RIFLESSIONI DI UN CRISTIANO

Essendo ahimè nato cristiano, il Natale per me, è diventato un vero strazio.

Dies Natalis Solis Invicti:il giorno di nascita del dio Sole invincibile, questo al massimo significa la natività di Gesù per un “onesto cristiano” (così definiva in una lettera Friedrich Nietzsche, e con quell’onesto, intendeva dire che non adorava Giove o Saturno, ma ne provava una cosciente nostalgia).

Però, siccome tocca fare gli auguri ogni due per tre, a tutti amici, parenti conoscenti, etc…… in questi giorni di Saturnalia, allora mi permetterete una piccola vendetta. Ecco cos’è il Natale per uno spirito né natalizio, né anti-natalizio, ma semplicemente anti-ipocrita natalizio.

Per cominciare, il Natale non fa tutti più buoni: non è vero,…..c’è chi pensa alla guerra, a noi sopraffatti dal consumismo, fa tutti più vuoti. Il cristiano che fa shopping di regali e strenne rappresenta un caso di sdoppiamento della personalità, molto ipocrita da un lato, ed in buona fede dall’altro , ognuno di noi crede che Gesù nacque figlio di Dio a Betlemme, segnando in una stalla lo spartiacque decisivo della storia umana; Ma al tempo stesso sa benissimo che tale evento non condiziona più la sua vita reale, che procede disincantata e secolarizzata, cioé scristianizzata. Siccome l’economia tende a inglobare ogni forma umana, qui in Occidente, quegli appuntamenti che nonostante tutto mantengono viva una debole fiammella di fede ultraterrena, da simbolo di umiltà si trasformano in orge di bancomat e scontrini. Insieme a Gesù è nato subito Babbo Natale e l’albero dei doni, perverse americanizzazioni di antichi miti europei, che vincono sul Bambinello e sulla Vergine, perché più adatti a innescare la corsa agli acquisti commerciali, al consumismo, egoismo, vanità con la corsa chi è più ricco, la cristianità è defunta, dimenticata messa all’angolo dall’Americanizziazione dell’Occidente.

Questo, il devoto che va alla messa del 25 dicembre, lo accetta non di buon grado, fa a schiaffi con la nascita del messia. Per quieto vivere, o ormai per abitudine, perché così fan tutti. Ma soprattutto perché, dopo due secoli di propaganda sistematica, ed estirpazione del sacro, non si riesce più a percepire il divino. E lo si sostituisce malamente con una fedeltà a riti pagani di massa che non sono morti solo perché associati ad una parvenza di tradizione serve solamente ad appagare il bisogno innato di trascendenza e di comunità. 

E’ la sensazione di una notte, dietro l’angolo in agguato per il resto c’è la carta di credito.

Eppure quel bisogno in ognuno di noi preme, non si dà pace,ed è insoddisfatto non è umanamente sostenibile una religiosità circoscritta a qualche giornata di contrizione ipocrita, o alla particola domenicale quando accade.

E’ nelle difficoltà quotidiane che all’ateo che c’è in noi travestito da cristiano credente manca la forza rigenerante del divino. L’aura sacra che un tempo avvolgeva ogni momento della nostra esistenza terrena, che dio ci aiuti, si è eclissata, scacciata con ignominia dalla spasmodica ricerca di ritrovare in tutto una causa dimostrabile, sia stramaledetto lo scientismo, pura perversione della scienza di dover dimostrare tutto.

La morte di Gesù, l’uomo dritto non corruttibile, onesto benevolo e pronto al sacrificio per il suo prossimo, ci ha lasciati da soli, è morto due tre cento volte, SI siamo noi i suoi carnefici, lo tradiamo quotidianamente mortificandolo, Siamo noi che con un’Economia che va per conto suo, incontrollata e senz’anima, Americanizzata mercificata rubando la libertà di cambiare il corso della storia. Siamo noi, rimasti soli col vile denaro, rendendo Lui il vero nostro Signore. 

Dice bene Sergio Sermonti, scienziato anti-scientista: «Come insegnava Goethe, non dovremmo chiederci il perché ma, il come accadono le cose. 

Nel chiedere il perché c’è un tacito presupposto che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, un proposito (appunto, un “perché”) e quindi che ogni cosa sia scomposta o scomponibile in fini e strumenti, o mezzi di produzione, come un’azienda umana. 

Sotto tutto questo c’è una sottile mentalità ottimistica, economicistica, produttivistica. Nò non è così. Il mondo opera su un’altra dimensione, galleggia nell’eterno, è sospeso nell’infinito, ed è per l’appunto questo spostarci nelle sue dimensioni incantate il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza, e non, al contrario, quello di rovesciare il mondo ai nostri piedi»

Per recuperare il divino, il Cenone cristiano serve a poco, anzì serve il contrario. E’ oramai troppo compromesso con la modernizzazione, da cui troppe volte si è lasciato modificare ed usare come puntello e bandiera. Le Chiese sopravvivono accettando ormai tutto, lo stile di vita radicalmente anticristiano dell’uomo consumato dai consumi. 

Il cristiano ha ormai dimenticato il pauperismo di San Francesco d’Assisi, ha rinnegato l’umanesimo dei pontefici rinascimentali, ha sepolto l’anti modernismo del Sillabo, con Lutero e Calvino è stato all’origine stessa dell’etica capitalistica. Si è adattato al materialismo con il Concilio Vaticano II e allo show business con Woityla, e oggi ha Bergoglio, una specie di rock star, col nome di Francesco sul Soglio di Pietro: che rinunciando alla lotta contro il mondo, non si costituisce nessuna minaccia per il Mac Mondo, anzi: gli fa da angolo cottura spirituale, queste due realtà invece debbono scontrarsi e poi  riprendere ognuna di loro la propria identità.

Oggi la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive concentrata come formiche in centri urbani sovraffollati, dove il verde è rinchiuso in minuscole riserve talmente artificiose che la regola più ossessiva è di non calpestare le aiuole. I bambini non fanno più conoscenza con la terra perché non ne hanno più sotto casa, non s’incuriosiscono scoprendo insetti e animali perché abitano circondati dal cemento e non si sporcano nemmeno più, perché passano il tempo ipnotizzati davanti a computer, televisione e videogiochi.

Nei week end o in vacanza le famigliole si recano diligentemente al mare o in montagna, ma a parte qualche bagno o escursione, inquadrati in ferie organizzate a puntino con tutti i comfort, il contatto con le forze naturali è minimo, povero, addomesticato. Sempre insufficiente a resuscitare una risonanza interiore fra l’io individuale e il cosmo, fra il sentimento della propria limitatezza personale e il sentimento di appartenere al tutto, all’organismo  della vita. E’ in questa corrispondenza che si può provare la percezione che in un orizzonte, in un albero, in un filo d’erba, in un soffio di vento, in ogni singolo nostro respiro, in me stesso, esista un dio. 

Ma se non si sperimenta in sé questa immediatezza, anche il discorso più ispirato resta lettera morta, una pia intenzione consumistica un po’ romantica.

cco, siamo stressati dai discorsi: un sovraccarico di costruzioni mediate, calcolate, pesate, soppesate, interessate, ragionate, mirate. Il nostro bosco profondo è desertificato da questa irragionevole e malata razionalità: abbiamo perso il lume della Ragione per eccesso di razionalismo. E così il gregge si rifugia dai pastori di una fede debole, svuotata, ipocrita, insufficiente e senza più l’orgoglio di disprezzare la carne. Per forza: di carne e sangue è rimasto ben poco, siamo più macchine che uomini, ormai. 

Tenetevi dunque questo Natale, non mi appartiene, risparmiatemi la mielosità evangelica ipocrita e corrotta, voglio viverlo per quello che è stato realmente 2014 anni fa.

BUON NATALE A TUTTI VOI

RIFLESSIONI DI UN CRISTIANOultima modifica: 2014-12-24T12:35:33+00:00da oscarrafffone
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