto prossimo al denaro-credito). Il paragone tra questi due modelli chiarirà il problema del perché  della sovranità monetaria.

1) Denaro – debito

 

Allora vediamo di illustrare senza troppi tecnicismi come funziona il nostro sistema monetario (“nostro” in quasi tutto il mondo tranne alcune eccezioni molto significative). Noi stiamo praticando un’economia basata sul debito, perché a ogni banconota che maneggiamo, ed a ogni transazione bancaria, anche attiva, ad ogni acquisto o vendita corrisponde un debito, ( c’è chi si prende una quota in interessi ) in quanto il denaro stesso che adoperiamo esiste in forma di debito. Questo sistema, inaugurato alla fine del 1600 in Inghilterra,( in forma diversa, forse migliore. ) una MONARCHIA, ed è stato via via,  perfezionato sino alla forma attuale, una estorsione continuativa sui popoli.

 

Punto primo: esiste un ente preposto all’emissione del denaro e questo ente si chiama banca centrale. Se il denaro è emesso dalla banca centrale è legale, se è emesso da altri enti, questi sono considerati falsari,   la Banca dovrebbe essere di stato. ( oggi non sempre è così )

Punto secondo, la banca centrale presta questo denaro a chi lo chiede, in cambio di garanzie. Queste garanzie, normalmente titoli obbligazionari, costituiscono il debito che è di due tipi: il debito pubblico e il debito privato. Il debito pubblico è quello che contrae lo stesso Stato che lo ha stampato, attraverso i buoni del tesoro, cioè le cambiali che emette per ricevere il proprio denaro in prestito, il debito privato è quello che emettono i singoli o le imprese per avere credito, ad esempio le ipoteche dei mutui, le obbligazioni delle società o altro ancora, però in Europa ci sono in mezzo le banche private, che rastrellano altri interessi, oltre quelli sul debito pubblico..

Punto terzo, questo denaro viene prestato a interesse. Si potrebbe pensare che questo fatto sia di poco conto, cioè che un interesse del 3 o del 4 per cento non influisca troppo sull’economia. Questo perché si pensa di pagare gli interessi solo quando si contrae un prestito personalmente, ma le cose non stanno così. Lo Stato per primo si indebita e recupera i soldi tramite le tasse. Ma anche gli imprenditori si indebitano per finanziare le proprie imprese. Il costo degli interessi che si sommano sui costi produttivi si amplificano, viene semplicemente scaricato sul prezzo dei beni di consumo. Negli anni ’80 in Germania è stato fatto un conto di quanto incidono gli interessi sui prezzi di vendita dei beni di uso comune. E’ risultato che pesano per il 45% del costo. Ci sono molte buone ragioni di credere che oggi le cose vadano ancora peggio.

Come avviene la contabilizzazione? La banca crea il denaro dal nulla (la copertura aurea è stata abolita dagli anni ’70) prestandolo lo iscrive nella lista dei passivi, scrive negli attivi i titoli che pareggiano il prestito e l’interesse corrisponde all’utile della banca. In realtà in Europa, in base al trattato di Maastricht, il giro è un po’ più complicato perché la banca centrale presta i soldi alle banche commerciali ed esse li prestano allo Stato ed ad ogni altro soggetto. Le banche commerciali restituiscono il prestito con gli interessi alla banca centrale in denaro, ma anche in titoli. Ovviamente l’interesse con cui la banca centrale presta alle banche commerciali viene ricaricato di un interesse superiore, perché le banche commerciali “devono pur guadagnarci”. Le banche commerciali hanno un altro strumento di guadagno attraverso l’espansione del credito: è il meccanismo della riserva frazionaria, che costituisce l’eccezione alla regola che la banca centrale sia l’unico emettitore di denaro. La banca commerciale, se ha un capitale di due può prestare fino a cento e riscuotere gli interessi su cento, in base al calcolo che i clienti della banca non ritireranno simultaneamente i depositi e quindi presta virtualmente anche ciò che non ha. In realtà la riserva frazionaria non funziona come emissione di denaro, ma come moltiplicatore di quello che esiste, quindi consente alla banca di guadagnare moltissimi interessi sul capitale, anche quello che non ha, ( autorizzando un falsario per legge )ma impone alla stessa banca di rientrare precipitosamente dei crediti in caso diminuisca il capitale. Ovvero con 20.000 la banca può prestare un milione, ma se un cliente ritira 20.000 in banconote la banca deve rientrare di un milione prestato.

Come funziona tutto il meccanismo? Innanzitutto notiamo, a livello di numeri, che il sistema funziona in negativo, cioè il denaro che deve ritornare all’organismo di emissione è maggiore di quello emesso, perché gravato degli interessi. Ovvero se chiamiamo 100 il totale del denaro emesso, come fanno i debitori a restituirne 104 (capitale più 4% interesse) se il totale esistente sul territorio è 100? La risposta è che non possono e quindi devono chiedere altro denaro in prestito per pagare gli interessi. Questo meccanismo impone di aumentare inesorabilmente il debito. Se localmente un operatore economico può andare in attivo, è perché lo fa a discapito di altri, in quanto, a livello globale, la massa monetaria totale è controllata dalla banca centrale che la gestisce come debito.

In secondo luogo bisogna notare che lo Stato deve imporre tasse per pagare gli interessi sul debito (è bene sapere che per l’Italia questi interessi ammontano a oltre il 20% degli introiti fiscali totali). Se il prestito di capitale viene rinnovato con altri titoli di debito (cioè quando scadono i Bot vengono emessi nuovi Bot per ripagarli, con uno “schema Ponzi”) gli interessi (l’utile della banca) vanno pagati forzosamente. Quindi la banca centrale riscuote una tangente su tutti gli atti economici per il solo fatto che le transazioni avvengono in denaro.

In terzo luogo questa contabilizzazione difficilmente rispecchia la realtà. Infatti in realtà esiste un credito di base che è la natura: il sole scalda, la terra accoglie i semi, le piante crescono le mucche fanno il latte, nel sottosuolo c’è il petrolio e così via. Il lavoro dell’uomo aumenta e perfeziona questi beni e i soldi dovrebbero essere un simbolo per scambiarsi beni e servizi. Col denaro-debito invece si lavora per dovere di pagare un debito astratto e per avere il diritto di scambiare solo una parte dei frutti del proprio lavoro perché oltre la metà sono ipotecati all’origine. (In realtà tra tasse dirette e indirette la pressione fiscale è ben più alta del 50% e tocca il 70%. Gli oneri finanziari di questo 70%, cioè la quota che va alla banca senza il ritorno di nessun bene o servizio, supera il 20%).

Per concludere  questo sistema impone l’utopia della crescita continua (se bisogna pagare gli interessi, per non accrescere il debito occorre produrre un guadagno pari all’interesse. Ragionamento che ha valore locale, ma non globale, come già detto). Questa è la ragione per cui vi dicono che l’economia va male se non cresce (in un sistema logico anche un’economia stabile andrebbe bene). E bisogna notare che viene dichiarato sacro il debito e relativa la persona umana, in quanto si impongono gravi limitazioni alle persone in nome di un debito puramente numerico da rifondere.

Perché è stato scelto questo sistema? Tutto ruota attorno al fatto che le banche centrali sono di proprietà privata. Esse sono delle Spa a scopo di lucro e gli azionisti (cioè i proprietari) sono le banche commerciali. Quindi gli azionisti di riferimento delle banche (cioè i padroni delle banche) incassano le tasse dello Stato (dall’Italia nella misura superiore al 20%). E’ chiaro che attorno a questo sistema ruotano degli interessi enormi, non solo di denaro, ma anche di potere, dato che le banche centrali scrivono le leggi bancarie, determinano l’espansione e la restrizione del credito e, in definitiva, regolano tutta la libertà economica (e, indirettamente non solo quella economica).

La ragione che viene addotta per sostenere la privatezza della banca centrale, è che se lo Stato emettesse direttamente il denaro, non resisterebbe alla tentazione di emetterne troppo, causando un’inflazione disastrosa. Per correttezza bisogna rammentare che, se è vero che si sono verificati alcuni rari episodi di questo tipo, non si rammentano mai i numerosi episodi contrari, clamorosamente virtuosi.

Questa ragione inoltre è molto pretestuosa, in quanto, a fronte di un rischio di mala amministrazione politica, si pratica un conflitto di interessi bancario presente ed effettivo (non un rischio) con uno strangolamento dell’economia reale, tosata alla radice dalla finanza (esempio, i 17.000  miliardi della Fed stampati di nascosto nel 2008).

2) Denaro-credito

Come possiamo descrivere il denaro-credito? E’ innanzitutto un denaro di proprietà dello stato che lo produce, che circola senza essere gravato di interesse, non solo ma deve essere di proprietà del portatore, non dell’emettitore, in parole povere e semplici, le banconote che avete in tasca oggi, non sono soldi, ma bensì cambiali, rappresentano il debito da restituire, più gli interessi dovuti.

Il motivo di queste caratteristiche va ricercato nella natura del denaro stesso e nella radice del suo valore. Noi, in un sistema economico maturo, siamo soliti identificare il denaro con i beni da esso acquistabili, anzi valutiamo il denaro più dei beni stessi come si nota dal fatto che quando si vende un oggetto si prende meno di ciò che si spende per acquistarlo. In realtà la moneta è solo un simbolo che adoperiamo come mezzo di scambio per i beni e servizi che produciamo col nostro lavoro.

Questo simbolo (il denaro) vale per convenzione e il valore lo conferisce chi lo accetta. Ovvero il panettiere accetta un soldo in cambio di un chilo di pane, perché si fida di poter spendere quel soldo e acquistare mezzo litro di vino. Il valore del denaro dunque non è materiale ma è spirituale e consiste nella ragionevole certezza che spendendo il mio denaro otterrò i beni e servizi che mi necessitano. Il tutto è basato sulla fiducia reciproca che tutti intendono scambiare i frutti del proprio lavoro, perché così la vita funzionerà meglio per tutti, e per farlo adottano un’unità di misura del valore economico, una scritta su una cartaccia, che è il denaro. Dunque l’ente che emette la cartaccia non può essere padrone del lavoro dei cittadini e della loro fiducia. Da qui segue che il denaro deve essere del portatore. Ovviamente il supporto del denaro (la cartaccia) ha un costo, per altro irrisorio, che va pagato, ma il lavoro e la fiducia sono di chi li mette, non di chi fornisce la carta per registrarli. Quindi niente interesse.

Come potrebbe avvenire l’emissione di denaro-credito? Il denaro è una faccenda importante perché molte scelte concrete passano proprio per la decisione di come spenderlo. Dunque l’ente adatto a emettere il denaro-credito è quello che rappresenta meglio e più largamente la comunità che lo adopera, cioè lo stato. L’emissione sarebbe la cosa più semplice di questo mondo: in base alle decisioni e alle necessità della comunità civile, si stamperebbe il denaro in abbondanti quantità (se eccessive possono sempre essere ritirate con le tasse) e il debito pubblico non esisterebbe. Ciò significherebbe, ad esempio in Italia adesso, di poter eliminare almeno un quarto delle tasse vigenti, con migliori condizioni per le aziende che potrebbero investire senza interessi, assumere personale, aumentando così l’occupazione,e  con essa la spesa, e con essa il lavoro delle aziende, e con esso ulteriore impiego, l’ingranaggio verrebbe ben lubrificato senza costi aggiunti.

Anche le politiche sociali, quali lo stipendio alle casalinghe, gli sgravi per i figli, la sanità e l’istruzione gratuite per tutti, non costerebbero nulla. Le ricadute del denaro-credito sull’intero sistema economico sarebbero estremamente benefiche.

Come si stabilirebbe il valore del denaro credito? Esiste un meccanismo naturale che porta ad adeguare il potere d’acquisto del denaro con i beni effettivamente disponibili sul mercato: è la cosiddetta inflazione. Cioè se esistono 100 kg di pane al costo base di 1 soldo/kg e si offrono 110 soldi per comprarli, il pane aumenterà di prezzo da 1 soldo al kg a 1,1 e verrà venduto tutto il pane esaurendo tutto il denaro.

Il rischio di inflazione dannosa lo si ha solo quando i prezzi crescono così vertiginosamente da incrinare la fiducia reciproca (che corrisponde, come abbiamo visto sopra, al valore del denaro).

Ma una moderata inflazione è la garanzia che tutti i beni reali, quelli che contano, sono stati distribuiti. L’inflazione non piace a chi vive di rendita, perché diminuisce il valore dei risparmi o delle rendite, la banca infatti sventola sempre il rischio di inflazione, tuttavia molti si dimenticano di rispondere che, in compenso, l’inflazione premia chi lavora e premia l’economia reale rispetto a quella virtuale. Basta considerare il caso

 

opposto, detto deflazione, per cui se esistono i soliti 100 kg di pane a 1 soldo al kg e vengono offerti 80 soldi, resteranno 20 kg invenduti, su cui il panettiere andrà in perdita. La volta successiva il fornaio farà 20 kg in meno, licenziando il garzone perché ha meno lavoro, il garzone non avrà più i soldi per comprare il pane e la richiesta di pane diminuirà ancora. Come si vede, a causa della mancanza della cartaccia con su scritti i numeri (il denaro) tutto il ciclo economico si deprime. Non solo, ci dobbiamo interrogare sulla moralità di un sistema che in presenza del pane disponibile e simultaneamente dell’affamato, condanna l’affamato a morire di fame, non perché manchi il pane, ma perché manca un pezzetto di cartaccia con su scritti dei numeri.

Per chi ha valore il denaro-credito? Anche se non lo sembra, questa è una domanda molto importante. Dire che vale per tutte le persone della comunità che ha deciso di accettarlo, ad esempio lo Stato italiano, è ovvio, ma vediamo cosa significa questo. Il denaro gratuito viene emesso come corrispettivo dei beni e servizi prodotti col lavoro della nazione, li rappresenta. Però se bisogna acquistare all’estero non se ne può stampare in più, (come fa il dollaro) perché andrebbe a rappresentare qualcosa di altri. Pertanto gli scambi internazionali dovrebbero essere regolati dallo Stato sotto forma di baratti (esempi vari, Cina, 3 reich etc etc) o accordi di cooperazione, oppure gestiti in denaro dai privati, senza emissione di nuova moneta. La seconda conseguenza è che il denaro-credito vale per quelle comunità che riescono a soddisfare in modo sostanzialmente autosufficiente i bisogni primari (mangiare, vestire, abitare). In caso contrario, la dipendenza dall’estero per i bisogni essenziali minerebbe il valore e la stabilità della moneta. Tornando all’esempio del panettiere, se l’Italia comprasse tutto il pane dall’estero e il suo fabbisogno fosse di 100 kg, finché gli altri Stati inviano il pane questo costerà 1 soldo al kg, ma se per problemi di trasporto, di raffreddore del contadino straniero, o di bisticcio con l’altro Stato, questo ci inviasse solo 10 kg di pane, non solo il prezzo decuplicherebbe in un sol giorno, ma si avrebbero gravi ripercussioni sociali. Si ribadisce che l’autosufficienza necessaria è quella relativa ai bisogni primari. Se infatti si avesse un problema analogo col fabbisogno di playstation, in caso di scarso approvvigionamento non accadrebbe nulla di irreparabile, anzi qualche bambino leggerebbe un libro in più, il che non sarebbe neppure male. (In questo senso la globalizzazione non è stata un frutto dell’attuale sistema finanziario, ma uno strumento per imporlo e sottoporre a ricatto chi optasse per sistemi alternativi).

Come funziona tutto il meccanismo?  Se nel caso del denaro-debito bisogna lavorare per avere i soldi (oppure morire di fame) nel caso del denaro-credito i soldi sono disponibili. Quale problema sorge dunque? Che occorre lavorare per dare significato ai soldi stessi. Tornando all’esempio del fornaio, se lo Stato istituisse un reddito di cittadinanza (perfettamente fattibile) il panettiere potrebbe dire: “Oggi non lavoro, tanto ho i soldi”, va a spasso, non fa il pane e quando vuole comprare da mangiare il pane non c’è, cosicché deve provare con scarsa soddisfazione a mangiarsi i soldi, che dunque non valgono più niente. Quindi, se nel caso del denaro-debito si lavora per ricatto e affannosa necessità, nel caso del denaro-credito si lavorerebbe per necessaria assunzione di responsabilità. Questa responsabilità potrebbe essere assunta collettivamente, tramite opportuna legislazione che premiasse il merito (magari non in denaro, dato che ce l’hanno tutti) imponesse degli impegni minimi e reprimesse  i fannulloni. Tra l’altro, l’assenza di costo del denaro potrebbe promuovere facilmente la piena occupazione e portare, una volta raggiunte le quote produttive desiderate, a diminuire gli orari di lavoro. In questo meccanismo si nota una grande assente: la finanza! Infatti se i soldi si fanno a volontà a costo zero, non ha senso lavorare per fare più soldi, o fare soldi coi soldi (veramente non ha molto senso neppure col denaro-debito ed è una forma parassitaria resa possibile dalla rarità del denaro) il senso ritornerebbe dove c’è: nella realtà. La finanza sarebbe dunque sostituita da comitati esecutivi che decidono dove allocare le risorse (reali, non cartacee) e avrebbe larghi spazi di democrazia potendo ricorrere, per i progetti strategici, a sottoscrizioni o referendum.

Piccolo paragone tra i due modelli.  Lo Stato deve costruire un ponte che costa 100 soldi. Con il denaro-debito attuale deve mettere in vendita buoni del tesoro per 100 soldi, trovare chi li compra e, se gli acquirenti scarseggiano, alzare i tassi di interesse per invogliarli a comprare. Quando racimola il denaro costruisce il ponte e si ritrova con un debito di 100 su cui paga gli interessi. Con il denaro-credito lo Stato stampa 100 soldi, costruisce il ponte e tutto è finito lì, in perfetto pareggio di bilancio.

Tutte le incombenze che ora i privati addossano allo Stato, come il sostegno ai disabili, agli anziani, a tutte le categorie improduttive e che ne aumentano il debito, i cui interessi fungono da moltiplicatore (del debito pubblico e dunque delle tasse) possono essere provvedute grazie al denaro-credito senza aggravio di debito.

Lo Stato ha le risorse per affiancarsi ai privati come imprenditore, colmando i vuoti strategici dell’economia (ad es mancano i calzolai, lo stato apre una calzoleria) e portando alla piena occupazione.

Infine esiste un addentellato importante che riguarda la sede del potere. Con il denaro-debito, la banca centrale emette tutto il denaro (con cui si possono comprare tutti i beni e servizi dello Stato, ad esempio la Bce emette tutti gli euro con cui si può comprare tutta l’Europa). Poiché emettendo il denaro lo presta, lo emette come proprietaria, dunque la banca centrale appare proprietaria dello Stato (ad esempio la Bce si atteggia a proprietaria di tutti i beni e servizi d’Europa, in pratica, proprietaria dell’Europa e si comporta di conseguenza, vedi lettera-diktat di Trichet e Draghi al governo italiano, nonché le leggi per togliere decisionalità ai governi non “in regola” con i conti).

A questo punto la politica diventa subordinata alla finanza, con un grosso deficit democratico e di legittimità: la finanza, un’attività privata i cui dirigenti non sono eletti da nessuno ma ricercano il lucro di pochi azionisti, al pari di un Monarca con i suoi cortigiani, impartiscono ordini alla politica i cui rappresentanti, al contrario eletti dal popolo in vista del bene comune, non possono decidere quasi niente.

Il denaro-credito, per funzionare bene, esige invece una politica dirigista (economia politica dunque e non “mercato” che è alla mercé del più forte, del più scaltro o di quello con meno scrupoli) che, prevedendo la creazione della moneta da parte dello Stato, gli fornisce anche il mezzo concreto per attuarla.

Abbattiamo la DEBITOCRAZIA. Non paghiamo un “Euro” per responsabilità che non sono nostre!

 

LETERA APERTA AL PROF. NEGRI

Egregio professore, in risposta alle sue affermazioni, apparso sul Huffingtonpost, semplificando i termini,  la sinistra parlamentare, sarebbe quella parte che dovrebbe rappresentare il popolo di classe medio bassa, una piccola fascia intellettuale ed un po di borghesia. e la destra le classi medio alte la così detta borghesia, ci dica lei oggi dov’è la sinistra e chi la rappresenta davvero, cioè la parte di quel popolo di lavoratori.

Penso che non esista, sono tutti a pesca dall’altra parte.    Io  ho provato a rifletterci sopra, ho cercato di comprendere ogni messaggio, cosa si cela dentro le righe e tra le parole, quelle dette e quelle non dette, però al di fuori della propaganda, ( mendace e menzoniera, complice anche parte della stampa e dei mezzi di informazione, costretti sotto regime ), non ho trovato nulla, ho quindi dedotto, di conseguenza, ovvio è mia opinione personale, che il popolo oggi è da tutti abbandonato, è solo e quindi non rappresentato.

Di conseguenza si muove contro chi l’ha tradito, l’ha umiliato e defraudato della propria dignità, ( cosa gravissima ) è quindi profondamente offeso, non tornerà mai più indietro, ecco perché considero il partito che rappresentava . . . . . di più la sinistra, il PD è morto, requiem e amen.

Questa classe politica che si è auto referenziata, perché si scelgono fra loro,  si è di fatto auto distribuita vitalizi, perché esentasse, per importi da favola,  cifre incredibili, ogni fine legislatura una liquidazione da €. 45.00,00 pro capite,  oltre tutti i privilegi ottenuti durante, ( non contenti quei poveretti accettano pure mazzette, perché indigenti, e qualcuno le riceve a suo dire,. . . ed a sua insaputa,  gente ormai persa senza vergogna ne dignità, totalmente accecata dal denaro, le opere pubbliche in Italia costano dieci volte quello degli altri stati, chissà perché?  (  Ognuno si faccia la propria opinione ), ed altro che non sto ad elencare e che lei, ahimè forse ben conosce, poi per ciliegina sulla torta il vitalizio, l’hanno reso di fatto,  reversibile, ( il vitalizio che è legato alla vita del destinatario )non solo alla moglie, ma a figli e nipoti, si rende conto di tutto ciò, ( io penserei più ad un grande  raggiro al popolo da parte di chi ha legiferato, per autodefinirsi premi e gratificarsi con dei privilegi di legge, con leggi da lui stesso promulgato e votato, quindi pro mea, a proprio favore, che loro oggi definiscono diritti acquisiti, ma da chi concessi ?). Passiamo poi a tutte le cariche dirigenziali istituzionali e non, con diritti parificati, quindi a tutti i famigliari di questa gente, grande ammucchiata, neppure le monarchie osavano tanto, personaggi che ci hanno finora governato,  ad eaternum li avremmo sul groppone, vogliamo parlare pure dei nostri militari,  abbiamo un esercito con più generali che truppa, con promozioni automatiche, stipendio e privilegi impensabili inimmaginabili da favola, che il popolo non potrà mai raggiungere o sognare di avvicinarsi, è una lobbiees di potere, sono gli intoccabili,  pagati dal popolo ed usati contro il popolo che magari chiede diritti civili e quattro soldi per campare.        Passiamo oltre,  quindi ai sindacati e sindacalisti, hanno più diritti degli operai o lavoratori che dovrebbero  rappresentare,  come mai?  ( ciò mi fa pensare alla corruzione, il diritto alla pensione ad esempio non è eguale agli altri, e tanto altro, forse sono io ad essere fissato…giudicate voi ed informatevi.)

Parliamo delle banche ed il sistema bancario, tutta gente che vive di rendita sulla pelle dei popoli,  che ebete o male informato, li foraggia,  per quel qualcosa che ogni stato stampa in proprio ed a sue spese, ma non è suo, no mon lo possiede, lo regala o dona  alle banche, che glielo riforniscono indietro attraverso l’acquisto dei propri titoli di stato, però  maggiorato con l’interesse aggiunto, ( interesse in carta moneta mai stampata,  quindi diventa di fatto debito pubblico,  non restituibile perché mai emesso stampato e fornito al mercato per epoter essere restituito, ed ecco che aumenta sempre il debito ovvio, quella moneta se non esiste, come te la restituisco?  sarà forse una truffa? )

Tutta questa gente, i nostri governanti ed i loro  compagni di merende, gente opulenta, avida, egoista, viene mantenuta da chi?  Chi sarà mai il loro benefattore, è il popolo pagante a farsi carico, dal sudore del suo lavoro, dal tempo dedicato della sua vita. Tutto ciò deve pesare, ed essere pagato da quei quattro straccioni e  poveracci che debbono lavorare, affannarsi  per vivere, quando ci riescono, ovvio per due soldi, e se vengono mai  pagati, e per giunta per non arrivare mai a fine mese, se non con le tasche vuote e qualche debito in più, debito che non riusciranno mai puntualmente a pagare.

Ovvio che chi è disoccupato non potrà farlo, ma lo farà ugualmente sotto ricatto, in nero senza diritti, schiavizzati per mangiare e sopravvivere, vessato da debiti ed altro, altro che immigrati.
Per cortesia, si interroghi, faccia una seria riflessione sull’Italia dove vuole andare con questa classe dirigente, e dove vuole andare anche il mondo così mal fatto.

E’ quindi, di conseguenza a quanto citato,  ovvio che il popolo voterà contro certa gente sopraelencata, che lo ha ignorato e mal governato, ha agito solamente per proprio interesse personale, e di parte complice, ed è ovvio che la parte Nord Italia voterà Lega quindi la destra, quella contro questa classe politica ( definita dei ladroni di Roma non a caso ) sono imprenditori e lavoratori laboriosi che con il proprio sudore e lavoro la foraggiano questa elite. Ed il sud Italia depresso sottoposto all’obbligo della raccomandazione, al voto di scambio, cessione del proprio corpo e dignità delle donne, regalie e soldi per concessioni, accordi con mafie, ed al ricatto continuo, ( dagli strozzini aguzzini così definiti dal popolo e gente comune, gli amanti dei vitalizi, ed i sindacati corrotti loro compiacenti per non parlare dei mezzi di  informazione, stendiamo un velo pietoso sulle clientele )  ovvio che si rivolgano il M5s, è l’unico movimento, che ha dimostrato con fatti e non propaganda, che è composto da gente onesta e volenterosa, che ci dice che,  si deve cambiare, si deve uscire da questi schemi, offrendo per primi il buon esempio, gente stupenda, magari ce ne fossero molti di più, l’Italia ne ha molto bisogno,  bisogna assolutamente cambiare registro, e questa  classe politica indecente.

Dedico a lei la mia riflessione, che sicuramente ne ha già in sé una, magari non così rozza ed esplicita, Lei conosce bene il significato dell’aggettivo attribuito alla parola sinistra, dopo Berlinguer la sinistra si è disciolta ed è svanita.

LE RAGIONI OCCULTE DELLA FLAT TAX

LE RAGIONI (OCCULTE) DELLA FLAT-TAX

tratto da scenari economici

Ha fatto grande scalpore la proposta avanzata dal governo di coalizione, formato da Lega e M5S sulla cosiddetta flat-tax e sui relativi costi.

Come già anticipato in un altro post, il mancato gettito stimato dall’istituto Bruno Leoni derivante dall’applicazione delle due aliquote, pari al 15% fino ad 80.000 € di reddito familiare e al 20% per redditi superiori, sarebbe intorno ai 48 miliardi di euro all’anno.

Come è stato più volte ripetuto e come si può osservare nell’immagine sottostante, tratta dal Sole24ore, questa misura va a favorire maggiormente le classi medio-alte e pertanto tale riforma non può trovare il mio plauso.

Si vede infatti che una persona con reddito annuale pari a 20.000 € trarrebbe poco beneficio da questa riforma: pagherebbe infatti 2.550 € (quindi un’aliquota del 12,75%) a fronte di un’imposta attuale pari a 3.461,2 € (corrispondente ad un’aliquota del 17,31%), con un risparmio del 4,56% (arrotondato dal Sole24ore a 4,6%).

Un single con un reddito annuo pari a 200.000 € invece andrebbe a pagare, sempre secondo i conteggi del Sole24ore, solo 40.000 € (pari ad un’aliquota del 20%) a fronte dei 79.170 € attuali.

Pagherebbe quasi la metà!

RISPARMIO FISCALE SUL REDDITO

È tuttavia noto dalla macroeconomia che le classi sociali a più alto reddito abbiano una propensione marginale al consumo inferiore rispetto alle classi meno abbienti e pertanto l’aumento del loro reddito disponibile (cioè il reddito al netto delle imposte e al lordo dei trasferimenti) non comporterebbe considerevoli variazioni dei consumi.

La cosa è facilmente intuibile: se il mio reddito del 2018 avesse un improvviso aumento di 100.000 €, mi cambierebbe letteralmente la vita, se il reddito di Jeff Bezos, che secondo le riviste Forbes e Bloomberg News è l’uomo più ricco del mondo, aumentasse dello stesso importo, praticamente non se ne accorgerebbe neanche. Fatta questa doverosa premessa, occorre considerare un altro fatto che le persone dichiaranti redditi alti… praticamente non esistono.

Per fare un esempio, esaminando le dichiarazioni dei redditi 2017 per l’anno 2016, si scopre che coloro che dichiarano un reddito superiore a 120.000 € annui sono solo lo 0,71% dei dichiaranti, cioè circa una persona su 141.

In pratica la riforma tributaria favorirebbe chi non esiste! Si vede infatti che il “popolo dei dichiaranti” è praticamente tutto raggruppato nella fascia compresa tra 0 e 55.000 €.

FASCE DI REDDITO

Vuole dire che non esistono i ricchi in Italia? Neanche per sogno! Ci sono, ma il reddito risulta da un’altra parte. Per capire come, occorre fare una breve premessa. Sapete cosa sono i derivati? Sono dei contratti il cui valore è determinato da quello di un altro titolo o un altro bene, detto sottostante. In pratica è un contratto che mi consente, pagando una commissione alla banca, di scambiare un bene (il sottostante) ad una data futura ma al prezzo stabilito oggi.

Ad esempio posso comprare un derivato che mi consente di pagare tra un anno una certa quantità d’oro al prezzo di 1.000 €.

È chiaro che, se tra un anno il valore dell’oro diventasse pari a 2.000 € ma io potessi acquistarlo per soli 1.000 €, avrei fatto un affarone.

Non è detto che fra un anno io debba necessariamente comprare i 1.000 € di oro, posso tranquillamente rivendere il derivato e guadagnarci.

Gli unici soldi che ho realmente speso sono la commissione per la banca. Essendo praticamente una promessa di pagamento, i derivati sono a tutti gli effetti una nuova forma di denaro.

La maggior parte dei derivati, tuttavia, è stipulata direttamente tra i soggetti interessati al di fuori dei mercati regolamentati.

Secondo il “Global SIFIs, Derivates and Financial Stability”, il 96,2% dei derivati sono “over the counter”, ovvero fuori dal mercato regolare. Ora qualcuno mi deve spiegare come sia possibile sostenere che la massa monetaria sia sotto lo stretto controllo della Banca centrale! Ovviamente il derivato può essere una qualsiasi cosa: si può scommettere sul prezzo futuro delle materie prime, dei cibi, perfino della quantità di CO2 e dei cambiamenti climatici! Esistono anche scommesse sui fallimenti (altrui), i cosiddetti CDS (credit default swap) e scommesse sull’esito di un’altra scommessa.

Tutto è merce! Ma cosa c’entra tutto questo con la flat-tax? C’entra e ora vi spiego il perché.

Visto che si può scommettere su tutto con tutti, io potrei anche scommettere una bella cifra che i prossimi campionati del mondo di calcio saranno vinti dalla nazionale dell’Iran.

Potrei perfino fare una scommessa sull’esito di questa scommessa.

Supponiamo che, per puro caso, io faccia una scommessa con la filiale ungherese della mia impresa: se l’Iran diventerà campione del mondo, la filiale ungherese mi pagherà 200.000 €, in caso contrario io verserò 200.000 € alla filiale. Qualora “sfortunatamente” l’Iran non vincesse, i miei redditi dichiarati in Italia, sui quali pagherei un’imposta del 24%, si ridurrebbero di 200.000 € mentre la filiale ungherese, dove pagherei solo il 9% di imposte (vedi immagine sotto), avrebbe un incremento di reddito di 200.000 €. Sembra strano, ma molto spesso le filiali ubicate nei paradisi fiscali sono particolarmente fortunate e riescono a vincere le scommesse a spese delle proprie aziende madri.

In questo modo i redditi vengono fittiziamente gonfiati nei paradisi fiscali e parimenti assottigliati nei Paesi a maggiore carico fiscale. I derivati sono infatti un ottimo mezzo di trasferimento di reddito tra Paesi diversi.

TAX RATE

In alternativa si può utilizzare il transfer pricing ovvero il prezzo di trasferimento. In pratica si tratta di gonfiare o ridurre artatamente i prezzi di beni e/o servizi scambiati tra filiali. Supponiamo che la mia ditta dichiari di avere fatto acquisti presso la filiale ubicata alle isole Cayman per un ammontare di 100.000 €. A fine anno la mia ditta potrà dire di avere avuto maggiori costi per un ammontare di 100.000 €, mentre la filiale isolana avrà un maggiore reddito di pari importo (sul quale non pagherà imposte poiché le Cayman sono un paradiso fiscale nel quale non sono previste imposte per le società). Questi paradisi fiscali spesso hanno redditi spropositati, ma si tratta di redditi fittizi in quanto sono stati realizzati da altre parti. I paradisi fiscali sono quindi una sorta di buchi neri che risucchiano i redditi di tutto ciò che gli sta intorno. Una forte riduzione del carico fiscale per l’Italia avrebbe pertanto il vantaggio di “risucchiare” Pil dagli altri Paesi. Supponiamo che in Italia l’imposta per le imprese diventi fortemente competitiva. Per un francese, che secondo i dati dell’OECD sopra riportati, pagherebbe un’imposta sui redditi del 34,43%, sarebbe conveniente “trasferire” redditi alle filiali italiane, in modo da pagare imposte decisamente inferiori. Qualora identica operazione venisse svolta da molte imprese e queste “trasferissero” parte dei loro redditi in Italia, avremmo un forte impulso al Pil italiano che potrebbe tornare avere tassi di crescita come non si vedevano da decenni. Ecco quindi che la flat-tax, a fronte di un costo importante, potrebbe essere un volano dell’economia sia in termini di maggiori consumi che, soprattutto, di redditi fittiziamente dichiarati come realizzati in Italia (ma in realtà realizzati in altri Paesi). Un impulso fittizio, è vero: non sarebbe una realtà “fattuale”, ma la realtà “ufficiale”, purtroppo l’unica che conta.

 

Claudio Barnabè

SESTA ESTINZIONE DI MASSA

SESTA ESTINZIONE DI MASSA

Allevamenti del mato grosso

Allevamenti del mato grosso

L’uomo è solo lo 0,01% degli esseri viventi

ma ha già distrutto l’83% dei mammiferi selvatici

 

 

E’ uscita una recente ricerca della vita sulla Terra, che può lasciarci tutti senza fiato.

Rivela quanto sia piccola la nostra umanità, ma quanto sia stato sproporzionatamente grande l’impatto che gli esseri umani hanno prodotto sulla terra.

Il 60% dei mammiferi ormai è costituito da bestiame di allevamento.

Nella foto : Allevamento di bovini nel Mato Grosso, in Brasile (Daniel Beltra / Greenpeace) .

Questa valutazione sulla vita del pianeta, rivela, allo stesso tempo, quanto sia insignificante l’Umanità comparandola con il suo impatto esercitato nel grande schema della vita terrestre.

Secondo questo studio, i 7,6 miliardi di persone che oggi vivono nel mondo rappresentano solo lo 0,01% di tutti gli esseri viventi, malgrado ciò, dagli albori della sua civiltà, l’umanità ha provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante viventi, mentre domina su tutto il bestiame che serve all’alimentazione degli umani.

Questa ricerca è la prima stima completa sul peso percentuale esercitato da ciascuna classe di creature viventi e ribalta certi presupposti che finora ci avevano sempre accompagnato. In sintesi i batteri sono una forma di vita veramente importante – il 13% del totale – ma le piante oscurano tutto il resto e rappresentano l’82% di tutta la materia vivente. Tutte le altre creature, dagli insetti ai funghi, ai pesci e agli animali, costituiscono solo il 5% della biomassa mondiale.

Altra sorpresa è che la brulicante vita negli oceani – quella raccontata da tante serie televisive, come Blue Planet II  della BBC – rappresenta solo l’1% di tutte le biomasse.

La stragrande maggioranza della vita si svolge sulla terra e una parte molto importante di questa vita – un ottavo – è formata dai batteri che vivono sepolti in profondità sottoterra.

“Non avrei mai creduto che non esistesse ancora una valutazione completa e ufficiale di tutte le diverse componenti della biomassa”, ha affermato il Prof. Ron Milo, del Weizmann Institute of Science di Israele, che ha diretto il lavoro, pubblicato negli atti del  National Academy of Sciences.

La ricerca rivela che il pollame allevato oggi rappresenta il 70% di tutti gli uccelli del pianeta, e che, quindi, solo il 30% degli uccelli sono ancora selvatici ed il quadro diventa ancor più desolante se guardiamo ai mammiferi: il 60% di tutti i mammiferi sulla Terra sono animali, per lo più bovini e suini, il 36% sono umani e solo il 4% sono animali selvatici.

“Questo è piuttosto sconcertante”  ha detto Milo  “perché nei documentari sugli animali selvatici, vediamo stormi di uccelli, di ogni tipo, in grande quantità, e poi quando invece siamo andati a fare una vera analisi completa, abbiamo scoperto che gli uccelli addomesticati sono molto di più di quelli che vivono liberi”.

Di tutti i mammiferi sulla Terra, il 96% sono bestie di allevamento compresi gli umani, mentre solo il 4% da animali selvatici:

  • Il 60% sono bestiame da allevamento
  • Il 36% sono umani
  • Il 4% sono mammiferi selvatici 

****

  • Il 70% degli uccelli sono polli ed altri volatili di allevamento
  • Il 30% sono uccelli selvatici

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La distruzione dell’habitat selvaggio prodotta dall’agricoltura, dal disboscamento e dallo sviluppo (industriale)  ha portato all’inizio di quella che molti scienziati considerano la  sesta estinzione di massa della vita che si sta producendo nella storia della Terra da quattro miliardi di anni. Si è valutato che circa la metà degli animali esistenti sulla Terra si sia già estinta negli ultimi 50 anni.

Ma solo il confronto del risultato di queste nuove stime con quello che esisteva prima che gli umani diventassero contadini stanziali e che poi cominciasse la rivoluzione industriale, rivela la vera portata di questo enorme declino.  E’ stata una sorpresa anche per gli scienziati rendersi conto che solo un sesto dei mammiferi selvatici sono sopravvissuti, dai topi agli elefanti. E dopo tre secoli di  caccia alle balene sono rimasti, negli oceani, solo un quinto dei mammiferi marini.

 

Da quando è cominciata la civiltà umana,  è scomparso  l’83% dei mammiferi selvatici

  • Si è estinto l’ 83% dei mammiferi selvatici
  • Si è estinto l’80% dei mammiferi marini
  • Si è estinto l’50% delle piante
  • Si è estinto il 15% dei pesci

“È qualcosa di veramente sorprendente, la sproporzione del posto che occupa l’Uomo sulla Terra” – ha detto Milo – “Quando faccio un puzzle con le mie figlie, di solito trovo un elefante accanto a una giraffa e accanto un rinoceronte. Ma se provo a rendere più realistico il modo di guardare il mondo, dovrei trovare una mucca accanto a una mucca accanto a una mucca e poi accanto a un pollo.”

Nonostante la supremazia assunta dall’umanità, in termini di peso, l’Homo sapiens sulla terra è ben piccola cosa. I virus, da soli, messi insieme hanno un peso percentuale combinato di tre volte superiore a quello degli esseri umani e così pure i vermi. I pesci sono 12 volte più delle persone e i funghi sono 200 volte di più.

 

Le piante rappresentano l’82% di tutte le biomasse del pianeta – 7.500 volte di più degli esseri umani

Comparando il totale della massa degli umani troviamo che i virus sono tre volte di più,  i vermi sono tre volte di più, i pesci 12 volte di più e insetti, ragni e crostacei 17 volte di più. Ma l’ impatto dell’uomo sul mondo della natura rimane immenso – ha detto Milo – particolarmente per le scelte alimentari: “Le nostre scelte alimentari hanno un enorme effetto sull’ habitat di animali, piante e altri organismi”.

“Spero che la gente prenda questo [lavoro] come uno strumento per guardare più realisticamente al mondo ed ai propri consumi” – ha detto – “Io non sono diventato vegetariano, ma per me l’impatto ambientale è entrato nel mio processo decisionale quando devo scegliere: che conviene – carne, pollo o tofu?”

I ricercatori hanno effettuato una stima sulla biomassa, mettendo insieme dati di centinaia di studi, che spesso hanno utilizzato tecniche moderne, come il telerilevamento satellitare che può scannerizzare grandi aree e rilevare il sequenziamento del DNA e che possono svelare la miriade di organismi che vivono nel mondo microscopico.

Hanno cominciato prendendo in esame la biomassa di una classe di organismi e poi hanno determinato in quali ambienti quel certo tipo di vita avrebbe potuto vivere in altre parti del mondo per creare un totale globale. Si è usato il carbonio come misura chiave e trovato che tutta la vita contiene 550 miliardi di tonnellate di questo elemento. I ricercatori, pur riconoscendo alcune sostanziali incertezze su certe stime, specialmente sui batteri che vivono nel substrato profondo della terra, sono convinti che il loro lavoro possa offrire una panoramica utile a molti.

Paul Falkowski, della Rutgers University, USA, che non ha partecipato alla ricerca, ha dichiarato: “Lo studio è, per quanto ne so, la prima analisi completa sulla distribuzione della biomassa di tutti gli organismi viventi sulla terra, inclusi i virus.”

“Ci sono due aspetti importanti messi in evidenza da questo studio: per prima cosa, gli umani sono estremamente efficienti nello sfruttamento delle risorse naturali ed hanno abbattuto, e in alcuni casi eliminato, i mammiferi selvatici per usarli come cibo o per piacere in quasi tutti i continenti. In secondo luogo, la biomassa delle piante terrestri domina in modo schiacciante su tutta la scala globale – e la maggior parte di queste biomasse si presenta sotto forma di piante”.

*****

Damian Carrington

 

L’EUROPA NON SARA’ MAI DEMOCRATICA

L’Unione Europea non può essere democratizzata,

1 – è gestita dai non eletti

2 – è sottoposta alle banche                                                                                                

 

 

 

Mentre la crisi interna dell’Unione Europea peggiora, e molti cittadini si ribellano contro quello che è diventato un progetto di dittatura neoliberista, i politici europei si affrettano a spogliare i governi nazionali di ogni potere per impedire la possibilità di ulteriori interventi democratici.

Il centro-sinistra crede ancora che la UE sia una istituzione votata al bene dell’Europa,  ma non è così, è una dittatura.

Omettono volutamente la domanda più importante:

Di quale Europa stiamo parlando?

Quella delle banche e dei capitali?

 

Storia della UE neoliberista

Stabilire il momento in cui il processo di integrazione europea si è volto al peggio non è compito facile.

È una difficoltà dovuta al fatto che gli aspetti più nefasti (da una prospettiva progressista) di questo processo sono il risultato di decisioni apparentemente non nefaste prese nei decenni precedenti.

Per semplificare, possiamo fissare il momento di svolta dell’Europa verso il neoliberismo intorno alla metà degli anni ’70, quando il regime cosiddetto “keynesiano”, adottato in occidente dopo la seconda guerra mondiale, stava attraversando una crisi conclamata, la piena occupazione dei popoli.

La pressione salariale, i costi crescenti, e l’aumento della competizione internazionale, avevano causato una riduzione dei profitti, provocando l’ira dei grandi capitalisti, e la crisi industriale.

Ma, ad un livello più profondo, il regime di pieno impiego minacciava di costituire le fondamenta per un superamento del capitalismo stesso: una classe lavoratrice sempre più politicamente impegnata, aveva iniziato a fare fronte con i movimenti della controcultura dei tardi anni ’60, chiedendo una democratizzazione radicale dell’economia e della  società, cosa molto grave per i grandi Papaveri Ricconi.

Come l’economista polacco Michał Kalecki aveva anticipato anni prima, il pieno impiego non era divenuto solamente una minaccia economica per la ricca classe dominante, ma anche una minaccia politica.

Durante gli anni ’70 e ’80 ciò costituiva una preoccupazione per le élites, confermata da svariati documenti pubblicati all’epoca.

Lo spesso citato documento della Commissione Trilaterale, Crisi della democrazia, datato 1975, sosteneva -dal punto di vista dell’establishment– che la situazione richiedeva una risposta a molteplici livelli.

Una risposta mirata non solo a ridurre il potere contrattuale del lavoro, ma anche a promuovere un “più alto grado di moderazione nella democrazia” e un maggiore disimpegno (o “non impegno”) politico della società civile rispetto a quanto il sistema faceva, obiettivo da raggiungere attraverso la diffusione dell’”apatia”.

Il secondo obiettivo che la Commissione Trilaterale giudicava come una “precondizione fondamentale” per raggiungere il primo obiettivo, la transizione ad un nuovo ordine economico (cioè il neoliberismo) ed  è stato raggiunto, prima di tutto, mediante una graduale de politicizzazione della politica economica.

Ciò significava svuotare la sovranità nazionale e sottrarre la politica macroeconomica dal controllo democratico parlamentare per esempio, rendendo le banche centrali formalmente indipendenti dai governi isolando, in tal modo, la transizione neoliberistica dalla contestazione popolare. “Legando le proprie mani”, i governi erano in grado di ridurre i costi politici della transizione neoliberistica che, chiaramente, comportava politiche impopolari addossando la responsabilità ad accordi, trattati internazionali e istituzioni multilaterali. Tali politiche furono quindi presentate come l’inevitabile risultato della nuova e dura realtà della globalizzazione, grande bugia.

 

In Europa occidentale, questa lotta per smobilitare i movimenti popolari è stata portata alla sua più estrema conclusione. Nel 1971, a seguito del collasso del sistema di cambi fissi di Bretton Woods, la maggior parte dei Paesi europei continuò a sperimentare varie forme di accordi valutari.

Ciò condusse, infine, alla creazione dello SME (Sistema Monetario Europeo), che, in sostanza, ancorava tutte le valute partecipanti al marco tedesco e, per conseguenza, alle posizioni  “anti-keynesiane” e anti-inflazionistiche della Bundesbank.

La strategia ebbe successo nel promuovere una maggiore coesione del tasso di cambio, ma l’aggiustamento ricadde interamente sulle spalle dei Paesi con alta inflazione e valuta più debole.

Le loro valute si apprezzarono in termini reali e trasmisero un impulso disinflazionistico attraverso lo SME. Questa “disinflazione competitiva” portò alla bassa crescita e alta disoccupazione che caratterizzò l’economia europea negli anni ’80, generando deficit strutturali delle partite correnti in Paesi come Italia e Francia.

La decisione delle nazioni con valuta più debole di partecipare allo SME condusse le stesse ad una perdita di competitività e di quote di esportazione, mentre beneficiò in modo enorme le nazioni con valuta forte

(in particolare la Germania). Dal punto di vista delle prime, sembrerebbe trattarsi di una decisione in larga misura autodistruttiva. Tuttavia, una simile decisione non può essere compresa ragionando esclusivamente in termini di interesse nazionale, ma dovrebbe essere vista come il modo in cui una parte della comunità nazionale è stata in grado di porre vincoli ad un’altra, come ha notato James Heartfield.

Fu la reazione alla lotta distributiva degli anni ’70, quando il capitale europeo si rivolse allo Stato per disciplinare la classe lavoratrice e le sue organizzazioni, con l’intento –prima di tutto– di ristabilire la redditività del capitale attraverso la compressione dei salari. In tal senso, la logica della “disinflazione competitiva”, contenuta nello SME, consentiva ai politici nazionali, adesso “privati” dello strumento della svalutazione competitiva, di presentare la compressione dei salari e l’austerità fiscale come i soli mezzi attraverso i quali fosse possibile recuperare la competitività del proprio Paese.

Il prisma della “de-politicizzazione”, una volontaria e cosciente limitazione dei diritti di sovranità dello Stato da parte delle élites nazionali, ci aiuta a comprendere tutte le fasi successive del processo di integrazione europea.

Un passo decisivo fu compiuto nel 1986, con il Single European Act (Atto Unico Europeo), che abolì il controllo dei capitali in tutta la CEE. Quei controlli erano stati la ragione principale di qualsiasi senso di stabilità valutaria in Europa fino a quel momento ma ciò fu ignorato dal rapporto Delors del 1989, che era l’estensione logica della legislazione del mercato unico e che fungeva da modello per il Trattato di Maastricht del 1992. Questo trattato (formalmente Trattato dell’Unione Europea o TUE) stabilì un calendario ufficiale per la creazione di una unione monetaria europea. La maggior parte degli Stati partecipanti acconsentì ad adottare l’euro come propria valuta ufficiale, e a trasferire il controllo della politica monetaria dalle rispettive banche centrali alla Banca Centrale Europea (BCE) entro il 1999. La Germania insistette anche perché l’unico obiettivo della BCE fosse tenere bassa l’inflazione: il primo, se non l’unico, criterio per agire doveva essere assicurare la stabilità dei prezzi. Inoltre, gli articoli da 123 a 135 della versione aggiornata del Trattato di Maastricht, il Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, proibisce in modo chiaro alla BCE di finanziare i deficit pubblici.

Col senno di poi, lo scopo appare chiaro: estendere la logica del libero mercato alle finanze pubbliche degli Stati, e così attivare un effetto di disciplina. Abbiamo visto i brutti effetti di questo in seguito alla crisi finanziaria 2007-2009. Jean-Clude Trichet, ex presidente della BCE, non ha fatto mistero del fatto che il rifiuto della banca centrale di sostenere i mercati dei titoli pubblici nella prima fase della crisi finanziaria era finalizzato a costringere i governi della zona euro a consolidare i loro bilanci.

Il trattato di Maastricht stabiliva, inoltre, limiti rigorosi in termini di deficit e debito/PIL per gli Stati membri, che sono stati successivamente ristretti. Ciò, in sostanza, privava i Paesi della loro autonomia fiscale, senza trasferire questo potere di spesa a un’autorità superiore. Come ha scritto Heartfield, l’unione monetaria può quindi essere considerata essenzialmente “un processo di de-politicizzazione di un asse centrale dell’amministrazione economica e fiscale: la moneta”. In questo senso, l’istituzione dell’euro può essere considerata il punto finale dei decenni di guerra delle élites europee alla sovranità e alla democrazia.

Come scrisse il grande economista britannico Wynne Godley nel 1992, “il potere di emettere la propria moneta, di disporre della propria banca centrale, è ciò che, più di tutto, definisce l’indipendenza nazionale”. Pertanto, adottando l’euro, gli Stati membri hanno effettivamente acquisito lo status di autorità locali o colonie.

La questione centrale dei trattati europei

La portata dei trattati europei, tuttavia, va ben oltre la politica fiscale e monetaria. Attraverso di essi si stabilisce, in realtà, la struttura giuridica fondamentale della politica economica dell’Unione Europea. Ed essa è rimasta immutata nella sostanza. I principi guida dell’UE sono chiaramente indicati nel capitolo sulla politica economica, in cui si afferma che l’UE e i suoi Stati membri devono condurre una politica economica “in conformità al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza” e rispettare i principi guida dei “prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie solide e una bilancia dei pagamenti sostenibile”.

Altri articoli rilevanti del TFUE includono:

Articolo 81, che proibisce ogni intervento dei governi in materia economica “che possa pregiudicare il commercio tra Stati membri”;

L’articolo 121, che conferisce al Consiglio Europeo e alla Commissione Europea – entrambi organismi non eletti – il diritto di “formulare… gli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione”;

L’articolo 126, che regola le misure disciplinari da adottare in caso di deficit eccessivo;

L’articolo 151, che stabilisce che la politica sociale e riguardante il lavoro della UE, terrà conto della necessità di “mantenere la competitività dell’economia dell’Unione”;

L’ Articolo 107, che vieta gli aiuti di Stato alle industrie nazionali strategiche.

I trattati hanno  incorporato il neoliberismo nel tessuto stesso dell’Unione Europea, mettendo di fatto al bando le politiche “keynesiane” che erano state comuni nei decenni precedenti. Essi impediscono la svalutazione della moneta e l’acquisto diretto da parte della banca centrale del debito pubblico (per quei paesi che hanno adottato l’euro). Impediscono politiche di gestione della domanda o l’uso strategico degli appalti pubblici e impongono severe restrizioni alla previdenza sociale e alla creazione di occupazione attraverso la spesa pubblica. I trattati hanno gettato le basi per una reingegnerizzazione su larga scala delle economie e delle società europee.

Le implicazioni giuridiche di questi trattati – che sono spesso oscurate da considerazioni sociali ed economiche – devono essere prese in seria considerazione. Questo perché, nonostante la Francia e l’Olanda abbiano votato contro una costituzione europea nel 2005, “in definitiva, i trattati stabiliscono un ordine costituzionale per l’UE”. Un ordine costituzionale molto particolare, dovuto alla sua natura sovranazionale (e quindi intrinsecamente non democratica). Infatti, a differenza delle costituzioni nazionali, tale ordine non può essere modificato democraticamente dai cittadini: può soltanto essere emendato all’unanimità nel contesto di un nuovo accordo internazionale – che, in termini pratici, significa che non è modificabile. L’unica cosa che i singoli Stati possono fare è ripudiare l’intera struttura. Come ha affermato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, all’inizio del mandato di SYRIZA, “non può esserci alcuna scelta democratica contro i trattati europei”.

Inoltre, a differenza di altre costituzioni e quadri giuridici, che generalmente sono tesi a definire la relazione tra le varie istituzioni di uno Stato e i diritti fondamentali dei cittadini, questa costituzione europea di fatto “stabilisce una specifica filosofia economica (o ideologia) sulla quale poi basa – o meglio ‘costituzionalizza’ – regolamenti dettagliati che vincolano la sua politica economica”.  Lo fa anche ancorando norme e regolamenti all’interno delle costituzioni nazionali, svuotandole, in tal modo, progressivamente dall’interno. Ciò conferisce poteri immensi alla Corte di Giustizia Europea, che ha l’ultima parola sulle controversie legali tra governi nazionali e istituzioni della UE. Non sorprende che Alec Stone Sweet, un esperto di diritto internazionale, l’abbia definito un “colpo di Stato giuridico”.

Negli ultimi anni il costituzionalismo autoritario dell’Unione Europea si è evoluto in una forma ancora più anti-democratica che si sta allontanando dagli elementi di democrazia formale, portando alcuni osservatori a suggerire che l’UE “potrebbe facilmente diventare il prototipo post-democratico e persino una struttura di governo pre-dittatoriale contro la sovranità nazionale e le democrazie “. Lo abbiamo visto in Grecia nel 2015, quando la BCE ha tagliato la liquidità di emergenza alle banche greche per mettere in riga il governo di SYRIZA e costringerlo ad accettare il terzo memorandum di salvataggio.

Per concludere, qualsiasi convinzione che la UE possa essere “democratizzata” e riformata in una direzione progressista è una pia illusione. Non  sarebbe soltanto  necessario un impossibile allineamento dei movimenti/ governi di sinistra per emergere simultaneamente a livello internazionale, ma,  ad un livello più fondamentale, un sistema creato con l’obiettivo specifico di limitare la democrazia non può essere democratizzato. Può essere soltanto rifiutato.

Thomas Fazi è uno scrittore, giornalista, traduttore e ricercatore. Bill Mitchell è professore di economia e direttore del Centre of Full Employment and Equity all’università di Newcastle, Australia.

Fonte: http://new-pretender.com

 

Opporsi è un dovere civico e morale.

CI VOGLIONO COLONIZZARE, E RENDERE SCHIAVI

Siamo tornati al medio evo, dove i principi e la corte decide sul popolo o plebe, se non schiavi, comprati e venduti a piacimento.

L’establishment europeo ha deciso di impedire ad ogni costo la nascita di un governo formato da Lega e 5 Stelle.

Ed ha scelto la strada dell’oppressione economica, che si chiama estorsione forzata, ed è un reato.

Riepiloghiamo:

Mattarella, il nostro Presidente della Repubblica Italiana, nega al governo Conte il diritto di presentarsi alle Camere sebbene abbia la maggioranza, per le ragioni che ben conosciamo, forse ricattato non si sa.

Ufficialmente perché la persona di Savona non è gradita, in realtà, come spiega per bene l’ex ministro delle Finanze Padoan:

“il problema non è Savona, ma le idee di Lega e M5s sull’Europa“.

Quella di Mattarella sembra una scelta azzardata, perché, come osservano in molti e come confermato dai sondaggi, alle prossime elezioni Salvini e Di Maio potrebbero ottenere ognuno il 30% dei consensi e dunque ripresentarsi al Quirinale molto più forti di oggi, e certo vogliono migliorare tutti quei regolamenti che opprimono i popoli, e li rendono economicamente schiavi,  ma le gerarchie oligarchiche pseudo liberiste non accettano, e  vogliono il potere assoluto su tutti, quindi estorsione economica e ricatto, sono le loro armi.

Davvero strana è anche la nomina di Cottarelli:

Perché varare un governo tecnico che non ha una maggioranza?

Non sarebbe stato più logico confermare Gentiloni per il disbrigo degli affari correnti?

Ora, invece, appare tutto terribilmente chiaro e a svelare il gioco è il commissario europeo al Bilancio Oettinger, che, come capita a molti tedeschi di potere, non riesce a trattenere la propria arroganza, che gli è rimasta dai tempi passati, e dichiara pubblicamente:

I mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”.

E allora tutto diventa chiaro: l’establishment golpista pseudo europeista ha deciso di spezzare le reni all’Italia, come ha già fatto con la Grecia.

D’altronde interrogata la FMI, hanno dichiarato apertamente che loro non si macchiano le proprie mani di sangue, quindi loro con certe operazioni sporche non c’entrano proprio, sono faccende dell’Europa, è un fratricidio.

Lo scenario che si profila è il seguente: scatenare una crisi paurosa del debito pubblico italiano, spingendo lo spread a livelli mai visti, provocare il panico, fino al momento in cui l’Italia verrà commissariata e Mattarella invocherà per il bene supremo del Paese la fiducia a Cottarelli (già in carica) e/o l’introduzione di misure straordinarie.

ll rinvio sine die delle elezioni e la conseguente distruzione della reputazione e della popolarità di Salvini e di Di Maio, che verranno indicati come i responsabili di questa crisi.

Se il piano avrà successo, servirà da monito a tutti i Paesi europei dove i movimenti “populisti” sono in ascesa e comporterà la definitiva sottomissione dei popoli europei alle oligarchie europee. Come dire: colpirne uno per educarne cento.

Perché queste sono le logiche, indegne e autoritarie.

“Opporsi è un dovere civico e morale.

Il piano deve fallire

VIVA L’ITALIA.”

Mattarella non può ricevere il pregiudicato

                         Mattarella non può ricevere il pregiudicato, per la formazione del nuovo governo

Non credo che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, possa ricevere nel giro di consultazioni per la formazione del nuovo governo, Silvio Berlusconi come rappresentante di Forza Italia per formare un nuovo governo.

Sarebbe quantomeno sconcertante, sul piano politico ed etico, che il supremo garante delle Istituzioni ricevesse al Quirinale un soggetto che è stato estromesso, per indegnità, dal Parlamento, che è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione per il reato di frode fiscale, Cassazione che ha fatto implicitamente proprio il giudizio del Tribunale di Milano che ha definito l’ex Cavaliere “un delinquente naturale”  (che è, e giova ripeterlo, una figura più grave del “delinquente abituale” perché è uno che delinque anche quando non ne ha bisogno).

Che ha nel suo pedigree giudiziario nove assoluzioni per prescrizione, per le quali in almeno tre casi la Cassazione ha accertato che dei reati di cui era stato accusato il Berlusconi li aveva effettivamente commessi (per esempio la corruzione, pagandogli tre milioni di euro, del senatore Sergio De Gregorio perché passasse dall’Idv di Di Pietro a Forza Italia)

Che ha sei processi in corso per reati altrettanto gravi, c’era uno sconosciuto dem di cui non ho ritenuto il nome, tanto inutile era la sua presenza, perché sarebbe stato disposto a rinnegare anche sua madre pur di non ammettere che, il suo boss Matteo Renzi, stia facendo di tutto per mettersi di traverso alla formazione di un nuovo governo, anzi di qualsiasi governo, ciò detto per fare saltare il banco e dimostrare, che in nome del bene del Paese naturalmente, in quanto l’Italia non può essere governata da altri all’infuuori che da lui, il Renzusconi appunto, con la sua cricca FI, picciotti, compagniucci e cammarati.

a me risulta che la Cassazione si chiama appunto Cassazione perché le sue sentenze, sfavorevoli o favorevoli agli imputati, sono definitive. A meno che la stessa Suprema Corte non rinvii gli atti al Tribunale d’Appello per un qualche vizio di forma. Ma non è questo il caso di Silvio Berlusconi.

Se in Italia nemmeno le sentenze definitive, sono tali, bisognerebbe allora spiegare  che sarebbe d’obbligo aprire le carceri a tutti coloro che ancora vi restano, in quanto condannati dalla Cassazione, perché a una presunzione d’innocenza che scavalca anche una sentenza definitiva avrebbero diritto tutti, non solo Berlusconi.

Per non parlare di quelli che sono stati condannati solo in primo o secondo grado.

O di coloro che sono semplicemente indagati. Invece per questi ultimi, responsabili, o presunti responsabili, di reati da strada “che procurano allarme sociale” gli ‘ipergarantisti’ di Forza Italia vorrebbero applicare un diritto del tutto diverso, quello espresso da madama Santanché: “In galera subito. E buttare via le chiavi”, varrebbe anche per chi evade il fisco e rubba risorse agli Italiani.

Io sono un cittadino italiano, e avrei il pio desiderio che il mio premier, che mi rappresenta in Italia e all’estero, e non solo me ovviamente l’intera nazione, non fosse un delinquente, per il quale venga deriso e schernito con allusioni.

“E’ un chiedere troppo?”.

 

 

Patto Berlusconi-mafia per 18 anni.

Standing-ovation di Di Maio e Bonafede (sostituto procuratore nazionale antimafia).

Poi il piano giustizia

di Martina Castigliani | 7 aprile 2018

 

Il sostituto procuratore nazionale antimafia parla dal palco del convegno organizzato dall’associazione Gianroberto Casaleggio. Applausi quando attacca il leader di Forza Italia ed ex Cavaliere, poi lancia le sue proposte di intervento. Tra cui: ampliamento dell’uso delle intercettazioni e uso degli agenti sotto copertura. Alla politica si rivolge per la garanzia dell’indipendenza della magistratura. Chiede poi verità sulle stragi e parla di un sistema che ha interesse che la giustizia non funzioni

L’applauso quando Nino Di Matteo parla della “compenetrazione tra mafia e potere” in Italia, a Ivrea, davanti alla platea dei 5 stelle, fa più rumore del solito. “Cito le sentenze, è stato stipulato un patto con Cosa nostra, intermediato da Marcello dell’Utri, che è stato mantenuto dal 1974 fino al 1992 dall’allora imprenditore Silvio Berlusconi”. In prima fila batte le mani il Capo politico M5s Luigi Di Maio, al suo fianco Alfonso Bonafede, ministro designato alla Giustizia in un ipotetico governo a 5 stelle. Quando finisce di parlare c’è la standing-ovation del pubblico di Sum02#, l’evento organizzato dall’associazione Gianroberto Casaleggio. Non finisce più.

La frase su Berlusconi, il sostituto procuratore nazionale antimafia, l’ha detta simile anche pochi giorni fa in Campidoglio, ma questa volta il segnale è importante: nel bel mezzo delle trattative per la formazione del governo, i 5 stelle riuniti per parlare di “futuro” ribadiscono la loro distanza dall’ex Cavaliere e leader di Forza Italia. E non solo. Perché il magistrato Nino Di Matteo va avanti e attacca con la sua proposta per riformare la giustizia in Italia. “Serve una riforma copernicana delle norme per la prescrizione”, dice. E qui Di Maio e Bonafede alzano le mani in alto e applaudono per farsi vedere da tutta la platea. “Li avete visti?”, dicono dalla folla rivolti ai giornalisti. Il magistrato va oltre e, mentre legge a braccio i suoi appunti, elenca gli interventi secondo lui necessari per ridare credibilità alla giustizia in Italia. Tra cui: “l’ampliamento dell’uso delle intercettazioni e la previsione dell’uso degli operatori sotto copertura anche per i reati di corruzione”. E alla politica si rivolge per “la garanzia dell’indispensabile autonomia della magistratura”. Chiude chiedendo “la verità sulle stragi” perché “non ci possiamo accontentare di verità parziali”. Ma soprattutto dice: “Nel nostro Paese è ancora forte il partito di chi ha interesse che il sistema giustizia non funzioni”.

Siamo alle Officine H a Ivrea, tempio dell’evento dedicato al fondatore Gianroberto Casaleggio, oggi arrivato alla seconda edizione. Per tutto il giorno, il figlio e padrone di casa Davide ha ribadito che “qui non si parla di politica”. Ma il momento è caldissimo e ogni frase pronunciata tra un intervento e l’altro sposta gli equilibri giù a Roma. Nino Di Matteo sale sul palco nel pomeriggio, ospite tra i più attesi anche perché già semi-annunciato l’anno scorso e poi cancellato per evitare un’eccessiva esposizione. Oggi è diverso. E a lui viene affidato il più politico degli interventi: parla della sua idea per riforma la giustizia e quelle parole entrano in una difficile fase di trattative in vista della formazione del governo. Parla sotto gli occhi vigili del Capo politico M5s, inchiodato in prima fila dall’inizio dei lavori, e dei suoi uomini più fidati, Bonafede in primis poi i membri della commissione Rousseau Max Bugani Pietro Dettorie pure Giulia Sarti, già in commissione antimafia nella scorsa legislatura. Intorno una folla di parlamentari M5s, simpatizzanti, ma anche imprenditori e curiosi venuti qui solo per ascoltare gli interventi degli esperti.

Il sostituto procuratore antimafia, chiamato per parlare di giustizia, parte dalla situazione italiana. “Il sistema mafioso è il più grave fattore di inquinamento e compromissionenella nostra democrazia”, attacca. “La questione mafiosa riguarda tutto il Paese e riguarda la nostra classe dirigente. E’ ormai evidente la compenetrazione tra la mafia e il potere, anche istituzionale e politico”. In “un desolante silenzio dei partiti sulla mafia”. L’attacco è al sistema politica in generale: “Ancora oggi gran parte della politica non capisce o finge di non capire la gravità della questione perché accerta il sistema mafioso come parte necessaria, per certi perfino utile, del sistema Paese. Nell’ultima campagna elettorale c’è stato un desolante silenzio da parte dei partiti sul tema mafia e Giustizia a due velocità, forte e spietata con i deboli, timida e timorosa con i forti. Su oltre 50mila detenuti pochissimi stanno scontano una pena detentiva per corruzione”.

Quasi fosse lui a dover scrivere il programma, Di Matteo fa un elenco di interventi che ritiene prioritari per un intervento sulla giustizia in Italia: “Vi confesso che non ho alcuna certezza e non mi sento di prevedere nulla, ma a 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione ci troviamo di fronte  a un bivio”, dice. “Bisogna restituire al sistema giustizia la credibilità che sta perdendo. Sogno una giustizia che muova in questa direzione”. Ovvero: “Rafforzamento degli strumenti investigativi più efficaci e quindi ampliamento dei mezzi per consentire le intercettazioni; previsione dell’utilizzo degli operatori sotto copertura anche per i reati di corruzione; depenalizzazione di condotte che dovrebbero essere sanzionate con una pena amministrativa”. Poi un intervento sulla velocità dei procedimenti: “Serve impegno affinché i processi si possano celebrare in tempi ragionevoli, che si concludano con un intervento nel merito”. E sulla prescrizione appunto, dice: “Serve una riforma copernicana delle norme sulla prescrizione che prevede che il decorso del termine cessi nel momento in cui lo Stato azioni la sua pretesa”. E ancora: “Parallelamente penso alla necessità di un affievolimento del processo accusatorio. Innalzamento delle pene del sistema sanzionatorio dei reati di corruzione, del voto di scambio e di tutti i delitti tipici della criminalità dei colletti bianchi. E non si tratta di essere manettari o giustizialisti”. “Sogno una svolta per un rafforzamento delle tutele processuali delle vittime dei reati, per tutelare chi ha il coraggio di denunciare. Infine penso alla certezza della pena. Il nostro non può continuare a essere il Paese delle amnistie e degli indulti mascherati”. Il sostituto procurato non si è risparmiato un passaggio sull’autonomia della magistratura: “L’indispensabile difesa dell’autonomia della magistratura, non privilegio di casta deve partire dalla politica. Vado in controtendenza, non considero un buon segno pochi magistrati in parlamento. Abbiamo bisogno di politici che hanno a cuore l’indipendenza della magistratura”.

Di Matteo si rivolge infine direttamente alla politica, quella del primo partito politico italiano intanto e i cui esponenti lo ascoltano in prima fila: “In questa strada, questo sogno per recupero della credibilità della giustizia, c’è un elemento che non riguarda i cambi legislativi. Mi riferisco al recupero della primizia della politica nella lotta ai sistemi criminali. Nel solco di Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Tina Anselmi, persone che hanno anticipato la forza della magistratura. Non stando a rimorchio, ma anticipando l’azione dei giudici”. Questo perché, dice: “Ci sono condotte che dovrebbero costituire il presupposto per attivare quei meccanismi che invece nel nostro Paese restano perennemente disattesi”.

 

 

 

 

 

Il magistrato conclude chiedendo la “verità sulle stragi”: “Il governo”, dice, “deve fare tutto il possibile per completare il percorso di verità sulle stragi e su tanti delitti eccellenti. Non ci possiamo accontentare di verità parziali. Dobbiamo dare un nome a quelle entità che hanno condiviso con i mafiosi l’esecuzione delle stragi. Uno Stato autorevole, un governo libero, una commissione antimafia decisiva non possono fermarsi temendo che sia troppo scomoda e scabrosa. La sfida che ci attende va molto al di là. Non ne posso più di sentire parlare solo di produttività e statistiche”. Una partita che lui stesso sa quasi impossibile. “La strada è piena di insidie e tranelli. Nel nostro Paese è ancora forte il partito di chi ha interesse che il sistema giustizia non funzioni. A questi soggetti, che sono tanti e spregiudicati e trasversalmente presenti, dobbiamo, dovete saper contrapporre con tenacia il suono della giustizia”. E’ una standing-ovation. Il pubblico di Ivrea si alza in piedi e acclama quello che è il suo ministro mancato, ma resta uno dei personaggi simbolo più importanti per il Movimento. Per tutto il giorno la stampa e i partecipanti hanno cercato a fatica le risposte politiche nei corridoi e nei discorsi a margine del convegno. Ma la parole capaci di influenzare un’intesa per il prossimo governo, sono arrivate, persino un po’ a sorpresa, da Nino Di Matteo. A destra del palco Davide Casaleggio ha voluto mettere una scala contro un muro con un cartello dalla scritta “futuro”. Prima di salutare spiega che quella è la direzione, ma ora dipende tutto da chi accetterà di salire sulla scala insieme al M5s.

( leggete euro schiavi del giornalista Stella e mani pulite, scoprirete un mondo occulto )

Grazie, Peter Gomez

 

 

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