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Cari Italiani,

siamo lieti di informarvi che potete smettere di preoccuparvi per la vostra futura pensione.
Perché non ci arriverete a percepirla, ci sta pensando il vostro caro ed affezionato governo, a bracetto con le multinazionali del veleno.
Gli accordi commerciali che il governo Italiano ed Europeo sta firmando con gli Stati Uniti, sono una trappola infernale, stanno protestando Francesi, Tedeschi etanti altri paesi Europei, in Italia non si sa nulla, sappiate che,  le multinazionali Americane possono chiedere risarcimenti miliardari agli stati che non rispettano le regole, ed offrire mazzette ai politici corrotti per farsele firmare  – questo trattato si chiama  TTIP – inonderanno i discount dove voi cittadini ignari fate la spesa con tonnellate di merda tossica della quale vi sarà possibile nutrirvi a bassao prezzo, ma impossibile sopravvivere.
I consumatori americani sono già in parte già mitridatizzati da generazioni, basta guardare in giro per le strade Americane, esseri deformi,  mostri ripieni di grassi dai quali è impossibile liberarsi, mix di antibiotici, grandi insalate di diserbanti, ogm a volontà e  poi alcool a gogò,  ed infinità di  droghe di tutte le specie, e chissà quant’altro ci offriranno, ma voi popolo ignari, pensando magari al risparmio, con la vostra arcaica dipendenza dal cibo ( sano? ) e tutelato come fino ad oggi dalle nostre regole europee,che ci protegono un po’,  non avrete scampo, verrete raggirati, abbindolati e come fessacchiotti vi autodistruggerete con la merda Americana.

Ci penseranno tutte le malattie che quegli’alimenti ci propineranno, per le quali il nostro sistema sanitario non avrà più i fondi per curarvi, e contro le quali  non ci saranno più rimedi  efficaci.

Esistono molti  modi  di rendere la schiavitù  di fatto legale, e noi per  restare competitivi, diventeremo schiavi, quindi i nostri salari dovranno diminuire. Sarà lecito comprare lavoratori italiani o svenderli, come qualunque merce.

È necessario che siano anche smontabili, riverniciabili, e soprattutto altrettanto resistenti. I crash test adoperati per i prodotti saranno applicati anche ai lavoratori, solamente chi ne uscirà vivo si salverà e dovrà lavorare sodo, da schiavo del capitale e delle multinazionali Americane ovviamente.

Chi di voi scamperà a tutto questo, alla fine si troverà comunque ad affrontare l’allargamento del conflitto nella penisola araba, sempre pilotato dalle multinazionali a piacimento
Nessuna guerra può essere circoscritta in eterno, questo sarà lo slogan del futuro
Cari italiani, non preoccupatevi quindi del vostro futuro.
Perché non ce l’avete.

E’ una vita che i cinque stelle vanno dicendo che il TTIP e’ una porcheria pazzesca.
Ora se la gente anti sistema votasse  in massa contro allora qualcosa potrebbe cambiare.
I 5stelle avranno tutti i difetti del mondo,  ma sfido a trovare chi affronta le stesse tematiche in parlamento con la schiena dritta.
Scendendo i piazza a manifestare vedo una folla fuori dai cortei che sta seduta a prendersi il caffe’ al bar come se tutto andasse bene, o vedi gente che sta a casa davanti ad una tastiera a piangersi addosso, o vedi il ” so tutto io, e sono il 50% degli Italiani ” che ha capito come gira il mondo e pensa come gli struzzi con la testa in una buca ad occhi chiusi, ed il culo fuori pronto per chi passa da lì e si vuol divertire, pensa che sia inutile andare a votare e che bla bla bla è proprio lui che distrugge la democrazia e  l’Italia.
Insomma popolo sveglia,  bisogna tirarsi su le maniche e cominciare ad essere tutti attivi e dire basta ai banditi che ci governano.
E’ ormai evidentemente che, colui che parla e basta, lo fa perchè sta ancora molto bene.( è un parassita un militare, un dipendente comunale o statale, un aggregato alla politica, e pensa che la pacchia sia all’infinito.)  Non importa, sappiate che, quelli bravi scapperanno ed arriverà il momento che anche costoro verranno schiavizzati, quando  alzeranno le natiche dalla sedia, l’Italia ormai sarà colonizzata totalmente e sarà ormai troppo tardi.
Vedi il caso Muos, gli americani probabilmente avranno la meglio, ma i cittadini dei comuni stanno combattendo per la loro sopravvivenza, saranno già morti quando ve ne accorgerete.

QUANDO I PROFESSORI INDOVINANO

 

Tutti conoscono la storia del dito che indica la luna e dell’imbecille che guarda il dito. Sembra che in questi giorni a Bologna si sappia solo vedere il dito. Il dito è l’azione di un gruppo di studenti del CUA che hanno esposto un telo con su scritto “Fuori i baroni della guerra dall’università” durante la lezione del professor Panebianco. Si è trattato di una presa di parola le cui modalità non mi importa discutere, perché si tratta di minuscoli dettagli a confronto della luna.

E la luna cos’è?

La luna è quel che il professor Panebianco ha scritto in un editoriale pubblicato dal Corriere della sera.

un articolo comparso sul Corriere. Il 14 febbraio 2016 il politologo prof. Panebianco, aveva scritto sul quotidiano di via Solferino della possibilità di un intervento militare italiano in Libia: “C’è da temere che, quando arriverà il momento dell’intervento il governo non sia riuscito a preparare l’opinione pubblica, non l’abbia resa edotta dei pericoli che correremo se non verrà fermata la deriva libica. Se arriveremo a quell’appuntamento con una opinione pubblica impreparata, ci saranno forti contraccolpi nelle piazze e in Parlamento”.

Panebianco aveva parlato anche del Muos, il sistema satellitare di difesa missilistica che gli Stati Uniti vorrebbero installare in Sicilia, nonostante la contrarietà di molti cittadini: “Il Muos potrebbe essere uno strumento prezioso per anticipare eventuali attacchi missilistici”.

E’ arrivato quanto predetto ed avvertito dal professore, si riarma Sigonella,  abbiamo pronti i militari, ed i poveri analfabeti universitari Bolognesi, non se ne sono nemmeno accorti,  professore penso che sia inutile dispensare perle di saggezza e cioccolatini ai somari, bastano due frustate un po’ di fieno ed una carota, l’unica risorsa per chi è privo di materia grigia, smettere di scaldar sedie e banchi, e prima di parlare ed agire  controllare se il cervello è in moto.

Una volta,  certi studenti erano  definiti scaldabanchi, braccia sottratte all’agricoltura.

 

Egli scrive dapprima:

“L’ennesima sentenza della magistratura ha dato ragione a mamme preoccupate e ambientalisti vari che cercano di impedire che il Muos, il sistema militare americano di comunicazioni satellitari entri in funzione a Niscemi, in Sicilia. Il Muos potrebbe essere uno strumento prezioso per anticipare eventuali attacchi missilistici ma c’è chi ipotizza che il suo funzionamento danneggerebbe la salute.”

Fin qui niente di nuovo, si sa che i destini della patria sono più importanti delle preoccupazioni mammesche. Ma dopo aver ridicolizzato “mamme preoccupate e ambientalisti vari”, Panebianco dice qualcosa di enorme, che merita di essere preso in considerazione molto seriamente.

Egli scrive:

“Ciò che accade intorno a noi, dovrebbe convincerci di quanto inconsistenti siano le giaculatorie sulla necessità di una «Europa politica», la quale, come è noto, viene sempre evocata solo quando si parla di euro e di banche. Si dimentica che le unificazioni politiche non si fanno col burro ma con i cannoni. Sono sempre state guerre e minacce geopolitiche a innescarle.”

Ecco la luna da guardare con attenzione, altro che il ditino: come insegna la storia, dice il professor Panebianco, le nazioni si forgiano nella guerra e non sul burro , dunque ci si prepari, e i disfattisti vadano in galera.

E’ legittimo quello che scrive Panebianco? Certo che lo è, Panebianco ha diritto di dire quello che pensa, e lo dice con assoluta chiarezza: la crisi europea non si risolverà, perché l’Unione ha fallito. La sola maniera di rifondare il processo europeo è qualche milione di morti. Negli ultimi venticinque anni alcuni milioni sono già stati massacrati in Iraq, Siria, Palestina, e nel paese curdo. Ma Panebianco annuncia che adesso è il nostro turno: mettetevi in fila, ragazzi.

Dobbiamo stupirci se si è messo a strillare qualcuno degli studenti che stanno pagando con la precarietà e la miseria le scelte dell’Europa finanziaria, e che domani pagheranno con la vita le scelte dell’Europa militare? Mi preoccupano molto di più tutti quegli altri studenti, cui la disperazione ha tolto perfino la voce e la dignità di ribellarsi.

Da quindici anni le potenze impotenti dell’Occidente fanno una guerra dopo l’altra e alcuni professori (non tutti) hanno applaudito i bombardieri che partivano per l’Afghanistan, per l’Iraq, per la Libia. Con quali risultati lo sappiamo: centinaia di migliaia di morti, milioni di fuggiaschi che l’Europa respinge, intere regioni devastate, una generazione di giovani musulmani spinti dalla violenza e dall’umiliazione a impugnare un coltello per tagliar gole.

Forse a Panebianco nessuno gliel’ha detto, ma la guerra in Libia cui ci chiama l’abbiamo già combattuta, nel 1911, nel 1940, e infine nel 2011.

Combattiamola ancora, ordina Panebianco. E qualcuno chiami le guardie per mettere a tacere studenti disfattisti, mamme preoccupate e ambientalisti vari.

Però i fatti previsti gli stanno dando ragione.

 

 

Avevano ragione i no global,

 

Parlando a Bruxelles, Padoan ha detto che occorre un sussidio di disoccupazione europeo, perché in assenza dell’aggiustamento del cambio, o svalutazione,  la risposta alle crisi avviene con l’abbassamento dei prezzi, per vendere,  e dei costi per non andare in perdita, “intervenendo con la compressione del mercato del lavoro”  cosidetto JobAct.         Quest’idea non nuova “risale agli anni ‘70”.   La misura del sussidio deve essere “di natura temporanea”, perché “sarebbe controproducente se ci fosse un trasferimento permanente di risorse da un Paese all’altro”.

L’espressione “compressione del mercato” è pudica al limite del criptico. Ve la traduco. Se il resto del mondo va in crisi, compra di meno da noi.    Visto che il cambio non può flettersi, per rilanciare le esportazioni dobbiamo far calare i prezzi dei nostri prodotti, e quindi i rispettivi costi, primo fra tutti quello del lavoro che è un costo fisso.    Ma siccome nessuno accetta volentieri un taglio del salario, ecco che con austerità pilotata e jobs act si crea volutamente un po’ di disoccupazione, sperando che chi si trova a spasso accetti di farsi pagare di meno, e che ciò ci renda più “competitivi” (cioè più convenienti per l’estero) e vendere i nostri prodotti. Unico neo: senza lavoro non si campa e non si spende. Per rimediare a questo effetto collaterale, mamma Europa dovrebbe raccogliere risorse dai paesi in crescita, e ridistribuirle via sussidio di disoccupazione a quelli in crisi. Chiaro il concetto?     Padoan ha confessato che quando l’aggiustamento non lo si fa col cambio, lo si fa con la disoccupazione, e che questa cosa è nota fin dagli anni ’70.

In effetti, a quei tempi Luciano Barca ammoniva che l’integrazione monetaria europea era “una politica di recessione e di deflazione antioperaia”, e Padoan oggi, a danno ormai fatto, ce lo conferma. Allo studioso fattosi politico mi viene da porre una sola domanda: caro Pier Carlo, visto che tutti sapevano che questo sussidio era necessario, secondo te perché nessuno ha imposto che lo si allestisse prima di entrare nella moneta unica? Forse per lo stesso motivo per il quale i nostri governi hanno accettato il Fiscal compact prima che si approvassero gli eurobond, o l’Unione bancaria prima che si creasse un’assicurazione europea sui depositi bancari.

Mi umilia questo comportamento dei nostri governi, che prima accettano patti penalizzanti per noi, e poi mendicano pietà; e mi scottano le parole di Wolfgang Munchau, che ha definito questa prassi “un miscuglio di codardia e incompetenza”: se dicono Nein i tedeschi, in effetti, potremmo dirlo anche noi. Certo, da loro abbiamo molto da imparare: come truccare un motore Diesel, come imbottire di subprime Deutsche Bank, come salvare con 16 miliardi di denaro pubblico Nordbank, e così via… Ma non mi sentirei troppo in soggezione per questo. Aggiungo due parole su un altro preclaro personaggio proveniente dallo stesso dipartimento: Mario Draghi. Di lui non posso avere alcun ricordo personale: ci separano anagrafe e carriera. Però, in qualche modo, gli sono affezionato: gli devo la più azzeccata delle mie previsioni, quella emessa il 30 luglio 2012, quando specificai sul mio blog che non sarebbe riuscito a far nulla di risolutivo per la crisi dell’Eurozona. Infatti non c’è riuscito, e l’ha ammesso: il 4 febbraio ha detto che forze globali congiurano a mantenere bassa l’inflazione. Abbiamo così appreso due cose: che l’inflazione bassa è un problema (ma non era un vantaggio?), e che creare un impero europeo per contrastare i mercati globali non serve a nulla.     Prevederlo era facile, anche perché, se ci fate caso, le forze globali c’entrano ben poco: la colpa è nostra.

Abbiamo fatto l’euro per comprimere i salari, e ora ci lamentiamo che i prezzi non crescano abbastanza. Recriminazioni che, se la gente non crepasse di fame, farebbero crepare dalle risate.

 

CAPITALISMO ESTINTIVO

Il recentemente scomparso filosofo Costanzo Preve affermava  che, il probabile fattore della rottura del presente sistema capitalistico finanziario, arriverà, prima o poi, ma inevitabilmente arriverà, in forma di reazione della stessa natura umana, che è sì adattabile, ma non infinitamente comprimibile alle sempre più dure trasformazioni delle condizioni di vita che, il detto sistema e i suoi avidi mercati gli impongono.

Trasformazioni continue che non portano maggiori investimenti, o migliori produzioni, né a piena e stabile occupazione, néppure a un progresso e/o di superiore civiltà, ma sempre più a una continua individualistica lotta quotidiana per la sopravvivenza,  nella continua competizione a 360° in un eterno presente, assolutamente amorale e destoricizzato  praticamente, all’homo homini lupus o al bellum omnium erga omnes di hobbesiana memoria, cioè a una condizione asociale amorale.

L’homo sapiens, si sta comportando, come al meccanismo finanziario che genera una quantità potenzialmente infinita di ricchezza monetaria, esattamente come fa il topino di laboratorio con gli elettrodi infissi direttamente nei centri cerebrali del piacere, il quale prende ad azionare freneticamente e incessantemente la leva che gli manda la scarica, trascurando di mangiare e di bere, finché non muore. Quel meccanismo dà non solo piacere, ma anche dipendenza, perché, quando rallenta, le borse e i ratings crollano e si profila la catastrofe: i mercati esigono che la leva sia azionata ancora più intensamente, sempre più intensamente… Pertanto è oggettivamente improbabile che il genere umano arrivi a fermare questo meccanismo, a interrompere il corto circuito che lo sta bruciando.

 

La carne e dannosa all’ambiente

 

 

La carne fa più danni di un volo a lungo raggio.

Il cetriolo---posto-fisso    I dati erano così allarmanti che mi rifiutavo di crederci. Li ho trovati nascosti in una nota, e in un primo momento ho pensato che doveva essere stato un errore di stampa. Così ho controllato la fonte, ho scritto alla persona che per primo li ha pubblicati e ho seguito le citazioni. Con mio grande stupore, sembrano reggere. 
Un chilogrammo di proteine ​​bovine allevate in una fattoria delle colline britanniche può generare l’equivalente di 643 kg di anidride carbonica. Un chilogrammo di proteine ​​d’agnello prodotto nello stesso luogo ne può generare 749 kg.

 

Un chilo di proteine da entrambe le fonti, in altre parole, provoca più emissioni di gas serra di un passeggero che vola da Londra a New York.

Questo è il caso peggiore, e i dati provengono da un allevamento i cui suoli hanno un alto contenuto di carbonio. Ma i numeri scoperti da uno studio più approfondito asono poco incoraggianti: si potrebbe sostituire il vostro volo per New York con una media di 3 kg di proteine ​​d’agnello prodotte da aziende agricole collinari dell’Inghilterra e del Galles. Dovreste mangiare 300 kg di proteine ​​di soia per creare lo stesso impatto.

Scegliendo il pranzo di Natale – o facendo qualsiasi altra scelta – ci sembra di prendere decisioni informate e razionali. Ma ciò che sembra e si percepisce come giusto talvolta è tutt’altro. Nella fattispecie, molte caratteristiche che siamo portati a vedere come virtuose – animali che pascolano liberamente attraverso le montagne, con i pastori che se ne prendono cura, nessuna mostruosità di cemento e acciaio o qualsiasi altra bruttezza della moderna agricoltura intensiva – generano impatti devastanti.
I dati sono così alti perché questa forma di zootecnia è molto improduttiva. Per allevare un agnello, è necessario mantenere una vasta area di terra brulla e fertile. L’animale deve girare per le colline per brucare il cibo, bruciare più grasso e produrre più metano di quanto potrebbe fare una bestia in stalla.

Sì d’accordo i profitti. Ma quello che può essere un bene per gli animali d’allevamento è spesso un male per il mondo naturale. Gli abusi della produzione interna intensiva vanno di pari passo con la devastazione della produzione estensiva all’aperto. L’allevamento del maiale all’aperto e il pollo d’allevamento, praticati attualmente su scala, può essere disastroso per l’ambiente. Nitrati e fosfati talvolta si riversano dai loro recinti direttamente nei fiumi. Salvo i casi in cui sono tenuti a bassa densità o in campi ben drenati, i maiali tendono a schiacciare il terreno: un amico descrive alcune fattorie agricole che ha visitato come veri e propri porcili a cielo aperto. 
È possibile aumentare la produzione – il che significa meno gas ad effetto serra per chilo di carne – dopando gli animali con ormoni e antibiotici. Ma anche questo ha un costo. Il direttore di Antiobitic Research del Regno Unito ha avvertito questa settimana che è ormai quasi troppo tardi per prevenire una grave crisi globale. Questo in parte perché gli agricoltori senza scrupoli hanno scoperto l’uso dell’antibiotico colistina – l’ultima grande speranza di uccidere i batteri resistenti – sui propri animali, per aumentarne il peso.

Ma di tutte le varie forme di produzione, la più attraente è una delle peggiori. L’agricoltura di montagna non solo contribuisce in modo selvaggiamente sproporzionato al cambiamento climatico; essa distrugge anche i nostri bacini, aumentando le probabilità di pericolose inondazioni, e d’altro canto distrugge quelli che sarebbero i nostri rifugi della fauna selvatica: i grandi altipiani vuoti, in cui l’attività economica è sostenuta soltanto attraverso ingenti sussidi all’agricoltura. E’ difficile pensare a qualsiasi altra attività umana con un tasso più alto di distruzione al ciclo del prodotto economico.

I miei amici del settore mi accusano di essere anti-contadino. E’ vero che sottolineo il lato oscuro, in gran parte perché così pochi altri giornalisti sembrano disposti a coprire queste questioni. Ma non ho un’antipatia viscerale per l’allevamento – piuttosto il contrario. Visitando una fattoria Exmoor la settimana scorsa, mi sono ricordato di tutto il bello di allevare le pecore. L’idillio Arcadiano, una concezione della vita del pastore (sia nella teologia dell’Antico Testamento che nella poesia pastorale greca) come sede di innocenza e purezza, un rifugio dalla corruzione della città, risuona ancora dentro di noi. Ma nel bel mezzo di una crisi multiforme – la perdita catastrofica di fauna selvatica, devastanti ma evitabili inondazioni, il collasso climatico – questa piacevole fantasia mi sembra una grande e dispendiosa indulgenza.
Per quanto riguarda il mangiare cibo locale, be’ in alcuni casi ha senso. Aiuta a generare un senso di luogo e di appartenenza, cosa da non trascurare.

Quando compriamo frutta e verdura di stagione dai contadini locali, anche l’ambiente se ne giova. I Ma abbiamo la tendenza a dare più importanza ai kilometri percorsi dal cibo e meno ad altri tipi di impatti. In media, il trasporto costituisce solo l’11% delle emissioni di gas serra causate dal settore alimentare. Gli impulsi inviati dall’altra parte del mondo possono provocare un impatto di gran lunga inferiore della carne prodotta qui.

Un articolo pubblicato pochi giorni fa suggerisce che il passaggio dalla carne alle verdure verdi sarebbe dannoso per l’ambiente. Per caloria,  la coltivazione delle lattughe produce più gas serra di un allevamento di suini. Ma questo dimostra che le lattughe sono a basso contenuto di calorie. Si avrebbe bisogno di mangiare 15 kg di lattuga per soddisfare il  fabbisogno energetico quotidiano, che potrebbe essere ragionevole se fossimo dei conigli del peso di 200kg. Come osserva un altro studio, “20 porzioni di verdura hanno meno emissioni di gas serra rispetto a una porzione di carne bovina”.

Dato che le persone di tutto il mondo adottano la dieta occidentale, un articolo di Climate Change stima che il metano e il protossido di azoto prodotti in agricoltura potrebbero salire all’equivalente di 13 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno entro il 2070. Questo è più di quanto tutte le attività umane combinate insieme possono produrre in modo sicuro senza superare due gradi di riscaldamento globale. Il collasso climatico sembra inevitabile – a meno che non cambiamo la nostra dieta.

Questo significa, soprattutto, scambiare per proteine vegetali la maggior parte delle proteine animali che mangiamo. Non è difficile, a meno che non facciamo così. Molti inglesi sono abituati a mangiare dhal ogni giorno. L’hanno chiamato pudding di piselli, minestra di piselli o zuppa di piselli. Come in Asia del Sud, i suoi ingredienti variano da luogo a luogo e di stagione in stagione. E’ solo il componente di una dieta che offre abbondanza di varietà – senza distruggere la grande varietà della vita. 
Non vi sto esortando a non mangiare carne o altri prodotti animali. Sto suggerendo che tutti noi dovremmo mangiare molto meno. Eccetto gli eccessi di Natale. E anche allora, scegliete saggiamente.

 

Quel che mangiamo è solo veleno ?

Quel che mangiamo è solo veleno ?      Lo dicono all’  EXPO come ci nutriamo ?

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Gli agenti lievitanti di sintesi contengono prodotti chimici il cui vero impatto nell’uomo è sconosciuto, dal momento che tutti mangiano cose diverse e che anche al variare di piccole quantità di elementi, si possono scatenare processi completamente diversi in individui diversi.

Intendiamoci, qualsiasi cibo lievitato, anche il più naturale, ha una minima dose di nocività, ma gli agenti lievitanti di sintesi hanno, come si può immaginare, una percentuale di nocività di molto superiore.
Secondo la legge, anche un cibo definito “biologico” può contenere agenti lievitanti di sintesi, il legislatore afferma che sono permessi solo quegli additivi il cui impatto sulle naturali funzioni dell’organismo sia minimo. Resta da capire perché mai, i consumatori di cibo non biologico, debbano per legge mangiare merda?.

Gli agenti contenenti fosfati sono sconsigliati nella preparazione di cibi destinati ai bambini, che risentono maggiormente del superamento della “dose giornaliera consigliata”.
Ovviamente ci sono delle soglie oltre le quali l’organismo supera la dose giornaliera. Come possiamo saperlo? Leggendolo sull’etichetta, ma chi ci indica la dose giusta?.

Il produttore è obbligato a scrivere la dose di additivo aggiunto al prodotto in etichetta? Non sempre. Ad esempio, il sodio pirofosfato è indicato con la sigla E 450. Le quantità massime permesse variano, a seconda del prodotto, da 0,5 g a 20 grammi per chilo. Sta al produttore decidere la quantità e non c’è l’obbligo di riportarlo in etichetta.

Anche i cibi così detti “vegani” sono talvolta prodotti industrialmente e in questi cibi sono presenti additivi dalle discusse proprietà, come il propionato di calcio (E282) per la preparazione di dolci, pane e brioche vegane, additivo che la ricercatrice australiana Sue Dengate, ha indicato come molto nocivo per i bambini.

Il nostro corpo si accorge del sovradosaggio degli additivi lievitanti presenti nei prodotti industriali (merendine, brioche dei bar, grissini e cracker, pasticcini, pizze e pizzette, pane)? In linea di massima si, innanzitutto il sovradosaggio altera il gusto degli alimenti e provoca problemi di digestione, va però notato che le bustine di lievito in commercio, a uso casalingo, oltre ad essere spesso addizionate di aromi come la vaniglia, hanno anche al loro interno una sostanza basica che permette di limitare gli effetti negativi del sovradosaggio. E se non si fanno riguardi di aggiungere additivi agli additivi per superare la tua imbranataggine famigliare, vuoi che abbiano paura ad aggiungere additivi agli additivi ai prodotti industriali, che se sbagli le dosi devi buttare via il guadagno? Gli additivi servono a mantenere inalterati colori e gusti dei prodotti al variare delle condizioni di temperatura, umidità e pressione. Per questo una merendina ha lo stesso identico gusto di tutte le altre merendine della sua partita, anche se prende una strada diversa e, di solito, le merendine con la stessa etichetta hanno lo stesso identico gusto anche se prodotte in nazioni diverse. Il gusto non è dato dal cibo, ma dalle decine di sostanze chimiche aggiunte per stabilizzare il prodotto secondo gli standard imposti dai produttori. In poche parole, sarebbe come se esistesse uno spray che permette alle mele marce di avere odore, sapore e colore identico a quelli delle mele buone. Tu mangi la mela marcia ma non te ne accorgi.

Peggio dei lievitanti sono i coloranti, l’eritrosina (E 127), un colorante di sintesi contenente iodio, che sulle cavie induce, oltre una determinata dose, tireotossicosi e tumori della tiroide, è impiegato per colorare le ciliegie da cocktail e quelle candite. L’unico scopo di questa sostanza tossica è evitare che le ciliegie da cocktail sbiadiscano!

Secondo l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) l’alluminio è talmente tossico che basta ingerirne qualche millesimo di grammo alla settimana per danneggiare la salute, ebbene l’alluminio è utilizzato come additivo alimentare per colorare e laccare i prodotti zuccherini che servono a decorare torte e pasticcini.
Il cetriolo---posto-fissoCome potete notare, quando mangiate dolci, gli zuccheri sono una passeggiata rispetto al resto!

Mangiare frutta fuori stagione è pericoloso. Prendiamo l’uva, quella che chiamiamo fresca, che compriamo dal fruttivendolo, ebbene, se la compriamo d’inverno è bene che sappiamo che è permesso trattarla con i conservanti ad attività antifungina che fanno capo all’anidride solforosa (con sigle da E 220 a E 228). I crostacei, non soltanto surgelati, ma anche freschi possono essere trattati legalmente con il 4-esilresorcinolo (E 586). Poiché quest’additivo è dotato di una certa tossicità, la stessa Autorità che ha dato parere favorevole al suo impiego dice che c’è il rischio che le persone che consumano crostacei frequentemente e in abbondanza possano ingerirne una quantità che supera la soglia di sicurezza! Non so se mi spiego: il legislatore dice che sì, puoi mangiare quella roba, ma ha il sospetto che per te siano cazzi amari.

Mi sembra evidente che al Ministero della Salute, della tua salute non frega un cazzo, quel Ministero non serve a mantenerti in salute, ma serve a favorire il commercio delle sostanze chimiche che riparano i danni causati da altre sostanze chimiche permesse da quello stesso Ministero, insomma è il guardiano del business, che si fa sulla pelle dei cittadini.

Cosa voglio dire?

Voglio dire che bisognerebbe smettere di chiamare cibo, il cibo industriale. Laddove per industriale s’intende una tecnica che permette di trattare anche il cibo fresco, col beneplacito della politica. Si tratta di merce il cui unico scopo è quello di produrre un ricavo economico. Il nutrimento è un’altra cosa.

Molti di voi diranno: ma io non abito in campagna, non ho un orto, non produco cibo. Al massimo posso comprarmi una macchina per fare il pane, una macchina per fare i succhi di frutta, una macchina per trattare il cibo, ma, a parte il fatto che sono macchine dal costo esorbitante, alla fine devo comunque andare nei negozi a comprare quel cibo che poi posso, se trovo il tempo, lavorare. E se persino chi vive in campagna corre il rischio quotidiano di intossicarsi col cibo che è costretto a comprare, perché nessuno produce TUTTO quello che si  mangia, figuriamoci io che vivo in città.

Io non so cosa rispondervi, se non che siamo prigionieri di una gabbia,  che abbiamo contribuito a costruire, alla quale ogni giorno aggiungiamo sbarre: credendo alla bugia del lavoro, alimentandola a nostra volta, credendo a chi ci dice che il nostro scopo nella vita è guadagnare numeri virtuali che ci permettono, grazie alla nostra prodigiosa immaginazione, di convincere altri umani a cederci oggetti in cambio di un po’ di quei numeri, che non sappiamo nemmeno definire esattamente, che nella realtà non esistono nemmeno. E questo sistema ha fatto sì che per produrre quegli oggetti servono strumenti e persone che si acquistano con altri numeri. E tutto questo è solo un enorme spostamento di numeri, raramente un venditore di cibo si chiede quante persone ha nutrito, legge solo i numeri a fine giornata, quanto ho ricavato, così come facciamo noi tutti col nostro lavoro, che era nato per uno scopo, che abbiamo via via dimenticato. Alla fine, se è necessario intossicare un po’ tutte le persone a cui vende il proprio cibo per ottenere più numeri, il produttore di cibo non si farà problemi a intossicare tutti e non solo un po’, e un po’ di più ogni giorno, chiedendo al legislatore più elasticità, chiedendo il permesso di avvelenare le persone ogni giorno un po’ di più.   E questo accade perché al produttore vengono richiesti un sacco di numeri virtuali ( soldi ) per produrre cibo più sano, e dovrà vendere molto più cibo e per poterlo fare dovrà cedere i suoi numeri ( soldi ) a persone che servono a certificare che il suo cibo è più sano.   E cedere altri numeri ( soldi ) ad altre persone che servono a diffondere l’immagine del suo cibo, e tutti questi numeri soldi saranno sottratti al cibo. E quelli che lavorano per lui, accetteranno di contribuire all’intossicazione generale dei cibi che, dopo averli prodotti, loro stessi comprano, perché anche loro hanno bisogno di un po’ di numeri virtuali. E anche il legislatore è portato a dimenticare lo scopo per cui lavora, per avere qualche numero virtuale (soldo)  in più.

E ogni volta che un produttore di medicine trova il rimedio per digerire meglio, per riprendersi dalle intossicazioni, il produttore di cibo sa che potrà alzare ancora un po’ l’asticella per far soldi. ( c’est l’argeant qui fait la guerre )

Siamo la società più opulenta della storia, buttiamo via ogni giorno tonnellate di cibo ancora mangiabile…..?,  scartiamo frutta e ortaggi che non hanno la forma standard delle foto pubblicitarie.

Eppure non siamo in grado, o non vogliamo  produrre cibo non avvelenato, a causa del dio danaro?.

Quei numeri virtuali ( soldi ) sembrano averci intossicato il cervello e non ci rendiamo conto che stiamo segando un ramo della pianta, ma siamo pure seduti proprio su quel ramo.

Non c’è un modo, adesso, di uscire da questa trappola, bisogna cominciare, piano piano, a capire il significato di ciò che facciamo e poi ad agire di conseguenza, con piccole variazioni, cercando piccoli equilibri, cercando meno numeri e più tempo, modificando le regole di quella cosa che chiamano lavoro.

Se cercassimo di capire cosa ci serve veramente, scopriremmo che stiamo producendo montagne di merci inutili che ci stanno circondando, scopriremmo che perdiamo un sacco di tempo a inseguire desideri che provengono da un manuale per schiavi, che proviamo desideri non nostri. È così breve il tempo che passeremo su questo pianeta, è così breve il tempo che abbiamo per stare con gli altri, che non ha proprio senso costruire un mondo di nemici, di guerre collettive e personali.

Chi esalta il lavoro, di solito ama il profitto, che immagina gli proverrà da quel lavoro, ha il terrore di ammettere di avere perso molto tempo a inseguire un’immagine virtuale, e non vuole cambiare le proprie abitudini di pensiero. Questo non lo vuole nessuno, ma bisogna arrivare a farlo. Diversamente, saremo in guerra con noi stessi e non saremo più in grado di percepire l’autointossicazione che stiamo attuando sulla nostra persona, e questo perché negli anni, abbiamo aggiunto additivi mentali e rimedi agli scompensi, che c’impediscono di riconoscere il sapore del veleno che produciamo.

 

Per quanto riguarda il cibo la questione, va ben oltre. Il principio è che la salute non è il centro delle attività industriali, in quanto si occupa molto più di profitto e non di tutela dei diritti o della vita, questo fà eco con il confine etico e responsabile da gestire che è lasciato in mano alla speculazione più bieca del mercato. Sarebbe come pretendere che un mafioso ci gestisca il patrimonio di famiglia (figli compresi).
Non direi che possiamo poi dopo lamentarci se va tutto storto. Anche perché  non credo avrebbe tale lamentela un felice epilogo.
La stessa cosa vale per l’attivismo, basta dire quanti hanno pagato caro (e inutilmente) il prezzo di aver tentato la salvaguardia delle foreste tropicali, dallo sfruttamento delle mutlinazionali impegnate in agricoltura. Ed è una fetta davvero miserabile della reazione consapevole al disastro complessivo.
Tale dimensione di orrore ideologico globale può essere sostenuto solo attraverso una bieca poltica di stordimento (ignoranza)  che lasci la massa priva di chiavi interpretative prima che di sapienza. Quindi non tanto una campagna di occultamento (sappiamo tutti che un sacco di merce viene realizzata con lo sfruttamento della manodopera infantile, sappiamo anche un sacco di altri orrori analoghi della economia e burocrazia politica ) ma una deprivazione dei ganci per attaccare il nostro comportamento alle alternative creative, ridotte a stereotipati girotondi e colorate proteste no-questoequello, che non intaccano i principi della demoniocrazia che ci manipola a suon di propaganda.

Così rimaniamo appesi al gancio da macellaio dei pupazzi di carne di questo frigorifero dell’incubo, senza potere niente, tanto quanto i nostri patetici politici prezzolati.
verdure
Ma il cibo non è solo avvelenato intenzionalmente e nei modi più fantasiosi che la perversione  umana riesce a realizzare, è gravato anche di sostanze che ormai ammorbano un ambiente di suo molto malsano, carico di agenti sempre più aggressivi e tossici, sia chimici che energetici e fisici (come i particolati). Si va dai campi pulsanti dei cavi ad alta tensione, alle antenne radio, TV e GSM, alle molecole di diossina sprigionate dai detersivi e organiche cicliche delle materie plastiche polverizzate (che si piazzano fin dentro il nucleo delle cellule) fino alle immense discariche a cielo aperto nostre e dei paesi del terzo mondo, senza contare ovviamente i liquami altamente tossici dello tsunami quotidiano di reflui zootecnici e i vari eco-disastri epocali ogni anno a segnare nuovi record per area di incidenza e danno.
Non ho messo (apposta) nell’elenco le guerre contro i civili, perchè costituiscono una voce a se che si mescola con quella industriale per ovvi motivi. Non è possibile infatti oggi sostenere ragionevolmente che alcuni cibi siano separati dal diretto o indiretto apporto specifico dell’industria e della ricerca bellica, per scopi certamente esecrabili ma ancora tutti da chiarire, a vantaggio di chi?.

L’altra voce che spalanca l’abisso sotto i nostri piedi, e dei pietosi ingenui che vogliono ancora credere a Babbo Natale,  o al pensiero positivo che è lo sfruttamento delle terre emerse. La terra non è una cornucopia, restituisce quello che riceve e se non riceve non da niente.

Ci arriva anche una formica, ma l’uomo no, deve sfruttare, spremere, succhiare e quando non c’è niente più da prendere perchè ha reso tutto sterile, deve trovare una maniera creativa per spremere ancora e ancora, anche dallo sterile se necessario.

Non fa niente che sarebbe più semplice seguire l’esempio che abbiamo sotto il naso da sempre e offerto gratis dall’ambiente che ci ha partorito, non fa niente che è persino economicamente più conveniente in tutti i sensi, non fa niente che conviene per sopravvivere a prescindere da qualunque altro discorso, non fa niente che oggi sappiamo esattamente come si fa … Siccome l’uomo moderno avido ed egoista, non segue le leggi inventate dall’Uomo antico saggio e socialmente aperto,  allora non va bene e si preferisce la perfetta sterilità per il fine di sfruttare quel che ci sopravvive, rubare il futuro dei proprii figli, per  vile danaro  come GIUDA ESARIOTA. Tutto questo fino a estinguimento della nostra specie (con gran sospiro di sollievo per tutte le altre che avranno avuto il buon senso e la possibilità di starci lontano).

Infine abbiamo il problema della Vita. Noi non sappiamo neppure considerare cosa sia la Vita, ne blateriamo continuamente il valore, senza appiccicarlo a nulla che sia concretamente riscontrabile nella dimensione dei nostri comportamenti.

Siamo pronti a dire che amiamo gli animali, chi non ama gli animali?

Un essere deprecabile.

Ma poi contribuiamo al 100% a spazzare via senza ritegno e per sempre il loro mondo, ogni santo giorno in infiniti creativi modi sempre nuovi, e con una indifferenza che francamente non riesco a collocare in un quadro di senso compiuto, tenendo conto poi che sappiamo esattamente cosa stiamo facendo, sempre.

Quanti rinuncerebbero a una vacanza in un paese tropicale per salvaguardare la vita del pianeta? Nessuno di noi, fotografiamo raccontiamo viaggi per compiacerci, poveri stolti,  e stiamo nel nulla cosmico, una  vacanza. Se non siamo in grado di barattare la Vita per un piacere sostituibile e di cui (credo davvero) a nessuno fregherebbe nulla, se stessimo bene a casa nostra, pur sapendo di contribuire così a rendere ogni anno il pianeta un po’ più sano di prima, cosa può fermarci di fronte a un sacrificio appena più importante? Dall’automobile, alla TV, al nuovo modellino di vestitino firmato, è una psicosi moderna quella di possedere , una pressione continua, un emorragia cronica di comportamenti “normalizzati”, ma nella sostanza perfettamente inutili e folli.

Il baratto della Vita e di un futuro di buon senso, in cambio di Sogni e Promesse, di totale non senso.

Io credo che in fondo sia quello che vogliamo, come coscienza collettiva, e ciò che stiamo cercando di ottenere. Non so perché, so però che oltre ogni ragionevole dubbio, chi vuol vedere ha davanti solo l’atroce evidenza, senza appello e senza giudizio.
Sostenere lo sguardo per obbligo umano verso se stessi, senza poi impazzire, è quindi tutto ciò che (credo) ci possiamo permettere, oltre ovviamente al timido tentativo di uscire dall’ipnosi dell’ignoranza imposta dalla gerarchia di chi ci comanda, abbiamo voluto la bicicletta: ora PEDALIAMO, si ripete ciò che conosciamo da 40 e più anni.

L’industrializzazione, la superproduzione, i profitti dei pochi, hanno indotto gli industriali del settore a  trattare  il FOOD come un altro qualsiasi business per le tasche dei pochi.

“Sia la tua medicina il cibo,  e il cibo la tua medicina” parole di IPPOCRATE come può avere valore in questa lugubre realtà fatta di soldi ed ignoranti?

Se hai conosciuto il sapore di un uovo fresco dalle tue galline, se hai raccolto le verdure d’autunno e di primavera nei prati che conosci ( e naturalmente devi conoscere bene se no potresti anche avvelenarti) , se hai condito la tua insalata con i fiori di tarassaco, se ti sei incontrata con il cardo mariano e ne hai gustato da piccola il sapore, se la tua rucola spontanea calpestata dai tuoi piedi ignoranti col suo odore ti ha attratto lo sguardo , se la tua carne d’essere vivente si è incontrata con tutto questo quando era il tempo……allora i tuoi ricordi con i tuoi sensi forse sapranno guidarti.

Ma se tutto questo non è avvenuto come farai a distinguere sapori, odori, colori tra un cibo di valore ed un’emerita schifezza?

Chi può insegnare questo ai bimbi di oggi che non sanno la provenienza del latte o del miele o di un frutto sull’albero.

Due anni fa un bimbo di Monaco con la famiglia venne al Sud d’Italia e la casa aveva un albero di limone.

Qual’era il gioco più bello per quel bimbo?: raccogliersi il limone dall’albero.

Da allora in qualsiasi posto dove va in vacanza ai genitori chiede che la casa abbia l’albero di limone.

Lo mettono dappertutto ma quando mangi una merendina l’effetto è immediato e riconoscibilissimo perchè le ghiandole salivari cominciano a schizzare saliva come fontane..(la famosa acquolina in bocca) e ti induce a divorarne 10 una dopo l’altra, quanti esltatori di sipidità ti propinano a tua insaputa?

Comunque non serve leggere le etichette per sapere cosa mangi per quello c’è il gusto e gli organi di senso.
Credo che il “problema” sia il fatto che le nuove generazioni di consumatori non abbiano la minima idea di quale sia il gusto originale di un cibo originale prodotto dalla natura.
I FERTILIZZANTI TECNO  di ultima generazione sono usati sia per produrre alimenti biologici come anche x quelli industriali e motivo per il quale i cibi sembrano avere tutti lo stesso gusto.
Ad esempio vini anche pregiatissimmi sembrano avere lo stesso gusto di sotttofondo di un succo di frutta industriale perche le piante di uva sono state alimentate con il medesimo fertilizzante utilizzato per far crescere una pianta di mela…il famoso gusto fruttato che contraddistingue un vino di qualità…

Anche gli animali di allevamento vengono nutriti con piante alimentate con questi FERTILIZZANTI DI SINTESI  i quali sono sati sviluppati al fine di esprimere al meglio le potenzialità intrinseche di un incrocio genetico(OGM) che di per sè è assolutamente innocuo e assolutamente naturale.
Il problema quindi non sono gli OGM ma I FERTILLIZZANTI DI SINTESI.

Pochi lo sanno e decidono per noi.

 

 

LO VUOLE L’EUROPA

IL DESERTO CHIAMATO EUROPA

 

Stanno realizzando il deserto economico e post democratico, il massacro dell’individuo, l’allienazione delle singole dignità di ognuno di noi, e l’hanno chiamato “Europa”.

È la schiavitù postmoderna, la globalizzazione della miseria, il neocolonialismo dei ricchi, pochi soggetti privati ma molto potenti, i banksters e le lobbies delle multinazionali, che giocano con la sorte dei popoli e la vita delle persone. È un vero e proprio piano di schiavitù dichiarato, che si sta realizzando grazie al consenso dei cittadini italiani, e non solo, le riforme volute dall’Ocse, che devono procurare suggestioni comportamentali, le istruzioni di condotta formulate in maniera assolutamente esplicita:

1) Tu comune cittadino devi aggiornarti e cambiare mentalità, te lo chiede l’Europa!

2) Sappi che l’istruzione diventerà privata, quindi sarà molto più costosa, aggiornati!

3) Sappi anche che la sanità pubblica diventerà privata, lo vuole lo zio Sam ed anche lo zio Tom che governa l’Europa.

4) Sappi pure che le assunzioni a tempo indeterminato non esistono più, neppure nello stato, tu cosa credevi, di vivere a sbaffo. . . ?

5) Tu comune cittadino dovrai lavorare molto di più e guadagnare sempre di meno, è la globalizzazione bellezza, lo vogliono le banche Europee.

6) Tu comune cittadino alla pensione ci penserai domani, anzi c’è molto tempo, e sappi che se smetti di lavorare, la pensione non ti farà vivere a lungo, morirai di stenti in miseria.

Gli infamoni eurocrati procedono indisturbati nel loro piano criminale, sostenendo con ogni mezzo disponibile la solita guerra contro tutto ciò che è pubblico: scuola, sanità, spesa statale, pensioni, welfare state, lo fanno con l’aiuto dei militari di ogni arma, e le mafie a loro affini.

Il “capitalismo da casinò” ci sta saccheggiando come le slot machines, interi paesi che l’hanno adottato, costringendoli sotto ricatto a cedere sovranità , come d’altronde gli strozzini ed i mafiosi lo fanno, ai loro polli, riducendoli fin sull’orlo di un default, oggi è toccato alla Grecia, domani toccherà all’Italia, il cui Sud ha un Pil ancora peggiore, e poi agli altri Piigs, dli sporchi e luridi maiali democratici che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, cioè con qualche diritto a vivere, ed ora osano piangere lacrime di coccodrillo.

Non l’ha detto apertamente il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, il famoso Kapò detto dall’ormai famoso cavaliere, forse era migliore il nazismo nazionalsocialismo, il comunismo di Stalin, il fascismo socialista, che ha creato case popolari, scuole, asili per l’infanzia, le pensioni sono una riforma fascista, fino a quanto spetterà ai nostri figli, ereditare da noi quest’infamia.

L’ha fatto intendere, durante un’intervista rilasciata ai giornalisti del gruppo Lena (Repubblica).

Juncker avrebbe detto a proposito della Grecia, con il proprio falso buonismo: “Sì perché abbiamo evitato il peggio”. Ma su questo punto, come sull’immigrazione, ho constatato una rottura di fatto, che fino a quel momento era virtuale, quando si parla dei legami di solidarietà in Europa, basti pensare che nell’Europa delle Banche, le stesse non si fidano fra loro, figuriamoci gli stati governati da banche. E dunque esco da questa esperienza contento del tentativo di fare l’Europa, ma non felice per il risultato ottenuto. Ne esco quindi molto preoccupato per il futuro dei nostri figli e nipoti, defraudati dai banditi Europei che rubano la nostra e la loro dignità. Non parlo solo della Grecia, c’è un insieme di elementi che ci fanno preoccupare molto si profila una dittatura molto feroce, che appoggiata da forze armate delle mafie strano connubbio potrebbe diventare sanguinaria. Ad ogni modo l’accordo dicono che sia buono perché esiste ma non si percepisce la forma ed i contenuti. Nella vita di una coppia ci sono momenti difficili dove ci sono dubbi e ci interroghiamo sul nostro futuro insieme. Poi però torniamo in noi per paura del futuro. A un certo punto avevo detto che il nuovo governo greco si stava per suicidare per paura di morire. Abbiamo evitato la morte e “abbiamo fatto di tutto per evitare il suicidio” ma a vantaggio di chi?.

Ma Juncker, nel momento in cui pronunciava queste gravi parole, non ha tenuto conto di alcune incongruenze ipocrite che emergevano dalla sua affermazione:

1) Il concetto di solidarietà europea, in che cosa consiste, si prestano soldi sotto ricatto, a vantaggio ovviamente del più forte, si chiama solidarietà?

2) Se non si parla solo della Grecia, quali altre preoccupazioni ci sono, che fine faranno gli altri stati con bisogno di aiutini?

3) Quale paura esiste per il futuro dell’Unione dei bankers, chi sono i nostri antagonisti, gli stati con valuta propria non ricattabili?

4) L’accordo con la Grecia è “buono” solo perché “esiste”?

5) Il governo greco, se fosse uscito dall’Eurozona, si sarebbe suicidato o salvato?

6) Con l’accordo greco si è evitata la morte dell’Eurozona?, chi ne ha avuto profitto.

Insomma Juncker, il famoso “coniglio ebbro”, non si è accorto di aver detto alcune enormità illogiche, perché ha parlato della mancanza di solidarietà tra gli stati di un Unione che assomiglia sempre di più ad un vero e proprio lager, che sta smantellando i diritti democratici dei cittadini. Egli parla di fallimento dello Stato come di cosa normale, e non si accorge dell’assurdità giurisdizionale, perché le categorie del diritto pubblico sostengono che lo “stato sovrano” non è un contraente come tutti gli altri, e dunque se per caso incorre in crisi finanziarie che lo mettono in difficoltà, ha diversi modi per onorare i propri debiti, magari non solo con l’austerity, come’è avvenuto appunto nel lager dell’Eurozona strozzando un’intera nazione.

Uno stato democratico avrebbe più strade da percorrere senza strozzare i propri sudditi.

Aumentare il prelievo fiscale, ma non in maniera eccessiva, per non deprimere la domanda interna, può ridurre il proprio debito attraverso un haircut, può stampare carta moneta, perché la zecca e la sovranità monetaria sono organi vitali dello stato moderno.

Infatti fù fondamentale per la nascita dello Stato Moderno, fu l’istituzionalizzazione del diritto di coniare moneta e la conseguente affermazione di un’economia monetaria. Le retribuzioni professionali cominciarono ad avvenire tramite salari pagati in valuta corrente e non più in natura, come invece accadeva nel sistema feudale.

In particolare lo Stato si afferma in Europa intorno al XV secolo, in seguito ad un progressivo accentramento del potere e della propria territorialità. Scompare infatti la frammentazione verticistica del sistema feudale , a vantaggio di potere centrale che governa su di un determinato territorio, che subordina anche la Chiesa al potere dello Stato. Questo processo è rafforzato dall’emergere della borghesia e dalla sua esigenza di solidità economica e protezione del proprio patrimonio.

Le prime avvisaglie della nascita della nuova classe sociale borghese si ritrovano in molti testi anche anteriori, per esempio in molte novelle del “Decameron” di Giovanni Boccaccio (1348-53). La splendida novella di Federigo degli Alberighi, termina con una frase molto significativa. ” Li fratelli, udendo l’animo di lei e conoscendo Federigo da molto, quantunque povero fosse, sì come ella volle, lei con tutte le sue ricchezze gli donarono. Il quale così fatta donna e cui egli cotanto amata avea per moglie vedendosi, e oltre a ciò ricchissima, in letizia con lei, miglior massaio fatto, terminò gli anni suoi.” Tutti ricorderanno la novella in cui Federigo, della nobile famiglia degli Alberighi, sperpera tutte le proprie ricchezze per catturare l’amore di monna Giovanna, ed arriva addirittura a sacrificare il suo “buon falcone” per amore di lei, offrendoglielo arrostito come piatto prelibato, non avendo più alcuna possibilità di dedicarle un pranzo convenientemente sontuoso. Insomma alla fine della novella, quando monna Giovanna decide di sposarlo e di renderlo quindi di nuovo ricco, grazie alle enormi ricchezze da lei ereditate, il Boccaccio dice una cosa molto curiosa, appunto che Federigo da quel momento in poi divenne “miglior massaio”. La novella dunque attesta la morte dell’aristocrazia, divenuta ormai una classe sociale improduttiva e parassitaria in quel dato momento storico e certifica la nascita della borghesia, che mirava appunto ad essere una “buona massaia” della modernità, cioè attenta alla solidità economica e preoccupata della tutela del proprio patrimonio.

Un’altra delle dinamiche fondanti degli stati moderni sono state anche le guerre di religione del ‘500, prodotte dalla perdita di centralità della cristianità medievale, e nate dalla Riforma Protestante. Il risultato di questo processo fu l’affermazione tecnica e secolare della sovranità dello stato, che inizia ad utilizzare un apparato amministrativo professionale per l’esercizio concreto del potere, secondo procedure sempre più organizzate.

Questa nuova forma di potere, sostenuta espressamente dalla borghesia, rappresenterà la garanzia di una maggiore stabilità del potere politico, sempre più svincolato dalla religione, attraverso quel tipico processo di secolarizzazione che permetterà la nascita dei valori democratici, sorti durante l’Illuminismo, e affermatesi nell’unica dimensione storicamente possibile: lo Stato Nazione.

«Questa è l’origine del grande “Leviatano” – dirà Thomas Hobbes – o meglio, per parlare con più riverenza, di quel “Dio mortale(Mortal God) al quale noi dobbiamo, al di sotto del “Dio immortale”, la nostra pace e la nostra difesa. Infatti con l’autorità concessagli da ogni singolo individuo dello Stato, egli possiede tanto potere e tanta forza, che è in condizione di ridurre tutte le volontà alla pace comune in patria e al reciproco aiuto contro nemici esterni. Proprio in ciò consiste l’essenza dello Stato; esso è, per volerlo definire, una persona dei cui atti una grande moltitudine, in base a dei patti reciproci, si è considerata essa stessa l’autrice, affinché tale persona possa usare la forza e i mezzi di tutti, nel modo che riterrà più utile, per la loro pace e la comune difesa.» (Th. Hobbes, Leviathan)

Un “dio in terra” dunque, un “dio mortale”, però le ragioni della sua eventuale morte erano tutte di diritto pubblico, conflitti intestini o sconfitte in guerra, e non erano certo ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.

Se invece oggi il nostro padrone ed aguzzino, Mr Juncker può affermare, senza ombra di imbarazzo, che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale, cioè la propria sovranità gli è stata defraudata. Contro di lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può addirittura ricattare e distruggere.

Lo Stato sovrano dunque perde, fallisce, muore di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori privati, lo stato di proprietà dei bankers.

E dove muore lo stato, muore pure la democrazia, ci hanno ingannati tutti, questo è il peggior incubo in cui ci siamo cacciati.

Però … non ditelo troppo in giro … il popolo è troppo ignorante, pure quello laureato, non sa leggere e scrivere, figuriamoci pensare è troppo difficile, non vi crederanno !!

 

IL CAPITALISMO SARA’ LA NOSTRA FINE

ECCO PERCHE’ IL CAPITALISMO SARA’ LA NOSTRA FINE     ( piccola riflessione )

Parliamo della salute del cittadino:  Non ci rendiamo conto, perchè è ormai uso comune usare i medicinali, usare i vaccini, per ogni cosa subito troviamo rimedio in una pasticca, è nnormale essere psicodipendenti dai farmaci?

I batteri resistenti agli antibiotici – i “superbatteri” – se non verranno messi sotto controllo,potrebbero causare più di 10 milioni di morti l’anno entro il 2050.  Sono disperatamente necessari dei nuovi farmaci per combattere i super batteri.       Ma un gruppo di consulenti, lo scorso settembre, ha informato il Presidente Obama che “non esiste ancora nessuna linea di nuovi farmaci che dimostri di essere tanto robusta da poter sostituire i vecchi farmaci, resi inefficaci dai super-batteri resistenti agli antibiotici”.    

Il problema, a quanto pare, è che,…“gli antibiotici, quelli in uso da parecchi anni, ormai generano una redditività troppo bassa sugli investimenti effettuati e, quindi, non costituiscono più una area di intervento abbastanza attrattiva per ricerca e sviluppo degli investitori privati).”
“Bassi ritorni sugli investimenti!” Ci guadagnano troppo poco,  quale altra osservazione potrebbe essere più semplice da capire?

Ma questo non è che uno di quei concetti per cui, veramente, vale la pena di ammazzare qualcuno o di farsi ammazzare?      Ci stanno dicendo che anche se milioni di persone sono morte nel 20° secolo per colpa del tabacco, del piombo e dell’amianto – scarti radioattivi, diossina , falde acquifere inquinate, per poi aggiungere i veleni nei cibi e bevande che causano malattie nel medio periodo etc……………  non si è trovata soluzione perchè poco redditizia?   Visto che le società di ricerca e sviluppo potrebbero non ottimizzare i loro profitti, allora non vale la pena non proteggere la popolazione da questi pericoli, lasciamo pure che si ammalino, consumino la giusta dose di farmaci , per poi finire quando non ce la fanno più, per rendere soddisfacente gli investimenti, questo perlomeno è quanto ho capito.
Le aziende sono programmate per ottimizzare i loro profitti, senza nessun rispetto per la società in cui operano, più o meno allo stesso modo in cui le cellule tumorali sono programmate per proliferare senza riguardo per la salute del corpo che le ospita, soccombendo insieme.

Se continuiamo a produrre antibiotici per promuovere la crescita degli animali, per poi nutrirci della loro carne qualche “squilibrio” lo creiamo,

Poi ci sono cibi industriali  “illogici”  per il profitto, perchè mettere troppo zucchero bianco in una bevanda gasata,  tanto da mettere poi acido fosforico come antiacido?………  

Perche usare i grassi transgenici nei cibi?…………..e poi curarci del colesterolo etc

Magari aumenta pure il diabete due?…………..

E via cosi……………….viva i soldi! Finalmente arriva il profitto sulla pelle della gente, questo è il capitalismo?

Il senso si tutto ciò è:   nasci, consuma tutta la robaccia che produciamo, facciamo profitto…… ammalati per tutta quella robaccia che hai consumato, ti curiamo, altro profitto ed infine crepa… 

 

RIFLESSIONI DI UN CRISTIANO

Essendo ahimè nato cristiano, il Natale per me, è diventato un vero strazio.

Dies Natalis Solis Invicti:il giorno di nascita del dio Sole invincibile, questo al massimo significa la natività di Gesù per un “onesto cristiano” (così definiva in una lettera Friedrich Nietzsche, e con quell’onesto, intendeva dire che non adorava Giove o Saturno, ma ne provava una cosciente nostalgia).

Però, siccome tocca fare gli auguri ogni due per tre, a tutti amici, parenti conoscenti, etc…… in questi giorni di Saturnalia, allora mi permetterete una piccola vendetta. Ecco cos’è il Natale per uno spirito né natalizio, né anti-natalizio, ma semplicemente anti-ipocrita natalizio.

Per cominciare, il Natale non fa tutti più buoni: non è vero,…..c’è chi pensa alla guerra, a noi sopraffatti dal consumismo, fa tutti più vuoti. Il cristiano che fa shopping di regali e strenne rappresenta un caso di sdoppiamento della personalità, molto ipocrita da un lato, ed in buona fede dall’altro , ognuno di noi crede che Gesù nacque figlio di Dio a Betlemme, segnando in una stalla lo spartiacque decisivo della storia umana; Ma al tempo stesso sa benissimo che tale evento non condiziona più la sua vita reale, che procede disincantata e secolarizzata, cioé scristianizzata. Siccome l’economia tende a inglobare ogni forma umana, qui in Occidente, quegli appuntamenti che nonostante tutto mantengono viva una debole fiammella di fede ultraterrena, da simbolo di umiltà si trasformano in orge di bancomat e scontrini. Insieme a Gesù è nato subito Babbo Natale e l’albero dei doni, perverse americanizzazioni di antichi miti europei, che vincono sul Bambinello e sulla Vergine, perché più adatti a innescare la corsa agli acquisti commerciali, al consumismo, egoismo, vanità con la corsa chi è più ricco, la cristianità è defunta, dimenticata messa all’angolo dall’Americanizziazione dell’Occidente.

Questo, il devoto che va alla messa del 25 dicembre, lo accetta non di buon grado, fa a schiaffi con la nascita del messia. Per quieto vivere, o ormai per abitudine, perché così fan tutti. Ma soprattutto perché, dopo due secoli di propaganda sistematica, ed estirpazione del sacro, non si riesce più a percepire il divino. E lo si sostituisce malamente con una fedeltà a riti pagani di massa che non sono morti solo perché associati ad una parvenza di tradizione serve solamente ad appagare il bisogno innato di trascendenza e di comunità. 

E’ la sensazione di una notte, dietro l’angolo in agguato per il resto c’è la carta di credito.

Eppure quel bisogno in ognuno di noi preme, non si dà pace,ed è insoddisfatto non è umanamente sostenibile una religiosità circoscritta a qualche giornata di contrizione ipocrita, o alla particola domenicale quando accade.

E’ nelle difficoltà quotidiane che all’ateo che c’è in noi travestito da cristiano credente manca la forza rigenerante del divino. L’aura sacra che un tempo avvolgeva ogni momento della nostra esistenza terrena, che dio ci aiuti, si è eclissata, scacciata con ignominia dalla spasmodica ricerca di ritrovare in tutto una causa dimostrabile, sia stramaledetto lo scientismo, pura perversione della scienza di dover dimostrare tutto.

La morte di Gesù, l’uomo dritto non corruttibile, onesto benevolo e pronto al sacrificio per il suo prossimo, ci ha lasciati da soli, è morto due tre cento volte, SI siamo noi i suoi carnefici, lo tradiamo quotidianamente mortificandolo, Siamo noi che con un’Economia che va per conto suo, incontrollata e senz’anima, Americanizzata mercificata rubando la libertà di cambiare il corso della storia. Siamo noi, rimasti soli col vile denaro, rendendo Lui il vero nostro Signore. 

Dice bene Sergio Sermonti, scienziato anti-scientista: «Come insegnava Goethe, non dovremmo chiederci il perché ma, il come accadono le cose. 

Nel chiedere il perché c’è un tacito presupposto che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, un proposito (appunto, un “perché”) e quindi che ogni cosa sia scomposta o scomponibile in fini e strumenti, o mezzi di produzione, come un’azienda umana. 

Sotto tutto questo c’è una sottile mentalità ottimistica, economicistica, produttivistica. Nò non è così. Il mondo opera su un’altra dimensione, galleggia nell’eterno, è sospeso nell’infinito, ed è per l’appunto questo spostarci nelle sue dimensioni incantate il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza, e non, al contrario, quello di rovesciare il mondo ai nostri piedi»

Per recuperare il divino, il Cenone cristiano serve a poco, anzì serve il contrario. E’ oramai troppo compromesso con la modernizzazione, da cui troppe volte si è lasciato modificare ed usare come puntello e bandiera. Le Chiese sopravvivono accettando ormai tutto, lo stile di vita radicalmente anticristiano dell’uomo consumato dai consumi. 

Il cristiano ha ormai dimenticato il pauperismo di San Francesco d’Assisi, ha rinnegato l’umanesimo dei pontefici rinascimentali, ha sepolto l’anti modernismo del Sillabo, con Lutero e Calvino è stato all’origine stessa dell’etica capitalistica. Si è adattato al materialismo con il Concilio Vaticano II e allo show business con Woityla, e oggi ha Bergoglio, una specie di rock star, col nome di Francesco sul Soglio di Pietro: che rinunciando alla lotta contro il mondo, non si costituisce nessuna minaccia per il Mac Mondo, anzi: gli fa da angolo cottura spirituale, queste due realtà invece debbono scontrarsi e poi  riprendere ognuna di loro la propria identità.

Oggi la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive concentrata come formiche in centri urbani sovraffollati, dove il verde è rinchiuso in minuscole riserve talmente artificiose che la regola più ossessiva è di non calpestare le aiuole. I bambini non fanno più conoscenza con la terra perché non ne hanno più sotto casa, non s’incuriosiscono scoprendo insetti e animali perché abitano circondati dal cemento e non si sporcano nemmeno più, perché passano il tempo ipnotizzati davanti a computer, televisione e videogiochi.

Nei week end o in vacanza le famigliole si recano diligentemente al mare o in montagna, ma a parte qualche bagno o escursione, inquadrati in ferie organizzate a puntino con tutti i comfort, il contatto con le forze naturali è minimo, povero, addomesticato. Sempre insufficiente a resuscitare una risonanza interiore fra l’io individuale e il cosmo, fra il sentimento della propria limitatezza personale e il sentimento di appartenere al tutto, all’organismo  della vita. E’ in questa corrispondenza che si può provare la percezione che in un orizzonte, in un albero, in un filo d’erba, in un soffio di vento, in ogni singolo nostro respiro, in me stesso, esista un dio. 

Ma se non si sperimenta in sé questa immediatezza, anche il discorso più ispirato resta lettera morta, una pia intenzione consumistica un po’ romantica.

cco, siamo stressati dai discorsi: un sovraccarico di costruzioni mediate, calcolate, pesate, soppesate, interessate, ragionate, mirate. Il nostro bosco profondo è desertificato da questa irragionevole e malata razionalità: abbiamo perso il lume della Ragione per eccesso di razionalismo. E così il gregge si rifugia dai pastori di una fede debole, svuotata, ipocrita, insufficiente e senza più l’orgoglio di disprezzare la carne. Per forza: di carne e sangue è rimasto ben poco, siamo più macchine che uomini, ormai. 

Tenetevi dunque questo Natale, non mi appartiene, risparmiatemi la mielosità evangelica ipocrita e corrotta, voglio viverlo per quello che è stato realmente 2014 anni fa.

BUON NATALE A TUTTI VOI

Il valore dei soldi

Il valore dei soldi

1-Le tasse

2-Poste e ferrovie

3-Il debito pubblico

4-I pagamenti dello Stato

 

Ogni mattina, quando ci rechiamo all’edicola a comprare il giornale, si verifica un

piccolo miracolo: in cambio di un pezzo di carta o di dischetti metallici di dubbio

gusto l’edicolante ci consegna un giornale fresco di stampa. Che cosa fa in modo che

i soldi abbiano valore e che li possiamo usare per comprare (quasi) qualsiasi cosa?

Una volta il valore dei soldi era legato all’oro: le banconote avevano un corrispettivo

in oro e in teoria potevano essere “cambiate” con un quantitativo di quel metallo. Ci

si può ovviamente chiedere che cosa ci facesse anche allora la gente con l’oro, ma ad ogni modo

questa visione è ampiamente superata e le monete a corso legale non hanno più un corrispettivo in oro

(1). Che cosa dà loro valore, allora? Secondo la teoria fondata dall’economista tedesco Georg Friedrich

Knapp nel 1895 (“cartalismo”), a dare valore al denaro a corso legale sono le tasse.

 

Le tasse

Le tasse si devono pagare con moneta a corso legale, ed in questo modo se ne genera la domanda.

Naturalmente, poi, sarà comodo usare questa moneta anche per ogni altra transazione, e la sua

circolazione diventerà universale.

Secondo il cartalismo, la cui “versione moderna” ha nome MMT (Modern Monetary Theory) ed ha in

Italia alcuni fautori molto aggressivi (2), la moneta è una “creatura dello Stato” e quindi uno Stato può

spendere per i suoi fini senza bisogno di avere entrate corrispondenti. La spesa pubblica orientata

all’aumento della produzione, sempre secondo i seguaci di questa teoria (tra cui James Kenneth

Galbraith), permette allo Stato di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile

pericolo di inflazione sin quando non si arriva al pieno impiego. L’idea di base è che se la disponibilità

di denaro aumenta nella stessa misura in cui aumenta la ricchezza della nazione, la moneta non si

deprezza.

 

Poste e ferrovie

Troppo bello? Ovviamente ci sono delle controindicazioni, altrimenti non ci troveremmo nell’attuale

situazione di crisi. Il problema è che quando lo Stato vuole “creare” dei posti di lavoro spesso crea

soltanto del lavoro inutile. In Italia in qualche modo si è già realizzata questa politica negli anni

sessanta – settanta, assumendo lavoratori non necessari in ambiente statale o parastatale. Le Ferrovie

dello Stato ne sono state un esempio: il numero di addetti era enormemente maggiore di quanto

sarebbe stato necessario. L’obbiettivo delle Ferrovie non era trasportare merci e persone, ma dare

lavoro al maggior numero possibile di persone. Lo stesso discorso si potrebbe fare per le Poste

Italiane, per molte altre aziende parastatali, per le strutture centrali di molti ministeri. Se si aumenta il

denaro a disposizione senza aumentare la ricchezza sottostante, inevitabilmente si genera inflazione,

non a caso arrivata a superare il 20% alla fine degli anni settanta.

Il debito pubblico

Secondo la MMT, poiché uno Stato può emettere moneta per le sue necessità, non avrebbe bisogno di

chiedere denaro a prestito. In effetti, è improprio dire che si stia “prestando” denaro allo Stato quando

si acquista un titolo pubblico: lo Stato potrebbe stampare il denaro. L’acquisto di un titolo di Stato può

essere visto in modo del tutto equivalente come un impegno a non utilizzare quel denaro fino alla

scadenza del titolo. L’emissione di titoli pubblici serve a diminuire la quantità di denaro in circolazione

e quindi a controllare l’inflazione.

Il sistema dei titoli di Stato, peraltro, è una gigantesca fortuna per chi ha dei soldi da parte, che

aumentano a svantaggio di tutti gli altri. L’enorme debito pubblico italiano è dovuto in buona parte agli

interessi composti. Ci sono ancora in circolazione titoli trentennali emessi nel 1993 che fruttano il 9%

di interesse lordo annuo (approssimativamente l’8% netto). L’inflazione cumulata dal 1993 è del 56%

(per comprare quanto si comprava nel 1993 con 100 lire adesso ne servono 156 – nella nuova moneta

circa 80€). Reinvestendo ogni volta gli interessi, 100 lire investite nel 1993 in questo titolo si sono

trasformate in 466; il capitale si è triplicato al netto dell’inflazione (il calcolo è approssimato perché gli

acquisti successivi devono essere fatti alla quotazione del momento, ma dà un’idea di massima).

Da dove arrivano tutti questi soldi? Da tutti gli italiani, che lavorano per pagare le tasse. Se per le

esigenze del bilancio statale anziché emettere moneta si emettono titoli di Stato si dovrebbe usare

estrema cautela, in particolare in caso di titoli a lunga scadenza. Oggi invece questo viene fatto in

modo molto disinvolto, addirittura considerando una fatto positivo l’acquisto di titoli da parte di

stranieri – il che implica che i soldi degli interessi non resteranno in Italia ma andranno all’estero.

 

I pagamenti dello Stato

Nel momento in cui scrivo è un argomento molto sentito in Italia è il mancato pagamento

da parte dello Stato dei suoi enormi debiti ai propri fornitori, valutati in 95 miliardi di euro (3). A causa

di questi mancati pagamenti molte aziende sono fallite, o hanno dovuto chiedere soldi alle banche –

che quindi, incidentalmente, ci guadagnano da questa situazione, doppiamente anche perché attualmente si stanno trasformando in ulteriore debito finanziato ancora dalle stesse.

Un privato può non avere soldi e non riuscire a pagare i suoi debiti, ma come è possibile che uno

Stato, che può stampare i soldi, non paghi quanto dovuto? Come può trincerarsi dietro il “non ci sono

soldi”, se li può creare lui stesso? Se lo fa, ovviamente, è perché vuole controllare la quantità di soldi

in circolazione per evitare l’inflazione, ma questo controllo dovrebbe essere fatto prima, all’atto della

richiesta di beni o servizi.